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Perché credere? Perché non credere?

Premessa

La domanda più importante della vita, dalla cui risposta tutto dipende, non è “cosa mi piace?”, “di che cosa ho voglia?”, ma… “che cosa è vero?”.
Questo è l’atteggiamento più intelligente nei confronti della propria vita, perché la realtà – anche la realtà della nostra vita e il suo significato – non dipende da quel che pensiamo noi (soggettivamente), ma è quella che è (oggettivamente). Per cui la mia vita si realizzerà pienamente solo se seguirò ciò che è vero (verità), non ciò che mi invento (opinione soggettiva).
Una vera amicizia, anche tra noi, è data soprattutto non dal condividere semplicemente una coabitazione o certi momenti di svago o di studio, ma dall’aiutarci vicendevolmente a cercare le risposte vere ai quesiti più decisivi della vita. Pensare invece che tutto sia solo opinabile, cioè che non esista o non possiamo conoscere quella verità oggettiva uguale per tutti e al di sopra di tutti, non inventabile ma scopribile, significa fondamentalmente rassegnarci ad affiancare semplicemente gusti e opinioni, senza in fondo mai capirci e poter dialogare davvero.
Quella di oggi vuol essere una prima provocazione a cercare; più che dare delle risposte vogliamo aiutarci a impostare bene le domande.

Perché credere?
La provocazione che ci viene dal cristianesimo è fortissima ed unica; non ha equivalenti neppure nelle altre religioni. Anzi, in senso stretto il cristianesimo non è neppure una “religione”, se per religione si intende semplicemente una relazione con la divinità, una dottrina di fede con una morale. Il cristianesimo è infatti anzitutto una notizia (appunto “Vangelo”, dal greco), cioè la notizia di un singolarissimo avvenimento storico, di cui abbiamo testimonianze ancora più certe di altri fatti storici. E’ l’annuncio che oltre 2000 anni fa (significativamente infatti contiamo gli anni prima e dopo quell’evento) è accaduto qualcosa di inimmaginabile, che cambia tutta la vita: Dio stesso (quello che poco o tanto intuiscono le religioni, quello la cui esistenza era stata scoperta anche dai massimi filosofi, quello stesso Dio che aveva già parlato agli Ebrei) si è reso presenza fisica in mezzo a noi, prendendo tutta la natura umana, per permettere ad ogni uomo di partecipare per sempre alla Sua stessa vita. Il “caso” Gesù di Nazareth, il Cristo, è infatti unico; potremmo dire una “pretesa” unica. Il cristianesimo è infatti annuncio e dono non di una dottrina, ma di una persona: l’unico uomo-Dio. Prova suprema della sua divinità è stata la sua resurrezione, cioè la vittoria definitiva sulla morte.
Perché anzitutto dovrei interessarmi a Cristo, fino a credere in Lui?
Potremmo dire anzitutto semplicemente: perché è un fatto, un avvenimento.
Il bello di un fatto è che non dipende da me, dalla mia opinione, dai miei gusti o voglie. Se è accaduto, è accaduto, e non posso farci niente. L’unica domanda seria è eventualmente vedere se è realmente accaduto o no, che cosa è realmente accaduto o cosa potrebbe essere stato inventato; ma questo riguarda qualsiasi fatto storico; ed è possibile farlo anche sul “caso” Cristo.

Cosa c’è in gioco?
Se Cristo è risorto, se quindi è Dio-fatto-uomo, allora qui ci troviamo di fronte non ad una teoria tra le tante, in cui eventualmente scegliere qualcosa a piacimento, ma è la verità assoluta (Dio infatti non può sbagliarsi).
In Cristo si rivela allora pienamente il senso della nostra vita, il significato di ogni cosa della vita.
Cristo ha promesso che ritornerà nella gloria e tutto sarà sottoposto al suo “giudizio”.
L’uomo è chiamato all’eternità (questo non dipende da noi); ma se sarà un’eternità infinitamente felice (partecipando alla vita di Dio) o infinitamente disperata (inferno), dipende dalla nostra libera adesione o rifiuto di Lui, che è la “via, la verità e la vita”(Gv 14,6).
C’è dunque in gioco non solo la bellezza e la verità della vita presente, ma il nostro personale destino eterno. Non ci sarà un’altra vita per poter cambiare: ci giochiamo tutto qua, su questa domanda.
E’ una sfida totale, una scommessa su tutto (come direbbe B.Pascal): non si tornerà indietro.

Perché non credere?
Nonostante che siamo fatti per questa felicità e vita infinite; e nonostante che abbiamo, se vogliamo fare una ricerca seria, assai più motivi ragionevoli per credere piuttosto che non credere, non ci nascondiamo che possiamo essere tentati di non credere, oggi forse più che mai.
Proviamo a vedere qualche motivo:

  • perché voglio essere libero
    In realtà la libertà è una straordinaria capacità che Dio ci ha dato, affinché siamo responsabili di quello che facciamo (e quindi con meriti o colpe). Dio ci ha dato la libertà e non ce la toglie, perfino se ci facessimo del male. La libertà non è però il capriccio di fare semplicemente quello che si vuole, anche perché la libertà non può nulla contro la verità. Potremmo dire che la libertà sta alla verità come le gambe stanno alla strada: la libertà di andare fuori strada indica un difetto, un uso sbagliato della stessa libertà. Quindi tanto più sono nella verità, tanto più sono libero (cfr. Gv 8,32).

– perché non mi va, non mi piace, non lo sento
Abbiamo osservato che questo non può essere il criterio della vita. Come la vita stessa col tempo ci insegna, ciò che ci edifica, che ci realizza davvero, non coincide sempre con quello che immediatamente ci piace.

  • perché è difficile.
    Certamente è più facile lasciarsi andare e vivere secondo la voglia del momento; ma abbiamo appena detto che questa non è la posizione più intelligente dell’uomo. Seguire Cristo non è certamente facile, lui stesso ha detto che la “porta” che conduce alla vita è “stretta” ed occorre uno sforzo, oltre alla sua grazia (Lc 13,24); tanto più che, dal “peccato originale” in poi c’è in noi anche una resistenza, una fatica ed una tentazione diabolica contraria al cammino della verità, pur essendo fatti per questo.

– perché non vedo cosa c’entra con la vita
La fede, come vedremo in seguito, non è un dato acquisito una volta per sempre: occorre conoscere sempre meglio la verità che è Cristo e cercare di farne anche sempre più esperienza. Per questo, se si rimane con qualche nozione superficiale, non si capisce cosa la fede implichi e cosa cambi nella vita concreta di un uomo. Una fede superficiale, staccata dalla vita, rischia di essere smarrita.

– perché qualcosa o qualcuno mi ha scandalizzato
Molte volte ci sono pregiudizi contro la fede e contro la Chiesa, spesso appositamente orchestrati per farci perdere la fede. Dobbiamo allora essere più informati su come stanno realmente le cose (ad esempio su certe questioni storiche). Se poi noi abbiamo fatto qualche incontro con cristiani che effettivamente ci hanno scandalizzato, dobbiamo cercare di capire che sarebbe stupido precluderci il cammino della vita eterna perché c’è qualcuno che non è coerente col Vangelo (potremmo banalmente dire: peggio per lui!). La verità infatti rimane quella, anche se chi me l’annuncia non la vivesse.

– perché c’è il male nel mondo
Questo è uno dei problemi più difficili. Qua diciamo solo che il vero male del mondo è il male morale, cioè quello fatto dagli uomini; e questo è proprio il frutto della disobbedienza a Dio, cioè il frutto di un abuso di libertà (che Dio, abbiamo detto, continua a rispettare, salvo il giudizio finale).

pensatore

Fonte: San Damiano
– perché c’è il male nel mondo
Questo è uno dei problemi più difficili. Qua diciamo solo che il vero male del mondo è il male morale, cioè quello fatto dagli uomini; e questo è proprio il frutto della disobbedienza a Dio, cioè il frutto di un abuso di libertà (che Dio, abbiamo detto, continua a rispettare, salvo il giudizio finale).

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Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

I primi impulsi alla devozione del Sacro Cuore di Gesù provengono dalla mistica tedesca del tardo medioevo, in modo particolare da Matilde di Magdeburgo (1207-1282), Matilde di Hachenborn (1241-1299), Gertrude di Helfta (ca. 1256-1302) ed Enrico Suso (1295-1366).
Tuttavia la grande fioritura della devozione si ebbe nel corso del XVII sec., prima ad opera di Giovanni Eudes (1601-1680), poi dopo una serie di visioni avute da S. Margherita Maria Alacoque a Paray-le-Monial (F), nel corso delle quali Gesù le chiese il suo impegno per l’istituzione di una festa dedicata al Sacro Cuore.

Queste apparizioni ebbero luogo tra gli anni 1673 e 1675 :

1) La prima visione avvenne il 27 dicembre 1673, festa di S. Giovanni Evangelista. Gesù le apparve e Margherita si sentì “tutta investita della divina presenza”; la invitò a prendere il posto che S. Giovanni aveva occupato durante l’Ultima Cena e le disse: “Il mio divino Cuore è così appassionato d’amore per gli uomini, che non potendo più racchiudere in sé le fiamme della sua ardente carità, bisogna che le spanda. Io ti ho scelta per adempiere a questo grande disegno, affinché tutto sia fatto da me”.
2) Una seconda visione le apparve agli inizi del 1674, forse un venerdì; il divin Cuore si manifestò su un trono di fiamme, più raggiante del sole e trasparente come cristallo, circondato da una corona di spine simboleggianti le ferite inferte dai nostri peccati e sormontato da una croce. Continua a leggere

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“Io ti assolvo…” La confessione, istruzioni per l’uso

UNA CATECHESI SPICCIOLA SUL SACRAMENTO DEL PERDONO

Sovente, al termine di una preparazione intensa dei giovani al sacramento, noi avvertiamo che occorre avere chiarimenti anche su difficoltà che spesso per lui non sono semplici. Ecco alcune domande che ritornano con frequenza:

Qual è la preoccupazione maggiore che dovrei avere venendo a ricevere il sacramento?
La cosa più importante è che tu capisca che il sacramento è un atto di fede nella potenza guaritrice di Cristo.
Tu non devi vedere il prete, tu devi scorgere Cristo in lui. Poi devi sapere bene che il gesto che stai per compiere è una riparazione di amore. Quando si ama veramente, le cose non costano più.

Io ho ancora un po’ paura del sacramento, – cosa devo fare?
Reagisci! Devi fare un po’ di autoumorismo, devi smontarti. Prendi in mano la catechesi di Cristo sul sacramento del perdono, il cap. 15 di Luca. Davanti a un padre che corre verso il figlio peccatore, lo abbraccia, lo copre di baci, piange di gioia… puoi ancora avere paura di inginocchiarti a chiedere perdono?

Io sento dentro di me come la voce della mia debolezza che mi dice: è inutile, tanto sarà tutto come prima. Come devo reagire?
Devi reagire con fermezza. Non è assolutamente vero che “sarà tutto come prima”. Se ricevi il sacramento bene, in te ci sarà la forza vitale di Cristo che opera, che sostiene, che incoraggia, che conforta. Il sacramento ben ricevuto lascia un segno. Non è un colpo di bacchetta magica, tuttavia è una forza misteriosa di Dio, che scatterà in te al momento giusto, se tu collabori, se tu fai la tua parte. Continua a leggere

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Come a Cana

«Ma egli rispose: “Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l’aspetto del cielo e non sapete distinguere i segni dei tempi?» (Matteo 16,2-3)

Basta guardarsi intorno un po’ attentamente ed il parallelo balza all’occhio.

Il Magistero (come inciso perentoriamente anche all’articolo 677 del Catechismo) indica come la storia della Chiesa sia destinata a ricalcare la vicenda terrena del suo Capo e Maestro: il Cristo.

E se dovessimo fare un bilancio, risulterebbe evidente come il momento storico attuale ricordi molto da vicino l’episodio evangelico delle nozze di Cana.

Tanto quanto viene narrato in quel contesto, che l’evangelista Giovanni inserisce in apertura del suo Vangelo complementando l’episodio delle tentazioni nel deserto raffigurato dai Sinottici, vediamo come una circostanza dell’umana quotidianità s’intrecci con quell’antagonismo escatologico proprio di ogni contingenza storica e tratteggiato definitivamente e a tinte forti nel capitolo dodici dell’Apocalisse: il confronto tra il maligno e la Stirpe della Donna. Continua a leggere

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Il vostro parlare sia sì sì, no no…

Tolleranza, bellissima parola. Ma usata troppo spesso per nobilitare la soddisfatta indifferenza degli agnostici e la pigrizia e il dubbio dei credenti. Molti cristiani credono che essere tolleranti significhi sforzarsi di essere tollerabili. Così, per farsi tollerare annacquano il loro vino e diluiscono il loro lievito. (Thomas  S. Eliot)

163513_383245995121946_1211347015_nC’è una parola che nella società contemporanea  ha conosciuto un successo senza precedenti, la  parola  “dialogo”. Una significativa parte del mondo cattolico si è lanciata in una specie di epopea del dialogo a tutti i costi. Sono sempre di più i cattolici che pensando di essere moderni e aperti,  credono che la carità cristiana imponga di astenersi dal giudicare se una certa religione è vera o falsa, se una certa ideologia è giusta o sbagliata, e tutto ciò in nome del dialogo. Par quasi che per essere buoni cattolici si debba parlare con entusiasmo di ogni religione, tranne che della propria. Si giustifica così una certa visione del cattolicesimo, completamente svirilizzato, per la quale non si sarebbe cristiani se non si accettasse il dialogo a qualunque costo, se non si rinunciasse ai propri principi pur di non urtare gli altri. Gesù era umile, ma non pusillanime. Il Nuovo Testamento ha parole terribili per i vili, coloro che non si espongono e non sono pronti allo scontro quando necessario:  (Ap. 3,16). Continua a leggere

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Un cuore che batte per te, un cuore sacro!

Cari fratelli e sorelle,

536564721_74aff6a98dnell’odierna domenica, che coincide con l’inizio di giugno, mi piace ricordare che questo mese è tradizionalmente dedicato al Cuore di Cristo, simbolo della fede cristiana particolarmente caro sia al popolo sia ai mistici e ai teologi, perché esprime in modo semplice e autentico la “buona novella” dell’amore, riassumendo in sé il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione. E venerdì scorso abbiamo celebrato la solennità del Sacro Cuore di Gesù, terza e ultima delle feste che fanno seguito al Tempo Pasquale, dopo la Santissima Trinità e il Corpus Domini. Questa successione fa pensare ad un movimento verso il centro: un movimento dello spirito che è Dio stesso a guidare. Dall’orizzonte infinito del suo amore, infatti, Dio ha voluto entrare nei limiti della storia e della condizione umana, ha preso un corpo e un cuore; così che noi possiamo contemplare e incontrare l’infinito nel finito, il Mistero invisibile e ineffabile nel Cuore umano di Gesù, il Nazareno. Nella mia prima Enciclica sul tema dell’amore, il punto di partenza è stato proprio lo sguardo rivolto al costato trafitto di Cristo, di cui ci parla Giovanni nel suo Vangelo (cfr 19,37; Deus caritas est, 12). E questo centro della fede è anche la fonte della speranza nella quale siamo stati salvati, speranza che ho fatto oggetto della seconda Enciclica.

Ogni persona ha bisogno di un “centro” della propria vita, di una sorgente di verità e di bontà a cui attingere nell’avvicendarsi delle diverse situazioni e nella fatica della quotidianità. Ognuno di noi, quando si ferma in silenzio, ha bisogno di sentire non solo il battito del proprio cuore, ma, più in profondità, il pulsare di una presenza affidabile, percepibile coi sensi della fede e tuttavia molto più reale: la presenza di Cristo, cuore del mondo. Invito pertanto ciascuno a rinnovare nel mese di giugno la propria devozione al Cuore di Cristo, valorizzando anche la tradizionale preghiera di offerta della giornata e tenendo presenti le intenzioni da me proposte a tutta la Chiesa. Continua a leggere

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LA CRISI DELLA FEDE- Padre Livio intervista Mons. Maggiolini

Presentiamo la trascrizione dell’intervista a Mons. Alessandro Maggiolini (compianto vescovo di Como), condotta da Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. L’intervista ha per tema il libro di Mons. Maggiolini che fa riferimento all’interrogativo che troviamo nel Vangelo di Luca: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

In un momento di forte crisi, di tramonto delle ideologie, di smarrimenti e insicurezze, anche il Cristianesimo e la Chiesa sembrano in pericolo, ridotte a un gruppo di affezionati, mentre la fede viene spesso presentata in forma parziale e annacquata, palese sintomo di una incalzante crisi di fede.

 

“Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?”

 

PADRE LIVIO – Abbiamo con noi Mons. Maggiolini, vescovo di Como. Come sapete a Mons. Maggiolini è stata affidata proprio alla sua competenza – nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica – quella parte che riguarda i Novissimi, cioè le ultime realtà della storia, della Chiesa e anche della vita umana. Con questo libro tascabile, edito da Bompiani, Mons. Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Prendendo lo spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI aveva fatta sua in un momento di difficoltà e di crisi della Chiesa, Mons. Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa. Siamo in un momento di crisi della fede e di perdita della fede? Quali sono le prospettive, quali sono gli sbocchi di questa lotta? Sembrerebbe una lotta fra il bene e il male che in questo momento sembra attaccare la Chiesa in modo tale che il Sinodo dei Vescovi ha detto – per quanto riguarda l’Europa – che siamo di fronte a un’apostasia silenziosa. Ecco, eccellenza, noi la salutiamo e iniziamo chiedendole: perché questo titolo così drammatico nel suo libro?

MONS. MAGGIOLINI – Perché ho l’impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana anche alcuni teologi sembra che si anestetizzino e che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile, mentre se si guarda alla Sacra Scrittura e alla Tradizione vediamo che la storia è lotta e dramma. L’attore principale è Dio, però c’è anche il demonio e c’è quell’enigma che è la libertà umana, la quale può dire di sì o di no alla proposta di Dio. Di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia o sopra la storia, non si è dentro il divenire umano e cosmico.

Oggi l’uomo vuole rendersi autonomo da Dio.

PADRE LIVIO – Eccellenza, la domanda che a me preme di più è questa: nella sua lettura dell’attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?
MONS. MAGGIOLINI – Io vedo in atto una crisi di fede, su questo non ho dubbi. Anche perché non basta per avere la fede mantenere qualche “straccetto” colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d’altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Figlio di Dio. Non più tardi di ieri c’era l’idea del musulmano filo-occidentale che diceva: “ma sì, fate il presepio perché anche i musulmani hanno Gesù…”. Certo, hanno Gesù, ma hanno Gesù come un profeta, non come figlio di Dio! A me un Gesù profeta o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo non interessa proprio niente! A me interessa il Figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia. La mia impressione è che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina facile, molto agevole da mettere in pratica, dopodichè del cristianesimo non rimane più niente. Continua a leggere

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ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE – 14 settembre

La festa della Esaltazione della Santa Croce – che in Oriente è equiparata per importanza alla solennità di Pasqua – richiama alla memoria dei fedeli la dedicazione della basilica costantiniana costruita sul Golgota e sul sepolcro di Cristo. Il 14 settembre del 335 una folla considerevole di pellegrini, monaci e prelati, accorsi da tutte le province dell’Impero, si riunì a Gerusalemme per la cerimonia della dedicazione del magnifico santuario (costruito dall’imperatore Costantino), sito nello stesso luogo dove il Signore Gesù aveva sofferto la Passione ed era stato sepolto. La data del 14 settembre segna, quindi, l’anniversario di un avvenimento che lasciò un profondo ricordo nella storia ecclesiastica e che continuò ad essere celebrato con non minore splendore negli anni a seguire. Eteria, una pellegrina recatasi a Gerusalemme sul finire del IV secolo, racconta che più di 50  vescovi assistevano ogni anno alla solenne festività che prevedeva un rito solenne pari alla Pasqua e all’Epifania e si protraeva per otto giorni con immenso concorso di fedeli.

Accadde, poi, che un altro evento si legò alla festa del 14 settembre, vale a dire il miracoloso ritrovamento del Sacro Legno. Così una cerimonia liturgica, detta “Elevazione” o “Esaltazione della Croce”, nel corso della quale un sacerdote alzava la reliquia verso le quattro diverse parti della Terra, venne a ricordare tutti gli anni la felice scoperta in quel luogo, che veniva considerato il centro del mondo, mentre i pellegrini, per ricordo, si portavano a casa una piccola ampolla contenente dell’olio, che era stata posta a contatto della Croce. La solennità assunse un’importanza sempre più grande. A partire dal VI secolo il ricordo del suo rinvenimento prevalse e fece passare in secondo piano la dedicazione avvenuta sul Golgota.

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Beata Vergine Maria Regina

La celebrazione di Maria Regina fu istituita dal Venerabile Pp Pio XII (Eugenio Pacelli, 1939-1958) nel 1955 al termine dell’anno mariano, centenario della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

Si celebrava, fino alla recente riforma del calendario liturgico, il 31 maggio, a coronamento della singolare devozione mariana nel mese a Lei dedicato. Il 22 agosto era riservato alla commemorazione del Cuore Immacolato di Maria, al cui posto subentra la festa di Maria Regina per avvicinare la regalità della Vergine alla sua glorificazione nell’assunzione al cielo. Questo posto di singolarità e di preminenza le deriva dai molteplici titoli, illustrati da Pp Pio XII nella lettera enciclica «Ad caeli Reginam»(11 ottobre 1954), di Madre del Capo e dei membri del Corpo mistico, di augusta sovrana e regina della Chiesa, che la rende partecipe non solo della dignità regale di Gesù, ma anche del suo influsso vitale e santificante sui membri del Corpo mistico.

In latino “regina”, come “rex”, deriva da “regere”, cioè reggere, governare, dominare. Dal punto di vista umano è difficile attribuire a Maria il ruolo di dominatrice, Lei che si è proclamata la serva del Signore e ha trascorso tutta la vita nel più umile nascondimento. Luca, negli Atti degli apostoli, colloca Maria in mezzo agli Undici, dopo l’Ascensione, raccolta con essi in preghiera; ma non è lei che impartisce ordini, bensì Pietro. E tuttavia proprio in quella circostanza Maria costituisce l’anello di congiunzione che tiene uniti al Risorto quegl’uomini non ancora irrobustiti dai doni dello Spirito Santo.

La Marialis Cultus scrive: “La solennità dell’Assunzione ha un prolungamento festoso nella celebrazione della Beata Maria Vergine Regina, che ricorre otto giorni dopo, nella quale si contempla Colei che, assisa accanto al Re dei secoli, splende come Regina e intercede come Madre”.

La Lumen Gentium  presenta in questi termini il rapporto Assunzione-Regalità di Maria: “L’Immacolata Vergine… finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria in anima e corpo, e dal Signore esaltata come Regina dell’universo, perché fosse più pienamente conformata al suo Figlio, Signore dei dominanti, e vincitore del peccato e della morte”.

Tutti i cristiani vedono e venerano in lei la sovrabbondante generosità dell’amore divino che l’ha colmata di ogni bene. Ma Lei distribuisce regalmente e maternamente quanto ha ricevuto dal Re; protegge con la sua potenza i figli acquisiti in virtù della sua corredenzione e li rallegra con i suoi doni, poiché il Re ha disposto che ogni grazia passi per le sue mani di munifica regina.

Per questo la Chiesa invita i fedeli a invocarla non solo col dolce nome di madre, ma anche con quello reverente di regina, come in cielo la salutano con felicità e amore gli angeli, i patriarchi, i profeti, gli apostoli, i martiri, i confessori, le vergini.

Maria è stata coronata col duplice diadema della verginità e della maternità divina: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo. Colui che nascerà sarà dunque santo e chiamato Figlio di Dio.» (Luca 1,35)

Tre delle antifone mariane più conosciute dai cristiani invocano Maria con il titolo di Regina; esse sono: la Salve Regina, il Regina Cœli el’Ave Regina Cœlorum.

 

Ave Regina coelorum,
ave Domina Angelorum
Save radix, salve porta,
ex qua mundo lux est orta.
Gaude Virgo gloriosa,
super omnes speciosa:
Vale o valde decora,
et pro nobis, Christum exora.

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Giovanna d’Arco: salvare la Francia con Maria

È sotto gli auspici della Vergine che Giovanna ha ricevuto la missione di salvare la Francia

Per quanto concerne la Pulzella d’Orleans, che il nostro predecessore ha elevato agli onori supremi dei santi, nessuno può dubitare che è sotto gli auspici della Vergine che ha ricevuto e compiuto la missione di salvare la Francia.

All’inizio sotto il patronato della Madonna di Bermont, sotto quello della Vergine d’Orleans, infine della Vergine di Reims, ella intraprese, con cuore virile, un’opera così grande, senza paura di fronte alle spade sguainate e, senza macchia, liberò la sua patria dal pericolo supremo e ristabilì le sorti della Francia.

Dopo aver ricevuto il consiglio delle sue voci celesti, aggiungerà sul suo glorioso vessillo il nome di Maria a quello di Gesù, vero Re di Francia. Salita sul rogo, è mormorando in mezzo alle fiamme, in un grido supremo, i nomi di Gesù e Maria, che Giovanna si involò al cielo.

Sua Santità il papa Pio XI
Lettera apostolica Galliam Ecclesiæ filiam primogenitam, 2 marzo 1922

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