Articoli con tag: Roma

Cattedra di San Pietro

” Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli.” (Mt. 16, 17-19)

Le chiavi del regno dei cieli sono nelle mani dell’apostolo Pietro e del suo successore, il Papa. Tutto ciò che il Papa “lega” sulla terra sarà legato anche nei cieli, e tutto ciò che egli “scioglie” sulla terra sarà sciolto anche nei cieli. I cattolici ubbidiscono il Papa così come i primi cristiani hanno ubbidito a Pietro. Chi è contro il Papa è contro Cristo. Non possiamo dimenticarci di questa verità! Fa male sentire a volte i cattolici che criticano Papa, dimentichi che su questa pietra Cristo edifica la sua Chiesa. Chi critica le parole del Papa non ha ascoltato fino in fondo il suo messaggio oppure l’ha capito male. Il problema principale non sono le parole del Papa ma il nostro modo di interpretarle. Quante volte leggiamo articoli su ciò che ha detto il Papa e non leggiamo le parole stesse che il Papa ha detto.

Durante la festa odierna rinnoviamo la nostra appartenenza alla Chiesa e il nostro affetto al successore di Pietro, Papa Francesco.

Proposito: recita un’orazione per Papa Francesco e per le sue intenzioni di preghiera.

Fonte: Quaresima 2018, casa editrice: Mimep Docete

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Convegno generale Famiglia del Cuore Immacolato di Maria

Cari amici, pubblico questa lettera in modo che possiate conoscere il loro impegno e pregare per le loro intenzioni. Troverete in fondo le immagini dell’invito al convegno (basta cliccare sull’immagine e si ingrandisce) da leggere e da far conoscere il più possible, è  importante, diamoci da fare! 

Gent.ma Karin,
ho per caso trovato il suo blog su internet (molto bello e interessante!) e la sua pagina facebook (quello che di essa potevo vedere, perché io non ho un profilo facebook). Proprio in quest’ultima ho visto un suo commento a ciò che l’anno scorso il prof. Noia ha detto al nostro Convegno Generale di Sacrofano, con citazione alla nostra rivista “Maria di Fatima”. Volevo informarla – e non so se lei può anche promuovere questo evento presso i suoi conoscenti o contatti – che dal 15 al 17 novembre si svolgerà nuovamente il Convegno Generale della Famiglia del Cuore Immacolato di Maria, sempre a Sacrofano (RM).
Le allego il volantino, così da poter vedere il programma e i relatori che abbiamo invitato per questa occasione (tra cui S. Ecc.za mons. Crepaldi che parlerà di famiglia e società nella Dottrina Sociale della Chiesa).

Inoltre la invito a dare uno sguardo al nostro sito internet (www.icmf.it) per vedere chi siamo e cosa facciamo. Come forse già sa, ogni mese esce la nostra rivista “Maria di Fatima”, con la collaborazione anche di laici che ci inviano articoli o testimonianze di vita. Se anche lei ha qualche bella testimonianza o qualche tema che le sta particolarmente a cuore, può scrivere un articolo e inviarcelo. A tal proposito mi permetto di inviarle un articolo uscito a febbraio di quest’anno, una testimonianza di vita (se vuole, lo può liberamente utilizzare, citando che è tratto dalla rivista “Maria di Fatima” n. 2 2013), così come esempio. Se vuole, ogni tanto le posso inviare qualche articolo simile, se le può servire per il suo blog. Mi faccia sapere.
Chiedo anche a lei una preghiera per il nostro Movimento e i nostri Istituti religiosi, affinché possiamo ogni giorno corrispondere al disegno di Dio su di noi e renderci veri strumenti nelle sue mani, per mezzo di Maria Santissima, così da condurre quante più anime a Dio.

Affido inoltre la sua opera evangelizzatrice attraverso internet al Cuore Immacolato di Maria: che la Madonna la aiuti ad essere una “goccia nell’oceano” di questo mondo, per portare un po’ di fede, di Verità e di speranza in questo mondo che è assetato di Cristo senza nemmeno saperlo.

Pace e bene
Suor Caterina Gatti icms
Segretaria Generale
Famiglia del Cuore Immacolato di Maria
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San Lorenzo… e le stelle cadenti

images-sanlorenzoLorenzo, latino Laurentius, fu uno dei sette diaconi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore romano Valeriano nel 257.

Le notizie sulla vita di Lorenzo, che pure in passato ha goduto di una devozione popolare notevole, sono scarse. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei. Ancora giovane, fu mandato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; lì conobbe il futuro Papa S. Sisto II. Questi, che era originario della Grecia, insegnava in quello che era, all’epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati.

Tra maestro e allievo iniziò un’amicizia e una stima reciproche. Entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma.

Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, che beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove.

Agli inizi  dell’agosto 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, ordinando che tutti i vescovi, presbiteri e diaconi dovevano essere messi a morte: «Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur » (san Cipriano, Epistola LXXX, 1). Continua a leggere

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L’ebreo convertito dalla Vergine della Medaglia

La conversione istantanea e straordinaria di Alfonso Maria Ratisbonne. Un ebreo colto, libero pensatore, anticattolico, con un avvenire assicurato lascia la sua religione per abbracciare il cattolicesimo. Dopo un’apparizione di Maria . A Roma…

È a causa di qualche patologia psichica o solo per suggestione che un uomo di 29 anni, ebreo, laureato brillantemente in giurisprudenza alla Sorbona di Parigi, con una carriera finanziaria assicurata, prossimo al matrimonio e anticattolico dichiarato, afferma di aver visto la Madonna in una chiesa di Roma? E per questo si converte istantaneamente al cattolicesimo, noncurante delle decisa opposizione della sua famiglia e di tutto l’ambiente ebraico? Evidentemente no, c’è dell’altro.

Nei fatti, Alphonse Ratisbonne non potè più prescindere da quella visione, tanto che i successivi 42 anni della sua vita, mai dubitando della verità di quanto accaduto, furono una continua risposta alla chiamata della Vergine Maria, dedicati totalmente alla preghiera e al servizio del prossimo.
Alphonse Ratisbonne nasce il 1° maggio 1812 a Strasburgo da una ricca famiglia ebraica di banchieri. A sedici anni perde il padre e passa sotto la tutela dello zio materno Luigi, il quale poi lo assumerà, una volta terminati gli studi, nella banca di sua proprietà. Già in questo periodo l’avversione di Alphonse per la fede cattolica si manifesta ad ogni occasione, inasprendosi ulteriormente in seguito alla conversione al cattolicesimo del fratello Théodore. Il quale verrà ordinato sacerdote nel 1830, anno in cui avvennero le apparizioni della Vergine a S. Caterina Labourè, nella cappella di Rue de Bac a Parigi. Continua a leggere

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7 ottobre: Festa del Rosario – La battaglia di Lepanto

Così recita un inno cristiano: “Anche a Lepanto se hanno vinto fu il Rosario di San Pio V”

La Basilica di Maria Ausiliatrice [a Torino n.d.r.] è una specie di “libro di storia ad immagini”. Infatti, attraverso statue e quadri, racconta diversi episodi della bimillenaria storia della Chiesa e della santità cristiana. Proviamo a sfogliare questo libro per vedere che cosa ci riserva. Scopriremo pagine veramente interessanti, persino sorprendenti. Un capitolo più volte approfondito in questo “libro di storia” è la battaglia di Lepanto. È così chiamata dal nome di una cittadina greca presso la quale si svolse uno scontro navale tra due imponenti flotte, la prima cristiana e la seconda turco-musulmana, avvenuto nel lontano 1571. Chi si avvicina alla Basilica dalla piazza, alzando lo sguardo, vede, a sinistra della grande statua dorata della Madonna collocata sulla cupola, la statua di un angelo. Rappresenta l’Arcangelo Michele che sventola una bandiera con la scritta “Lepanto”.

Tra le colonne laterali della facciata un bel bassorilievo illustra il Papa San Pio V che annuncia la vittoria della flotta cristiana, riportata in quella memorabile battaglia. Appena si entra in Basilica, volgendosi indietro, si può ammirare un rosone policromo rappresentante il monogramma di Maria con i simboli della sua regalità che sovrastano un sole radioso sulle acque: sono proprio le acque del mare dove si svolse la battaglia di Lepanto. Continua a leggere

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San Gregorio I (Magno)

San Gregorio I (Magno) – Papa e dottore della Chiesa 

Gregorio nacque verso il 540 dalla famiglia senatoriale degli Anici. Alcuni genealogisti collocano fra gli antenati di Gregorio, i Papi S. Felice III (483-492) e S. Agapito I (535-536)

Gregorio era figlio del senatore Gordiano e di Silvia. Alla morte del padre, fu eletto, molto giovane, Prefetto di Roma.

Grande ammiratore di Benedetto da Norcia, decise di trasformare i suoi possedimenti a Roma (sul Celio) e in Sicilia in altrettanti monasteri e di farsi monaco, quindi si dedicò con assiduità alla contemplazione dei misteri di Dio nella lettura della Bibbia. Non poté dimorare a lungo nel suo convento del Celio poiché il Pp Pelagio II (579-590) lo inviò come nunzio, presso la corte di Costantinopoli, dove restò per sei anni, e si guadagnò la stima dell’imperatore Maurizio I, di cui tenne a battesimo il figlio Teodosio.

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S. Maria Maggiore – Madonna della neve

Madonna della Neve

Secondo la tradizione, nel IV secolo la Vergine in persona ha ispirato la costruzione della Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma : Ella apparve in sogno al patrizio Giovanni e al papa Liberio e chiese loro di costruire una chiesa in suo onore, nel luogo che Lei avrebbe indicato, con un segnale miracoloso. La mattina del 5 agosto, in piena estate, quindi, il colle Esquilino apparve coperto di neve. Miracolosamente i fiocchi bianchi caddero solo in quel punto. Il papa vi tracciò il perimetro della nuova chiesa ed il patrizio Giovanni provvedette al suo finanziamento. 
Il Papa Sisto III vi celebrò la consacrazione nel 435, subito dopo il Concilio di Efeso del 431, nel quale venne riconosciuto alla Vergine il titolo di Theotokos, “Madre di Dio”. La basilica di Santa Maria Maggiore, che è la prima delle Basiliche Mariane d’Occidente e la più importante delle chiese di Roma dedicate alla Madre di Dio, è anche la sola delle quattro basiliche patriarcali di Roma che abbia conservato delle strutture paleocristiane. 

Masolino da Panicate (1383-1440) Il miracolo della nevi (1429)

Vi si venera l’icona miracolosa “Salus Populi Romani”, oltre a reliquie del presepio, mentre il “Miracolo della Neve” è ricordato ogni anno, il 5 agosto, con una solenne cerimonia, nel corso della quale viene lanciata sui fedeli, dal soffitto, una pioggia di petali bianchi.

SACRA IMAGO SANCTAE MARIAE, REGINAE SALVTIS POPVLI ROMANI, A VENERABILE PIO DVODECIMO, ROMANO PONTIFICE, CANONICE CORONATA, QVAE SACELLO PAVLINO SEV BVRGHESIO IN BASILICA LIBERIANA COLITVR

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SS. PIETRO e PAOLO, Apostoli e martiri

Cari fratelli e sorelle!

Fin dai tempi più antichi la Chiesa di Roma celebra la solennità dei grandi Apostoli Pietro e Paolo come unica festa nello stesso giorno, il 29 giugno. Attraverso il loro martirio, essi sono diventati fratelli; insieme sono i fondatori della nuova Roma cristiana. Come tali li canta l’inno dei secondi Vespri che risale a Paolino di Aquileia († 806): «O Roma felix – Roma felice, adornata di porpora dal sangue prezioso di Principi tanto grandi. Tu superi ogni bellezza del mondo, non per merito tuo, ma per il merito dei santi che hai ucciso con la spada sanguinante». Il sangue dei martiri non invoca vendetta, ma riconcilia. Non si presenta come accusa, ma come “luce aurea”, secondo le parole dell’inno dei primi Vespri: si presenta come forza dell’amore che supera l’odio e la violenza, fondando così una nuova città, una nuova comunità. Per il loro martirio, essi – Pietro e Paolo – fanno adesso parte di Roma: mediante il martirio anche Pietro è diventato cittadino romano per sempre. Mediante il martirio, mediante la loro fede e il loro amore, i due Apostoli indicano dove sta la vera speranza, e sono fondatori di un nuovo genere di città, che deve formarsi sempre di nuovo in mezzo alla vecchia città umana, la quale resta minacciata dalle forze contrarie del peccato e dell’egoismo degli uomini.
In virtù del loro martirio, Pietro e Paolo sono in reciproco rapporto per sempre. Un’immagine preferita dell’iconografia cristiana è l’abbraccio dei due Apostoli in cammino verso il martirio. Possiamo dire: il loro stesso martirio, nel più profondo, è la realizzazione di un abbraccio fraterno. Essi muoiono per l’unico Cristo e, nella testimonianza per la quale danno la vita, sono una cosa sola. Negli scritti del Nuovo Testamento possiamo, per così dire, seguire lo sviluppo del loro abbraccio, questo fare unità nella testimonianza e nella missione. Tutto inizia quando Paolo, tre anni dopo la sua conversione, va a Gerusalemme, “per consultare Cefa” (Gal 1,18). Quattordici anni dopo, egli sale di nuovo a Gerusalemme, per esporre “alle persone più ragguardevoli” il Vangelo che egli predica, per non trovarsi nel rischio “di correre o di aver corso invano” (Gal 2,1s). Alla fine di questo incontro, Giacomo, Cefa e Giovanni gli danno la destra, confermando così la comunione che li congiunge nell’unico Vangelo di Gesù Cristo (Gal 2,9). Un bel segno di questo interiore abbraccio in crescita, che si sviluppa nonostante la diversità dei temperamenti e dei compiti, lo trovo nel fatto che i collaboratori menzionati alla fine della Prima Lettera di S. Pietro – Silvano e Marco – sono collaboratori altrettanto stretti di san Paolo. Nella comunanza dei collaboratori si rende visibile in modo molto concreto la comunione dell’unica Chiesa, l’abbraccio dei grandi Apostoli. Continua a leggere

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San Filippo Neri – il giullare di Dio

Sacerdote e fondatore della “Congregazione dei Fratelli dell’Oratorio”
Filippo Neri, fiorentino di nascita e romano di adozione è conosciuto come il santo della gioia tanto da meritarsi l’appellativo di “giullare di Dio”.
Nacque a Firenze il 21 luglio 1515, secondogenito di Francesco Neri e di Lucrezia; ricevette il battesimo nella chiesa di San Pier Gattolino, con il nome di Filippo Romolo, il giorno dopo la nascita.

Non ha ancora 18 anni quando si trasferisce a S. Germano, vicino Montecassino, per apprendere da un ricco zio l’arte del commercio. Questa attività non lo soddisfa e, ancora in dubbio sulle sue scelte di vita, decide di spostarsi a Roma dove un fiorentino, Galeotto Caccia, gli offre l’alloggio in cambio dell’educazione dei figli. Completa la sua formazione alla “Sapienza” dedicandosi alla preghiera, alla penitenza e alla cura degli ammalati.
Spesso si reca in visita alle catacombe di S. Sebastiano, dove, il giorno di Pentecoste del 1544, riceve lo Spirito Santo sotto forma di globo di fuoco che gli causa una dilatazione del cuore e delle costole (dopo la morte i medici costatarono sul suo torace una insolita incurvatura delle costole).

Nel 1548, ancora laico, fonda la “Confraternita della SS. Trinità dei pellegrini e convalescenti”, che diventa ben presto una scuola di volontariato per molti collaboratori dediti alla cura degli ammalati e all’accoglienza dei pellegrini, in particolare durante l’anno santo del 1550.
Nel 1551, all’età di 36 anni, Filippo è ordinato sacerdote e da quel giorno abita a S. Girolamo della Carità, dove molte persone si riunivano accanto a lui per la celebrazione dell’Eucarestia e per la spiegazione delle Sacre Scritture.
“State buoni se potete!”: è la più nota delle esortazioni di “Pippo buono”, come lo chiamavano i suoi ragazzi, piuttosto vivaci, raccolti nelle borgate di Roma. Ragazzi poveri, abbandonati a se stessi: Filippo li cerca uno per uno, li fa giocare, cantare, e li educa alla preghiera , all’ascolto della Parola di Dio e alle opere di carità: nasceva così l’Oratorio. Obiettivo principale: annunciare il Vangelo ai più piccoli in modo simpatico e piacevole puntando lo sguardo sul bene, con proposte coinvolgenti. “Figlioli – diceva – state allegramente: non voglio né scrupoli, né malinconie: mi basta che non facciate peccati”. Parla al cuore dei giovani, sta dalla loro parte ma non è un santo “buonista”: “Nel confessarvi – diceva ai ragazzi – dite prima i peccati più gravi, perché il demonio non vi tenti di occultarli alla fine”. Trascorre lunghe ore nel confessionale: spesso dall’alba fino a mezzogiorno traendo la forza dalla preghiera. Non gli mancano, però, le tribolazioni.
Viene denunciato al tribunale dell’Inquisizione come turbatore della quiete pubblica: ma Pp Paolo IV (Giovanni Pietro Carafa, 1555-1559) lo difende da ogni accusa.
Santo del buon umore, sì, ma anche austero, amava l’ascesi e un impegno forte nel seguire il Vangelo di Gesù come diceva ai ragazzi: “Non è tempo di dormire, perché il Paradiso non è fatto per i poltroni”</em>. E li spingeva a rendere concreta la carità aiutando soprattutto i poveri e i malati.

Gli anni che vanno dal 1581 al 1595, anno della morte, furono segnati da terribili malattie, guarigioni e ricadute continue. Preoccupato per il proprio destino scrisse per ben tre volte il proprio testamento. Seguendo i consigli di Filippo Neri, Pp Clemente VIII (Ippolito Aldobrandini, 1592-1605) decise di riconciliarsi con Enrico IV di Francia, evento di notevole portata nella storia della Chiesa cinquecentesca. Il pontefice, quasi per ringraziare il santo per il suo aiuto, decise di nominarlo cardinale, ma questi rifiutò la carica dicendo, guardando il cielo: “Paradiso, paradiso!”. Nell’aprile del 1595 Filippo Neri venne colpito ancor più gravemente dalla malattia che lo affliggeva, tanto da non poter più modificare il proprio testamento.

Il 23 maggio si riprese miracolosamente e poté officiare così la santa messa del Corpus Domini due giorni dopo; dopo la celebrazione, sembrò quasi ai suoi fedeli che egli fosse come guarito, poiché continuava a scherzare e a consigliare come suo solito.
Verso le tre del mattino di quella stessa notte, tra il 25 ed il 26 maggio, colpito da un grave attacco di emorragia, dopo aver benedetto la propria comunità, Filippo Neri morì sorridendo nel momento del proprio trapasso.

Canonizzato nel 1622 da Pp Gregorio XV (Alessandro Ludovisi, 1621-1623), S. Filippo Neri è oggi compatrono della città di Roma.

Il Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła, 1978-2005) invitava i giovani a imitare S. Filippo Neri: “Sforzatevi, come lui, di servire Dio nella gioia e di amare il prossimo con semplicità evangelica.”

Secondo dati statistici del 2007, nel mondo ci sono 77 Comunità, dette ognuna “Congregazione dell’Oratorio”. Esse sono presenti in 17 Nazioni: 53 Congregazioni in Europa , 23 in America e 1 in Africa per un totale di 552 membri, 418 dei quali sacerdoti.
Attività propria delle Congregazioni è la cura dell’Oratorio Secolare; questo si compone di laici che, vivendo nel mondo, partecipano alle varie attività di formazione cristiana, secondo lo spirito di S. Filippo Neri.
Oltre all’Oratorio Secolare, numerose sono le attività a cui le Congregazioni si dedicano: ministero parrocchiale; direzione di collegi, convitti e pensionati per studenti; assistenza spirituale a gruppi di fedeli; scuole di vario grado; assistenza spirituale in alcune Università (soprattutto negli USA). È molto praticato l’impegno dei sacerdoti nel ministero delle confessioni e della direzione spirituale prestato a tutti coloro che lo desiderano, al di là della appartenenza o meno all’Oratorio Secolare.

Significato del nome Filippo: “che ama i cavalli” (greco).

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L’Ave Maria – Trilussa

Quand’ero ragazzino, mamma mia
me diceva: “Ricordati fijolo,
quando te senti veramente solo
tu prova a recità ‘n’ Ave Maria
l’anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe’ maggia”.
Ormai so’ vecchio, er tempo m’è volato;
da un pezzo s’è ad dormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l’ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Madonna benedetta
e l’anima da sola pija er volo!

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Ordinazione di nove sacerdoti a San Pietro – 29 aprile 2012

Il Papa:
“La figura biblica del re-pastore, che comprende principalmente il compito di reggere il popolo di Dio, di tenerlo unito e guidarlo, tutta questa funzione regale si realizza pienamente in Gesù Cristo nella dimensione sacrificale, nell’offerta della vita. Si realizza, in una parola, nel mistero della Croce, cioè nel supremo atto di umiltà e di amore oblativo.”

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