Articoli con tag: morte

Come muore un santo – Tommaso d’Aquino

tommaso aquinoVisitando la stanza di san Tommaso, si sono incontrate delle iscrizioni che narrano sufficientemente gli ultimi momenti della sua vita; non dicono tuttavia come il santo sia potuto approdare a Fossanova, l’esemplarità del suo contegno nei pochi giorni che vi è stato ospite, l’affettuoso amore di cui l’hanno circondato i monaci, la morte santa che lo ha colto fra queste mura, la sorte dei suoi resti mortali. Sembra doveroso farlo ora, a complemento di quanto già detto nella parte storica di questo lavoro e a chiusura di questa guida la quale rimarrebbe lacunosa se non dedicasse di proposito due parole a chi più di ogni altro ha onorato il monastero con la sua presenza, già allora tanto significativa, ambita e preziosa.

È risaputo infatti che, tra le personalità geniali che onorano l’umanità, un posto non secondario l’occupa san Tommaso d’Aquino, filosofo tra i più grandi di tutti i tempi, non meno che teologo illustre della Chiesa di Dio. Conoscitore profondo di tutto lo scibile del suo tempo, particolarmente della dottrina aristotelica, era capace – per la portentosa memoria che gli consentiva di ritenere quanto leggeva – di assimilare, arricchire del suo, sintetizzare ed esporre con estrema chiarezza ogni materia; e tanta capacità egli l’attribuiva con sincera umiltà ad una grazia del Signore. Quest’uomo a cui dovevano tanto le università di Parigi e di Napoli per avervi egli insegnato e a cui deve tutt’ora l’umanità, ha legato il suo nome anche all’abbazia di Fossanova, dove ha trascorso  gli ultimi giorni della sua vita e trovato riposo per 75 anni. Continua a leggere

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L’anima nella concezione cristiana

Nahtod_Christentum_0345131edeCos’è l’anima, secondo la concezione cristiana? Esiste prima del corpo? E dopo la morte, continua a esistere individualmente o viene «assorbita» da Dio? E la confusione con altre forme di pensiero legate a correnti filosofiche, religioni orientali o tendenze «di moda»?

Le domande, di fronte alle quali siamo, riempiono scaffali di libri, perciò ci scusiamo se la risposta è, come si dice, a braccio. La teoria cristiana dell’essere stabilisce che Dio è creatore del mondo: la creazione è un atto libero di Dio che dal nulla (ex nihilo) pone nell’essere altri enti da se stesso diversi. Questo nega che il mondo abbia carattere panteistico e nega alle cose qualsiasi attributo divino.
In altri termini Dio ha la sua natura e le cose la loro, e non si confondono, e quindi neppure si amalgamano altrimenti non avremmo né Dio né la cosa/anima, ma un terzo elemento che non sapremmo neppure come definirlo. Contro tutte quelle correnti e mode di pensiero citate quindi per il cristianesimo non vi potrà mai essere una commistione tra Dio e le cose e le anime: una cosa o esiste in sé o non esiste, ma non è riassorbibile dall’essere divino. Continua a leggere

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La sofferenza e il suo significato

13_4_02Se chiedeste ad un conoscente, anche cristiano, come auspicherebbe di morire, nella stragrande maggioranza dei casi, dopo gli scongiuri di rito, vi risponderebbe che preferirebbe una morte improvvisa; basta non soffrire. Il che è umanamente del tutto comprensibile.

Se poi andiamo a rivedere nei libri di devozione alcune preghiere, come ad esempio le Litanie dei Santi che risalgono ai primi secoli dopo Cristo, troviamo che la morte improvvisa è considerata una vera sventura; infatti in una di queste si recita espressamente: “A subitanea et improvisa morte, libera nos Domine”.

Che la morte improvvisa sia un evento cattolicamente indesiderabile viene indicato e supportato da una delle 15 promesse che la Santa Vergine del Rosario fa a tutti coloro che la invocano: chi lo reciterà devotamente meditando i Misteri…“non perirà di morte improvvisa”. Continua a leggere

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La straordinaria potenza della preghiera

Un ricercatore di fama, lo scienziato americano Dr. N.J. Stowel, ha misurato l’effetto della preghiera. Egli racconta:

roumanie1_2“Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana. Un giorno lavoravo in  un grande laboratorio patologico di una clinica. Ero occupato a misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire, e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto. Eravamo 5 scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a 500 gradi a destra nei valori positivi e 500 gradi a sinistra in quelli negativi. Continua a leggere

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Mysterium Iniquitatis

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L’uomo combatte il male e ha ragione di farlo, ma sbaglia quando pensa di poterlo vincere da solo, con le proprie forze. Il supremo male fisico è la morte, su questo tutti concordano, ma spesso oggi ci illudiamo cercando il segreto dell’immortalità nella medicina che dovrebbe allungare indefinitamente la durata della nostra vita. Nel frattempo cerchiamo di rimuovere il pensiero della nostra morte opponendo i piaceri della vita alla filosofia del Vangelo che parte dall’accettazione della morte e della sofferenza fisica. Il segreto dell’immortalità esiste, ma è di ordine spirituale, è la vita eterna, e l’unica via per raggiungere la felicità eterna è quella di vincere  nella vita temporale il peccato, che è l’unica ragione dei mali fisici e morali che ci sommergono. Continua a leggere

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La morte naturale è prolife!

Commemorazione di tutti i fedeli defunti

La commemorazione dei fedeli defunti al 2 novembre ebbe origine nel 998 nel monastero benedettino di Cluny per iniziativa di S. Odilone (quinto abate di Cluny); il fatto che migliaia di monasteri benedettini dipendessero da Cluny favorì l’ampio diffondersi della commemorazione in molte parti dell’Europa settentrionale.

Nel 1311 anche a Roma venne istituita ufficialmente la memoria dei defunti mentre il privilegio delle tre Messe al 2 novembre, accordato alla sola Spagna nel 1748, fu esteso alla Chiesa universale, da Pp Benedetto XV (Giacomo della Chiesa, 1914-1922), solo nel 1915.

Scopo della commemorazione di tutti i defunti in passato era quello di suffragare i morti; di qui le Messe, la novena, l’ottavario, le preghiere al cimitero. Questo scopo naturalmente rimane; ma oggi se ne avverte un altro altrettanto urgente: creare nel corso dell’anno un’occasione per pensare religiosamente, cioè con fede e speranza, alla propria morte. Spezzare la congiura del silenzio riguardo ad essa.

Quando nasce un uomo, diceva S. Agostino, si possono fare tutte le ipotesi: forse sarà bello, forse sarà brutto, forse sarà ricco, forse sarà povero, forse vivrà a lungo, forse no. Ma di nessuno si dice: forse morirà, forse non morirà. Questa è l’unica cosa assolutamente certa della vita. Continua a leggere

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Liturgia: no all’abilità manipolatoria. Joseph Ratzinger

Peter Seewald:

“Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale”.

Mio Signore e mio Dio, abbi pietà di noi!

Cardinale Joseph Ratzinger:

C’è bisogno come minimo di una nuova consapevolezza liturgica che sottragga spazio alla tendenza a operare sulla liturgia come se fosse un oggetto della nostra abilità manipolatoria. Siamo giunti al punto che dei gruppi liturgici imbastiscono da sé stessi la liturgia domenicale. Il risultato è certamente il frutto dell’inventiva di un pugno di persone abili e capaci.

Ma in questo modo viene meno il luogo in cui mi si fa incontro il totalmente Altro, in cui il sacro ci offre se stesso in dono; ciò in cui mi imbatto è solo l’abilità di un pugno di persone. E allora ci si accorge che non è quello che si sta cercando. È troppo poco, e insieme di qualcosa di diverso. La cosa più importante oggi è riacquistare il rispetto della liturgia e la consapevolezza della sua non manipolabilità. Reimparare a riconoscerla nel suo essere una creatura vivente che cresce e che ci è stata donata, per il cui tramite noi prendiamo parte alla liturgia celeste. Continua a leggere

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LA CRISI DELLA FEDE- Padre Livio intervista Mons. Maggiolini

Presentiamo la trascrizione dell’intervista a Mons. Alessandro Maggiolini (compianto vescovo di Como), condotta da Padre Livio Fanzaga dai microfoni di Radio Maria. L’intervista ha per tema il libro di Mons. Maggiolini che fa riferimento all’interrogativo che troviamo nel Vangelo di Luca: “Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”.

In un momento di forte crisi, di tramonto delle ideologie, di smarrimenti e insicurezze, anche il Cristianesimo e la Chiesa sembrano in pericolo, ridotte a un gruppo di affezionati, mentre la fede viene spesso presentata in forma parziale e annacquata, palese sintomo di una incalzante crisi di fede.

 

“Ma il figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla Terra?”

 

PADRE LIVIO – Abbiamo con noi Mons. Maggiolini, vescovo di Como. Come sapete a Mons. Maggiolini è stata affidata proprio alla sua competenza – nella stesura del Catechismo della Chiesa Cattolica – quella parte che riguarda i Novissimi, cioè le ultime realtà della storia, della Chiesa e anche della vita umana. Con questo libro tascabile, edito da Bompiani, Mons. Maggiolini tocca le tematiche che riguardano, non soltanto la fine dei tempi, ma la presenza della Chiesa oggi. Prendendo lo spunto da una frase del Vangelo che proprio Paolo VI aveva fatta sua in un momento di difficoltà e di crisi della Chiesa, Mons. Maggiolini ha cercato di interpretare il momento storico attuale della Chiesa. Siamo in un momento di crisi della fede e di perdita della fede? Quali sono le prospettive, quali sono gli sbocchi di questa lotta? Sembrerebbe una lotta fra il bene e il male che in questo momento sembra attaccare la Chiesa in modo tale che il Sinodo dei Vescovi ha detto – per quanto riguarda l’Europa – che siamo di fronte a un’apostasia silenziosa. Ecco, eccellenza, noi la salutiamo e iniziamo chiedendole: perché questo titolo così drammatico nel suo libro?

MONS. MAGGIOLINI – Perché ho l’impressione che quando si parla della storia umana e della Chiesa dentro la storia umana anche alcuni teologi sembra che si anestetizzino e che dormicchino. Cioè, pensano alla storia come qualcosa che si evolve lemme lemme, tutta facile, mentre se si guarda alla Sacra Scrittura e alla Tradizione vediamo che la storia è lotta e dramma. L’attore principale è Dio, però c’è anche il demonio e c’è quell’enigma che è la libertà umana, la quale può dire di sì o di no alla proposta di Dio. Di conseguenza scatta un combattimento, una lotta, un dramma che non può essere evitato. Se viene evitato vuol dire che si passa accanto alla storia o sopra la storia, non si è dentro il divenire umano e cosmico.

Oggi l’uomo vuole rendersi autonomo da Dio.

PADRE LIVIO – Eccellenza, la domanda che a me preme di più è questa: nella sua lettura dell’attuale situazione della Chiesa e della cristianità, lei vede in atto una crisi di fede?
MONS. MAGGIOLINI – Io vedo in atto una crisi di fede, su questo non ho dubbi. Anche perché non basta per avere la fede mantenere qualche “straccetto” colorato e mostrarlo per dire che si ha qualcosa d’altro. Manca la fede quando manca la certezza che Gesù Cristo è Figlio di Dio. Non più tardi di ieri c’era l’idea del musulmano filo-occidentale che diceva: “ma sì, fate il presepio perché anche i musulmani hanno Gesù…”. Certo, hanno Gesù, ma hanno Gesù come un profeta, non come figlio di Dio! A me un Gesù profeta o un Gesù maestro, un Gesù poeta o un Gesù filosofo non interessa proprio niente! A me interessa il Figlio di Dio che viene a salvarmi dai miei peccati e mi dà la grazia. La mia impressione è che si stia riducendo il cristianesimo a una bella dottrina facile, molto agevole da mettere in pratica, dopodichè del cristianesimo non rimane più niente. Continua a leggere

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Chiara e la croce

Dice suo marito Enrico:

Quando vedevo Chiara che stava per morire ero ovviamente molto scosso.

Quindi, ho preso coraggio e poche ore prima – era verso le otto del mattino, Chiara è morta a mezzogiorno – gliel’ho chiesto.

Le ho detto: “Chiara, amore mio, ma questa Croce è veramente dolce, come dice il Signore?”.

Lei mi ha guardato, mi ha sorriso e con un filo di voce mi ha detto: «Sì, Enri’, è molto dolce”.

Così, tutta la famiglia, noi, non abbiamo visto morire Chiara serena: l’abbiamo vista morire felice, che è tutta un’altra cosa».

 

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