Articoli con tag: Spirito Santo

Il peccato contro lo Spirito Santo

“Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato”. Molte volte la gente mi domanda di spiegargli in cosa consiste la bestemmia contro lo Spirito Santo. Solitamente li accompagno davanti alla finestra del mio studio. C’è un paesaggio bellissimo. Anche quando piove si scorge la montagna, il verde, il cielo o il grigio azzurro delle nuvole che si schiacciano sulle montagne. C’è così tanta bellezza da quella finestra che ci si commuove. Dopo avergli fatto vedere tutto quel paesaggio gli dico “ti piace?”; tutti nella totalità mi dicono che è molto bello. Allora io continuo dicendo “quella bellezza è lì anche se io sono un peccatore o se sono il migliore dei santi. Quella bellezza è lì ma non si impone al mio sguardo. Infatti io potrei affacciarmi a quella finestra e tenere gli occhi chiusi. Decidendo di tenere gli occhi chiusi quanta bellezza entrerebbe in me?”. Tutti mi rispondono: “Nessuna”. Ecco che cos’è la bestemmia contro lo Spirito Santo, è stare davanti alla Luce e rimanere ostinatamente con gli occhi chiusi. Quel buio scelto deliberatamente da me non può essermi perdonato perché la misericordia di Dio non può costringermi ad aprire per forza gli occhi. Dio non può salvarci per forza; dove sarebbe la nostra libertà? Dove sarebbe l’amore? Non si può perdonare uno che non accetta di essere perdonato.

Don Luigi Maria Epicoco Ft

 

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Docile allo Spirito Santo

Nostro Signore Gesù lo vuole: bisogna seguirlo da vicino. Non c’è altra strada. Questa è l’opera dello Spirito Santo in ogni anima — nella tua —, e devi essere docile, per non porre ostacoli al tuo Dio.

In primo luogo la docilità, perché è lo Spirito Santo che con le sue ispirazioni dà tono soprannaturale ai nostri pensieri, ai nostri desideri e alle nostre opere. È Lui che ci spinge ad aderire alla dottrina di Cristo e ad assimilarla in tutta la sua profondità; è Lui che ci illumina per farci prendere coscienza della nostra vocazione personale e ci sostiene per farci realizzare tutto ciò che Dio si attende da noi. Se siamo docili allo Spirito Santo, l’immagine di Cristo verrà a formarsi sempre più nitidamente in noi, e in questo modo saremo sempre più vicini a Dio Padre. Sono infatti coloro che sono guidati dallo Spirito di Dio, i veri figli di Dio. Se ci lasciamo guidare da questo principio di vita presente in noi, la nostra vitalità spirituale si svilupperà sempre più, e noi ci abbandoneremo nelle mani di Dio nostro Padre con la stessa spontaneità e con la stessa fiducia con cui il bambino si getta nelle braccia del padre. Se non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli, ha detto il Signore. Questo antico e sempre attuale itinerario interiore di infanzia, non è fragile sentimentalismo né carenza di maturità umana, bensì la vera maturità soprannaturale, che ci porta a scoprire sempre meglio le meraviglie dell’amore divino, a riconoscere la nostra piccolezza e a identificare del tutto la nostra volontà con la volontà di Dio.

San Josemaría Escrivá – E’ Gesù che passa, 135

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Il potere dello Spirito Santo

Cari amici,

“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi” (At 1,8).

Pfingsten_5Abbiamo visto realizzata questa promessa! Nel giorno di Pentecoste, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, il Signore risorto, seduto alla destra del Padre, ha inviato lo Spirito sui discepoli riuniti nel Cenacolo. Per la forza di questo Spirito, Pietro e gli Apostoli sono andati a predicare il Vangelo fino ai confini della terra. In ogni età ed in ogni lingua la Chiesa continua a proclamare in tutto il mondo le meraviglie di Dio e invita tutte le nazioni e i popoli alla fede, alla speranza e alla nuova vita in Cristo.

In questi giorni anch’io sono venuto, come Successore di san Pietro, in questa stupenda terra d’Australia. Sono venuto a confermare voi, miei giovani fratelli e sorelle, nella vostra fede e ad aprire i vostri cuori al potere dello Spirito di Cristo e alla ricchezza dei suoi doni. Prego perché questa grande assemblea, che unisce giovani “di ogni nazione che è sotto il cielo” (At 2,5), diventi un nuovo Cenacolo. Possa il fuoco dell’amore di Dio scendere a riempire i vostri cuori, per unirvi sempre di più al Signore e alla sua Chiesa e inviarvi, come nuova generazione di apostoli, a portare il mondo a Cristo!

“Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi”. Queste parole del Signore Risorto hanno uno speciale significato per quei giovani che saranno confermati, segnati con il dono dello Spirito Santo, durante questa Santa Messa. Ma queste parole sono anche indirizzate ad ognuno di noi, a tutti coloro cioè che hanno ricevuto il dono dello Spirito di riconciliazione e della nuova vita nel Battesimo, che lo hanno accolto nei loro cuori come loro aiuto e guida nella Confermazione e che quotidianamente crescono nei suoi doni di grazia mediante la Santa Eucaristia. In ogni Messa, infatti, lo Spirito Santo discende nuovamente, invocato nella solenne preghiera della Chiesa, non solo per trasformare i nostri doni del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue del Signore, ma anche per trasformare le nostre vite, per fare di noi, con la sua forza, “un solo corpo ed un solo spirito in Cristo”. Continua a leggere

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Credo nello Spirito Santo!

La persona dello Spirito Santo 

1. Lo Spirito Santo è una persona divina realmente distinta dal Padre e dal Figlio: è questo il punto di partenza, se così possiamo dire, della fede della Chiesa nello Spirito Santo. Quando essa parla dello Spirito Santo, parla non di qualcosa di divino, ma parla di Qualcuno che è Dio come è Dio il Padre ed il Figlio che ha assunto la nostra natura umana.
Questo carattere personale dello Spirito Santo risulta chiaramente e costantemente dal modo con cui la S. Scrittura, nel Nuovo Testamento, parla della sua Presenza (della sua dimora in noi o in-abitazione). Risulta pure dal fatto che allo Spirito Santo sono attribuite azioni consapevoli e libere che Egli compie nella persona in cui dimora: anzi – come vedremo meglio in seguito – tutti i doni divini presenti in e fra noi sono a Lui attribuiti (cfr. per es. 1 Cor. 12,11-14).
E’ stato detto che gli Atti degli Apostoli sono il Vangelo dello Spirito Santo, come i quattro sono il Vangelo del Figlio incarnato. Ed infatti, nel libro di Luca è lo Spirito Santo che parla ed agisce, conduce la Chiesa (cfr. 5,3 e 9; 8,9). Come non ricordare in questo contesto il famoso inizio del decreto del Concilio di Gerusalemme: “è parso bene allo Spirito Santo e a noi”? L’equiparazione “noi” – “lo Spirito Santo” indica chiaramente che Egli è una Persona. E’ impressionante al riguardo At 16,6-8.

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Ma è soprattutto il Vangelo secondo Giovanni che ci rivela la divina persona dello Spirito Santo. E’ di fondamentale importanza notare il modo con cui compie questa Rivelazione: la personalità distinta dello Spirito Santo è affermata mediante ed all’interno di un’intenzionale analogia colla persona del Figlio. Cioè: le relazioni Spirito Santo-Figlio sono simmetriche alle relazioni Figlio-Padre; e sia le une che le altre si manifestano nelle rispettive missioni del Figlio e dello Spirito.  Continua a leggere

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Santo Stefano il Protomartire

18060455511119495788Stefano è il più rappresentativo di un gruppo di sette compagni. La tradizione vede in questo gruppo il germe del futuro ministero dei diaconi, anche se bisogna rilevare che questa denominazione è assente nel Libro degli Atti. L’importanza di Stefano risulta in ogni caso dal fatto che Luca, in questo suo importante libro, gli dedica due interi capitoli.

Il racconto lucano parte dalla constatazione di una suddivisione invalsa all’interno della primitiva Chiesa di Gerusalemme: questa era, sì, interamente composta da cristiani di origine ebraica, ma di questi alcuni erano originari della terra d’Israele ed erano detti ebrei, mentre altri di fede ebraica veterotestamentaria provenivano dalla diaspora di lingua greca ed erano detti ellenisti. Ecco il problema che si stava profilando: i più bisognosi tra gli ellenisti, specialmente le vedove sprovviste di ogni appoggio sociale, correvano il rischio di essere trascurati nell’assistenza per il sostentamento quotidiano. Per ovviare a questa difficoltà gli Apostoli, riservando a se stessi la preghiera e il ministero della Parola come loro centrale compito, decisero di incaricare «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza» perché espletassero l’incarico dell’assistenza (At 6, 2-4), vale a dire del servizio sociale caritativo. A questo scopo, come scrive Luca, su invito degli Apostoli i discepoli elessero sette uomini. Ne abbiamo anche i nomi. Essi sono: «Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola. Li presentarono agli Apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani» (At 6,5-6). Continua a leggere

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Signore, mi arrendo!

Bene, avrei dovuto comprenderlo fin dagli inizi di queste ferie, ma mi ostinavo a voler partire ad ogni costo, ignorando la vocina dentro di me che suggeriva di stare ferma li -a casa- e che sarebbe stata cosa buona e giusta. 

C0sì, per fermarmi, ci sono voluti tanti dolori e la febbre alta e finalmente ho capito anch’io. Mi sono rifugiata nelle braccia di Gesù: “Signore, mi arrendo!” 

 

 

Gesù Cristo pur essendo 
nella condizione di Dio 
non ritenne un privilegio 
l’essere come Dio, 
ma svuotò se stesso assumendo una 
condizione di servo (Fil 2,6-8)

 

Con Maria

Se voglio fare una buona esperienza di contemplazione seguendo il percorso dell’arrendersi incondizionato a Dio, il quale mi vuole tutto per sé, mi si presenta la proposta di imitare Gesù Cristo e la Beata Vergine Maria. Si tratta di fare la volontà di Dio non come una imposizione ma come una mia scelta libera e cosciente della sua volontà. Tutte le categorie di persone, ognuna secondo il proprio stato, possono intraprendere questa proposta di preghiera. Ideale stupendo per la maggior gloria di Dio. Che cosa vuoi di più?
Questa resa senza condizioni abbraccia tutto il mio mondo, la fantasia, gli oggetti, le amicizie, le cose che mi piacciono, ma soprattutto il far bene il mio dovere.
La resa dunque non è un puro sentimento di abbandonarsi a Dio, un qualcosa che può appagare il mio cuore per pochi istanti, ma investe gli impegni, i doveri del proprio stato, quelli cioè che derivano dalla condizione particolare in cui uno
si trova nell’ambito di una famiglia o di una comunità.
Gesù Cristo è stato chiaro sia nella sua obbedienza amorosa al Padre, sia quando diceva: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,34).
La vera “resa”, l’offrirsi liberamente all’amore di Dio, è una scelta fondamentale che fu così cara a Maria, la Vergine di Nazaret, la quale disse all’Angelo: “Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38).
L’esercizio di questa proposta di preghiera contemplativa è dunque “la resa”, un consegnarsi incondizionato e cioè una scelta libera e amorosa della volontà del Padre.
Il Signore ha formato i suoi santi prendendoli da tutte le categorie di persone: padri e madri di famiglia, fanciulli e fanciulle, studenti universitari, soldati, medici, professionisti, infermieri, suore, preti, vedove, missionari, ecc.
Non mi sarei mai aspettato che la scelta di Dio cadesse anche su di me. E che Egli mi amasse tanto da conquistarmi, solo in attesa della mia resa senza condizioni. Si è tanto innamorato di uno come me, di un povero peccatore e tante volte traditore?
E pur sapendo che l’arrendermi a Dio è frutto di una violenza amorosa, ma sempre violenza che cattura la mia volontà: Eccomi, mi arrendo e mi dono a Te, Signore mio e Dio mio, in piena libertà, pronto a portare la mia croce e a rinnegare me stesso, con l’amore che lo Spirito Santo mi darà in ogni momento. “Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre; mi hai fatto forza e hai prevalso” (Ger 20,7).
Imitiamo Gesù, così amante del Padre, il quale dopo una lunga lotta nel Getsemani, ha fatto la sua scelta e si è offerto liberamente alla sua passione di croce per nostro amore (cfr Canone II). Ecco l’esempio e allo stesso tempo l’aiuto incondizionato di Gesù per coloro che lo vogliono seguire, rimanendo fedeli al proprio stato.
Arrendersi a Colui che è il più forte, abbassare la nostra difesa davanti a uno che ti fa libero, ti guarisce, ti dona vita perenne e ti brucia il cuore di amore, perché è Lui che si dona a te, è cosa saggia, è la scelta migliore che mi seduce e alletta grandemente, più di ogni offerta del mondo.
Questa resa, dato che ci troviamo nell’ambito di Dio che è l’Amore, ha la sua naturale conclusione nell’abbandono incondizionato a Lui, già ora nella fede e poi per sempre nella sua tenda. Questa è la certezza della nostra speranza.
Estasiante atto amoroso di consegna al mio Amore, poiché già Lui per primo mi ha attirato e si è donato a me senza riserve né limiti di sorta. Se non fosse per Lui io non saprei neanche che cosa sia amare, cioè l’arrendersi liberamente, il donarsi vicendevole, e che cosa sia questo meraviglioso impulso gratuito del dono di sè. Ecco ora cedo davanti all’iniziativa di Colui che, non curante dei miei peccati e delle mie miserie e infedeltà, mi ama e mi chiede amore, perdutamente.

Nello Spirito Santo

Effondi su di me il tuo Spirito, o Signore, come una colata di fuoco davanti alla quale non si può fare altro che arrendersi. La tua presenza è come il sole che illumina e riscalda, mentre una brezza leggera fa desiderare di gustare grandemente la vita nuova nello Spirito.Non mi possiedo più, mentre tu stesso vivi in me” (Gal 2,4) e hai la sovranità assoluta sul mio corpo e sulla mia anima.

Lascio tutto per non avere più nulla di mio: né affetti, né preoccupazioni che mi distolgano da Te. Non difendo più nulla in me. Io stesso non mi difendo più, perché è arrivato il momento della resa a Te, mio gramde amore.
Fondimi al tuo calore, con le tue mani plasmami, del tuo Spirito riempimi e usami secondo il progetto del tuo amore infinito.
È proprio questo che voglio: mi arrendo al tuo amore, cedo le armi di fronte alla tua potenza amorosa, non dubito un istante perché Tu sei fedele al tuo mandato.
Se mi fondi, come l’oro nel crogiuolo, più nulla rimarrà di mio, le scorie verranno eliminate, anche se per questa delicata operazione non basterà né un giorno, né un anno, ma tutta la mia vita.

E quando Tu mi plasmi, come avete fatto con i nostri progenitori, sarò davvero un uomo nuovo, creato a immagine, di Gesù. E come un grande artista, Tu, ogni giorno, ritoccherai questa tua opera. Del tuo Spirito riempimi, in misura  abbondante, fino all’orlo e oltre, perché tutti possano bere di quest’acqua cristallina e il Padre venga sempre lodato, benedetto e ringraziato. Ora Tu puoi usarmi. Grazie, tantissime grazie, o Spirito d’amore. Quanto sei buono! Dal mio nulla, ti prego, attingi e le mani tue riempile di Te, dei tuoi eccellenti doni, e fanne regali a quanti amo. Tutto è tuo, benedetto mio Signore. Dunque non sono più io che vivo, amo, lodo, ringrazio e bacio, ma sei Tu, Spirito del Padre e del Figlio, che vivi e operi in me.

 

Venga il mio Diletto nel suo giardino 
e ne mangi i frutti squisiti (Cantico 4,16).

Vieni, Spirito del Padre. Vieni, Spirito Santo, dolce vento che porti consolazione e sollievo. Vieni ed effondi su di me il profumo dei tuo aromi, e rivestimi di santità. Fammi splendere come una sposa semplice e cara. “Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni, Signore!” (Ap 22,17).
Dal profondo del mio cuore vado ripetendo: “Venga il mio diletto nel suo giardino e ne mangi i frutti squisiti” (Ct 4,16). Il mio invito è per Te, Gesù, anche se Tu puoi venire non invitato, come hai già fatto, poiché io non appartengo più a me stesso, ma tutto tuo già io sono. Il tuo amore mi ha fatto tuo. Il tuo Spirito mi ha ricostruito. Che cosa ho ancora che sia mio e non tuo? Il riconoscimento dei miei peccati.
E anche questo è un dono del tuo Spirito. Per questo il testo sacro dice: “Venga il mio diletto nel suo giardino”. E’ tuo il giardino e Tu sei mio. Chi ci guadagna di più? Un giardino senza pretese, disadorno e spoglio, ti sei acquistato, e io, invece, un amante forte e geloso ho avuto in regalo. Tu sai seminare nel mio giardino, far fruttare, cogliere e gustarne i frutti squisiti, e sono quelli del tuo Spirito. Ma anch’io posso riamarti senza morirne, perché il tuo Spirito allarga sempre di più gli spazi del mio cuore.
Ora è tuo il mio giardino, tuoi i frutti, ogni cosa ti consegno, il mio essere e il mio avere ti dono. Non sono più io e più non mi possiedo, ma ho caro che tutto sia tuo, perché solo così ritrovo me stesso, nel migliore mio esistere.
Mi metto in ascolto e sento la tua voce, la tua conferma: Parola che crea, Spirito che rinnova la faccia della terra. Parola che mi chiama al convito, Spirito che ha la dolcezza di un favo di miele. “Sono venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo, mangio il mio favo e bevo il mio vino” (Ct 5,1).

Sì, mio caro Gesù, tutto è tuo.

Le condizioni della resa

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Gesù Cristo” (Fil 2,5), scrive San Paolo. Ecco: le condizioni della resa e il percorso da fare seguendo le orme di Gesù. Egli si è arreso, come Figlio, alla volontà del Padre suo, incarnandosi e seguendo la via tracciatagli, fino alla morte di croce.
Ed egualmente Gesù, nostro fratello, si è arreso a noi peccatori e per noi ha subito liberamente, come sua scelta, una morte ignominiosa e dolorosissima: inchiodato sul legno, a braccia aperte e il cuore squarciato per accoglierci tutti. Gesù si arrende a noi ogni giorno con le parole del Memoriale: “Prendete e mangiatene tutti, questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Nella sua grande libertà amorosa non solo si fa cibo e bevanda ma pure prende casa nel tabernacolo per stare sempre in mezzo a noi.
E come Gesù si offre a noi liberamente, dice infatti “Prendete e mangiatene tutti”, allo stesso modo noi liberamente e con amore lo accettiamo, poiché la violenza che egli ci fa è violenza d’amore. “Signore, gridava Geremia, tu mi hai sedotto e io non ho saputo resisterti. (Ger 20,7).
Mi domando come si può resistere all’amore e all’amore di Dio? Maria lo ha capito e senza esitare ha risposto all’angelo: “Eccomi sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1,38). Anche San Paolo non ha saputo resistere al pungolo che lo sollecitava e alla parola che lo chiamava (At 9,1-31).
Arrendersi a Dio è un invito rivolto a tutti i cristiani di tutte le categorie, infatti con il Padre nostro, se lo comprendiamo e lo preghiamo bene, ci consegniamo a Dio totalmente.
È chiaro che la nostra resa incondizionata – cioè mettere Dio al primo posto -, ha un suo percorso preciso: La Via della Croce, la via del proprio dovere. Questa via ci porta a vivere una vita più alta, più vera, una vita da non potersi immaginare quanto sia forte e meravigliosa: “Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). La mia vita in questa mia carne ha significato perché è vita di fede in Cristo e non mi sbaglio perché porto in me il sigillo dello Spirito che non mi inganna. Questo sigillo illumina la mia mente e mi fa toccare con mano – che Gesù, il Figlio della tutta Santa, “mi ha amato e ha dato se stesso proprio per me” (Gal 2,20). Tutto ciò dà sicurezza al cuore appagandolo pienamente.
Non possiamo tergiversare, un po’ di qua e un po’ di là. Gesù parla della vite e dei tralci. Lui è la Vite e noi i tralci. E chi di noi non vuole vivere, e vivere bene? Egli si presenta come l’Assoluto, colui che solo possiede il vivere e soltanto chi rinnega se stesso e sta unito a lui, vive veramente, adesso e per sempre. Chi sta unito a Lui porta molto frutto, ma se uno si annoia e non ama e non porta frutto, il Padre lo taglia e vien gettato nel fuoco. (cfr. Gv 15).
Per terminare: la via della “resa” a Dio, tocca la montagna delle Beatitudini. Lì uno deve costruire la sua casa, lì bisogna innalzare la nostra tenda, perché soltanto in quel monte abita Gesù. (Matteo 5,1-12).

D. Timoteo Munari, sdb

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L’humus della grazia

Nel cri­stianesimo è essenziale il fatto di essere l’incarnazione di Dio nell’umanita. Ciò vale già per il Cristo, che è il Verbo fatto carne. E gli uomini che vissero accanto a lui ebbero accesso alla sua invisibile divi­nità tramite il contatto con la sua umanità sensibile. Ora, la Chiesa è la continuazione dell’incarnazione, ed è sia corpo che spirito. sotto un’umile apparenza essa contiene un mistero divino. Ma è solamente grazie al contatto con questa apparenza visibile, con la sua carne, con la sua struttura visibile, con i suoi sacramenti che si può aver accesso alle ricchezze divine in essa contenute. E chi la disprezzerà per l’u­miltà della sua carne, si priverà per sempre della ric­chezza del suo Spirito.
Stiamo toccando l’essenza stessa dei sacramenti, segni sensibili che operano una grazia invisibile. L’u­mile acqua versata sulla fronte diffonde nell’anima la vita dello Spirito, fonte che sgorga per la vita eterna. Lo stesso Cristo è già un sacramento. Egli viene a cercare l’uomo sul piano della sua umanità, distribuendo i pani e cambiando l’acqua in vino, ma per condurlo alla sua divinità: Egli si fa uomo per farci dèi. Così i sacramenti partono dalle umili realtà della nostra vita quotidiana, ma le caricano di un contenuto misterioso. Per essi e grazie ad essi noi acce­diamo alle ricchezze della grazia. Il soprannaturale si fa carnale, come dice Péguy, poiché il Verbo di Dio viene a prendere l’uomo tutto intero, corpo e spirito, per vivificarlo tutto intero con il suo Spirito Santo. Niente è contrario a questo realismo dello Spirito Santo quanto gli spiritualismi che disprezzano la carne.

(Jean Daniélou s.j., Difesa del praticante, in Il cristiano e il mondo moderno, introduzione di Luigi Negri, Cantagalli, Siena 2004, pp. 38-39)

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La discrezione degli spiriti

La scienza della discrezione degli spiriti si acquista con la sapienza.
E’ lume della vera saggezza discernere il bene dal male senza sbagliare. Quando ciò avviene, allora la via della giustizia conduce la mente a Dio, sole di giustizia, e introduce nello sfolgorio infinito della scienza la mente stessa che cerca ormai con grande fiducia l’amore.
E’ necessario che coloro che combattono cerchino di conservare l’animo libero da interno turbamento, perché la mente, discernendo i pensieri che le si affacciano, possa conservare nel santuario della memoria quelli che sono buoni e mandati da Dio, e scacciare invece quelli che sono cattivi e suggeriti dal demonio.
Anche il mare quando è perfettamente calmo permette ai pescatori una visibilità che arriva fino al fondo, di modo che i pesci non sfuggono al loro sguardo. Ma quando è sconvolto dai venti, nasconde con le onde torbide ciò che nella calma mostra chiaramente; e così rimangono infruttuosi tutti gli accorgimenti che usano i pescatori per catturare i pesci.

Ora è soltanto allo Spirito Santo che appartiene il compito di purificare le menti: infatti se non entra quel forte per sopraffare il ladro, la preda non gli potrà essere tolta. E’ necessario quindi che noi con la pace dell’anima alimentiamo l’azione dello Spirito Santo, ossia che teniamo in noi stessi sempre accesa la lucerna della chiaroveggenza, poiché mentre essa risplende nel segreto della mente, non soltanto quegli attacchi insidiosi e tenebrosi dei demoni vengono scoperti, ma vengono altresì sgominati perché colpiti da quella luce santa e gloriosa.
Per questo l’Apostolo raccomanda: «Non spegnerete lo Spirito» (1 Ts 5, 19), cioè non rattristate lo Spirito Santo a causa della vostra malizia o dei cattivi pensieri, perché egli non desista dal proteggervi con quel suo divino splendore.
In realtà non è possibile spegnere quel lume eterno e vivificante che è lo Spirito Santo, ma è possibile che la sua tristezza, ossia la nausea per noi, lo costringa a lasciare priva della luce della conoscenza e tutta avvolta nella oscurità la nostra anima.
Il discernimento della mente è la perfetta sapienza con la quale le cose vengono giudicate. Quando l’organismo è sano, con il senso del gusto noi sappiamo distinguere ciò che fa bene da quanto ci fa male e cerchiamo quanto ci piace.
Così è della nostra mente, quando è in perfetto equilibrio. Pur in mezzo a mille preoccupazioni, è in grado di godere pienamente della consolazione divina. Anzi può conservare a lungo il ricordo della sua dolcezza mediante l’esercizio della carità. Questa poi tende a conseguire beni sempre più alti, come dice l’Apostolo: «E di questo vi prego: che la vostra carità cresca sempre più in ogni scienza ed in ogni senso, perché tendiate a beni più grandi» (cfr. Fil 1, 10).

Dai «Capitoli sulla perfezione spirituale» di Diadoco

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LA PENTECOSTE – Benedetto XVI

Cari fratelli e sorelle!

Il giorno di Pentecoste lo Spirito Santo scese con potenza sugli Apostoli; ebbe così inizio la missione della Chiesa nel mondo. Gesù stesso aveva preparato gli Undici a questa missione apparendo loro più volte dopo la sua risurrezione (cfr At 1,3). Prima dell’ascensione al Cielo, ordinò di “non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre” (cfr At 1,4-5); chiese cioè che restassero insieme per prepararsi a ricevere il dono dello Spirito Santo. Ed essi si riunirono in preghiera con Maria nel Cenacolo nell’attesa dell’evento promesso (cfr At 1,14).

Restare insieme fu la condizione posta da Gesù per accogliere il dono dello Spirito Santo; presupposto della loro concordia fu una prolungata preghiera. Troviamo in tal modo delineata una formidabile lezione per ogni comunità cristiana. Si pensa talora che l’efficacia missionaria dipenda principalmente da un’attenta programmazione e dalla successiva intelligente messa in opera mediante un impegno concreto. Certo, il Signore chiede la nostra collaborazione, ma prima di qualsiasi nostra risposta è necessaria la sua iniziativa: è il suo Spirito il vero protagonista della Chiesa. Le radici del nostro essere e del nostro agire stanno nel silenzio sapiente e provvido di Dio.

Le immagini che usa san Luca per indicare l’irrompere dello Spirito Santo – il vento e il fuoco – ricordano il Sinai, dove Dio si era rivelato al popolo di Israele e gli aveva concesso la sua alleanza (cfr Es 19,3ss). La festa del Sinai, che Israele celebrava cinquanta giorni dopo la Pasqua, era la festa del Patto. Parlando di lingue di fuoco (cfr At 2,3), san Luca vuole rappresentare la Pentecoste come un nuovo Sinai, come la festa del nuovo Patto, in cui l’Alleanza con Israele è estesa a tutti i popoli della Terra. La Chiesa è cattolica e missionaria fin dal suo nascere. L’universalità della salvezza viene significativamente evidenziata dall’elenco delle numerose etnie a cui appartengono coloro che ascoltano il primo annuncio degli Apostoli : “Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio” (At 2,9-11).

Il Popolo di Dio, che aveva trovato al Sinai la sua prima configurazione, viene quest’oggi ampliato fino a non conoscere più alcuna frontiera né di razza, né di cultura, né di spazio né di tempo. A differenza di quanto era avvenuto con la torre di Babele (cfr Gn 11,1-9), quando gli uomini, intenzionati a costruire con le loro mani una via verso il cielo, avevano finito per distruggere la loro stessa capacità di comprendersi reciprocamente, nella Pentecoste lo Spirito, con il dono delle lingue, mostra che la sua presenza unisce e trasforma la confusione in comunione. L’orgoglio e l’egoismo dell’uomo creano sempre divisioni, innalzano muri d’indifferenza, di odio e di violenza. Lo Spirito Santo, al contrario, rende i cuori capaci di comprendere le lingue di tutti, perché ristabilisce il ponte dell’autentica comunicazione fra la Terra e il Cielo. Lo Spirito Santo è l’Amore.
Ma come entrare nel mistero dello Spirito Santo, come comprendere il segreto dell’Amore? La pagina evangelica ci conduce oggi nel Cenacolo dove, terminata l’ultima Cena, un senso di smarrimento rende tristi gli Apostoli. La ragione è che le parole di Gesù suscitano interrogativi inquietanti: Egli parla dell’odio del mondo verso di Lui e verso i suoi, parla di una sua misteriosa dipartita e ci sono molte altre cose ancora da dire, ma per il momento gli Apostoli non sono in grado di portarne il peso (cfr Gv 16,12). Per confortarli spiega il significato del suo distacco: se ne andrà, ma tornerà; nel frattempo non li abbandonerà, non li lascerà orfani. Manderà il Consolatore, lo Spirito del Padre, e sarà lo Spirito a far conoscere che l’opera di Cristo è opera di amore: amore di Lui che si è offerto, amore del Padre che lo ha dato.
Questo è il mistero della Pentecoste: lo Spirito Santo illumina lo spirito umano e, rivelando Cristo crocifisso e risorto, indica la via per diventare più simili a Lui, essere cioè “espressione e strumento dell’amore che da Lui promana” (Deus caritas est, 33). Raccolta con Maria, come al suo nascere, la Chiesa quest’oggi prega: “Veni Sancte Spiritus! – Vieni, Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli e accendi in essi il fuoco del tuo amore!”. Amen.

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