Articoli con tag: matrimonio

La gratitudine

Una moglie può essere grata per la morte del proprio marito?
Se, dopo un percorso di preghiera quasi ininterrotta… se, superando gli scrupoli tipo “potevo fare di più…” oppure “potevo agire diversamente…” dimentica se stessa e il proprio dolore… si, che può essere grata.

Ieri sono andata a confessarmi da un Padre domenicano particolarmente illuminato per quanto riguarda gli scrupoli. Con la preghiera, la logica, con la buona volontà, sono quasi riuscita a farmene una ragione della morte di mio marito, ma non riuscivo a superare l’ostacolo del suo ultimo ricovero e piangevo spesso, non lacrime di sollievo ma lacrime amare, lacrime di colpa, lacrime di dolore.

Era andato tutto storto fin dall’inizio dell’ultimo ricovero di Mimmo,…storto secondo le logiche umane. Mio marito è stato trasferito lì dall’ospedale di Luino per una riabilitazione in uno stato di salute già molto compromesso, ma io continuavo a lottare dentro di me per la sua vita. Eppure, nello stesso tempo, ero convinta che qualcosa stesse per cambiare, il cambiamento lo osservavo in lui, vedevo che si allontanava dalla sua esistenza terrena per arrivare a quella eterna. Sempre meno interessato a ciò che lo circondava ma grato per ogni visita degli amici e suppongo, consapevole che sarebbe stata l’ultima. Era come se tutto di lui fosse raccolto nella sua anima, come se avesse l’appuntamento fisso con il suo Creatore dentro di lui.

In quell’ultimo ricovero che ricordavo fino a ieri come un incubo, lui ha bruciato le tappe, da camminata veloce era passato al running, correre, correre, correre, non c’era tempo da perdere.

Ha subìto l’omissione di soccorso, ed io non ero stata in grado di impedirlo, non me ne ero resa conto…così come non me ne ero resa conto pienamente che lo stavano trattando come un paziente qualunque e non come una persona che stava per morire. Ecco il perché dei miei sensi di colpa… avrei dovuto intervenire subito. Il medico aveva chiesto a me che cosa doveva fare e dovevo minacciarlo per fargli chiamare l’ambulanza per portarlo al Pronto Soccorso. E Mimmo era li, nel letto, chiedeva aiuto con voce flebile, ma calma, non era agitato.

Fino a ieri ho avuto queste immagini davanti ai miei occhi, mi sentivo in colpa di non aver fatto di più, non aver agito diversamente, non riuscivo a perdonarmi. Poi questo giovane Padre nel confessionale mi ha detto che laddove l’uomo non arriva con le proprie forze, ci si mette Dio e compie l’opera secondo la Sua volontà per il maggior bene di tutti…e che proprio nei momenti nei quali l’uomo, nella sua presunzione di aver sotto controllo tutto, non si intromette nell’opera di Dio, le cose funzionano, e io mi sono rilassata. Finalmente ho potuto piangere di sollievo davanti al crocifisso del Duomo.

Poco prima che arrivasse l’ambulanza, Mimmo stava guardando davanti a sé ed a voce alta e chiara e con sguardo lucido, ha detto: “Io muoio!”. Poi si è fatto il segno della croce che comprendeva tutto il suo tronco e ha alzato leggermente le braccia come se volesse consegnarsi a Qualcuno in tutta tranquillità ed è stato un momento di estrema solennità. Subito dopo è arrivata l’ambulanza, gli hanno dato la maschera d’ossigeno e lui si è totalmente rilassato, respirava molto meglio.

Arrivato nel Pronto Soccorso di Crema, ospedale che lui conosceva bene e dove si è sempre sentito voluto bene, ha sorriso per l’ultima volta alla mia amica Carmen che lo stava aspettando mentre io dovevo raccogliere le sue cose nell’altra clinica. Un sorriso che, lo so, le stava arrivando più dal cielo che dalla terra. Da quando aveva detto “Io muio!”, lui era cambiato, era già per la strada…una strada bellissima, quella del 12 dicembre.

Lo sapevo già, tutti lo sappiamo, ma osservando mio marito, ho veramente compreso che bisogna vivere come si desidera di morire. Lui ha recuperato tutto in pochi mesi, completato in pochissimi giorni. Se penso a lui, a come era negli ultimi tempi, ho davanti agli occhi un agnellino che non si lamentava mai. E io sono grata, davvero grata, che ora sta bene, che non soffre più, che è felice. Se la merita tutta, quell’eterna felicità.

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Finchè morte non vi separi

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola”  (Mt. 19,5)

segnung brautpaarOggi molti, anche tra coloro che si considerano cattolici, si domandano perché questi preti e questi Papi, nel corso della storia, sono sempre intervenuti in questioni che non li riguardano, loro che non si sposano, non convivono, non hanno figli? Ma il matrimonio è sempre stato sentito presso tutti i popoli come una cosa pubblica e sacra. Esso infatti fin dall’età della pietra, fu celebrato dal capotribù o dallo stregone e circondato da ogni genere di tabù. Solo le eresie nate in casa cristiana (marxismo, illuminismo e femminismo) hanno osato ridurlo ad affare puramente privato. Il cristianesimo, fondandosi su quel diritto naturale che esplicitamente Cristo dichiarò di voler portare a perfezione, afferma che i ministri del sacramento matrimoniale sono gli sposi, che per la validità è essenziale il solo consenso, che il sacerdote è solo un teste qualificato.

Nessuno, ragionevolmente, può negare che fu la Chiesa, elevando il matrimonio ad istituzione divina, a introdurre l’inaudita novità dell’uguaglianza dell’uomo e della donna sia riguardo al dovere della fedeltà reciproca, sia riguardo al diritto di esprimere un libero consenso. Il Cattolicesimo ha insegnato che il matrimonio è una vocazione, e la sessualità va vissuta come dono reciproco. Durante i primi secoli, la Chiesa rifiutò decisamente l’eresia manichea  che riteneva il mondo profondamente corrotto, è lottò sul piano teologico contro l’idea che il sesso fosse un male in sé.

S. Paolo tratteggia magnificamente, nel celeberrimo cap. 5 della sua lettera agli Efesini, quello che ancora oggi rappresenta la bellezza e  l’importanza incommensurabile del matrimonio cristiano, per la Chiesa e per la società intera. “Per la durezza del vostro cuore”, dice Gesù al suo popolo, Mosè vi ha dato queste leggi che io sono venuto a perfezionare. Cristo introduce la pari dignità, spirituale, tra uomo e donna: per questo vieta la lapidazione e condanna il ripudio. Continua a leggere

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Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura

Un anno fa il travolgente successo di Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura. Adesso, tra pochi giorni (il 19 settembre per la precisione), giunge finalmente in libreria l’atteso secondo libro di Costanza Miriano: Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura, edito da Sonzogno.

In Sposati e sii sottomessa, libro scritto splendidamente e di agile lettura, nato da colloqui di vita quotidiana con amiche, amici, parenti, confidenti, colleghe e colleghi di lavoro, semplici conoscenti, l’autrice ha dispensato sotto forma epistolare consigli “forti” in tema di vita familiare e/o di “avviamento al matrimonio”. E lo ha fatto alla sua maniera: senza traccia di toni sentenziosi e giudicanti ma con fine eleganza, semplicità, limpidezza e una massiccia dose di ironia.

Un impasto ben assemblato di ragione, esperienza, gioia, humor e ortodossia. C’è da aspettarsi che anche in questo secondo libro la leggerezza dello stile si accompagni a contenuti sostanziosi. Chi ha detto poi che certa afflitta gravità sia una virtù cristiana? Per G. K. Chesterton, che la Miriano conosce e cita, è vero esattamente il contrario: «La serietà non è una virtù. […] La solennità discende dagli uomini naturalmente; il riso è uno slancio. È facile esser pesanti, difficile esser leggeri. Satana è caduto per la forza di gravità».

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Santa Brigida di Svezia

Cari fratelli e sorelle,

nella fervida vigilia del Grande Giubileo dell’Anno Duemila, il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II proclamò santa Brigida di Svezia compatrona di tutta l’Europa. Questa mattina vorrei presentarne la figura, il messaggio, e le ragioni per cui questa santa donna ha molto da insegnare – ancor oggi – alla Chiesa e al mondo.

Conosciamo bene gli avvenimenti della vita di santa Brigida, perché i suoi padri spirituali ne redassero la biografia per promuoverne il processo di canonizzazione subito dopo la morte, avvenuta nel 1373. Brigida era nata settant’anni prima, nel 1303, a Finster, in Svezia, una nazione del Nord-Europa che da tre secoli aveva accolto la fede cristiana con il medesimo entusiasmo con cui la Santa l’aveva ricevuta dai suoi genitori, persone molto pie, appartenenti a nobili famiglie vicine alla Casa regnante.

Possiamo distinguere due periodi nella vita di questa Santa.

Il primo è caratterizzato dalla sua condizione di donna felicemente sposata. Il marito si chiamava Ulf ed era governatore di un importante distretto del regno di Svezia. Il matrimonio durò ventott’anni, fino alla morte di Ulf. Nacquero otto figli, di cui la secondogenita, Karin (Caterina), è venerata come santa. Ciò è un segno eloquente dell’impegno educativo di Brigida nei confronti dei propri figli. Del resto, la sua saggezza pedagogica fu apprezzata a tal punto che il re di Svezia, Magnus, la chiamò a corte per un certo periodo, con lo scopo di introdurre la sua giovane sposa, Bianca di Namur, nella cultura svedese. Continua a leggere

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Il matrimonio cristiano come risposta alle domande attuali – Card. J. Ratzinger

Le domande su questioni e preoccupazioni attuali ci riportano al nostro punto di partenza: la concezione cristiana su matrimonio e famiglia.

1. “La realizzazione del sé”, concepita come concorrenza in confronto al prossimo e come limitazione della propria libertà, rimane sempre un’espressione fatale. In realtà, l’uomo raggiunge il massimo della propria realizzazione nel totale dono di sé. Gesù, infatti, con questa parola centrale del Vangelo ci dice in modo inequivocabile: “Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita…la troverà.” (Mt16, 25)
Soltanto nel tu ed attraverso il tu posso trovare il mio io; ma non ci riuscirò certamente rimanendo sulla difensiva senza mai rivelare nulla di me stesso e della mia vita. Prendiamo come esempio la parabola dove si parla dei talenti: essi crebbero quando furono spesi; colui, invece, che li sotterrò perse le sue potenziali opportunità (cfr.Mt25, 14-30). Il farsi dono ad una persona e la fedeltà che accompagna questo dono non sono perciò in alcun modo in contrapposizione alla propria libertà ma al contrario costituiscono il suo vero principio. L’espressione massima della libertà consiste nella capacità di prendere le proprie decisioni e nel coraggio di renderle definitive. Chi nella sua vita non osa il passo decisivo trascura l’investimento sulla propria libertà che rimane sterile invece di portare l’uomo alla maturazione la quale, a sua volta, trae forza dal definitivo. Soltanto un amore pronto a farsi dono totalmente all’altro è un amore capace di perseverare fino alla fine – “finché morte non vi separi” – soddisfacendo così il desiderio umano di un amore profondo e spirituale in pieno rispetto della propria dignità.

2. Per questo motivo, anche l’ufficializzazione pubblica del reciproco amore, rappresentata dall’aspetto spirituale e legale del sacramento, non è in contraddizione del suo aspetto personale ed intimo. Sì, l’amore tra uomo e donna è squisitamente personale, ma proprio per questo non è una questione privata o una cosa qualunque. Da questo amore dipende il presente ed il futuro di una comunità anzi, di tutta l’umanità in genere. Mai nella storia, perciò, sono esistite delle comunità che hanno lasciato queste unioni in preda al caso ma piuttosto sono state formate e custodite in tutte le loro trasformazioni lungo i tempi. Solo nell’unione sacramentale l’amore tra l’uomo e la donna può trovare la sua dignità e forza per resistere tutta una vita. In relazione a ciò vi citerò adesso alcuni frasi scritte da un cattolico laico in retrospettiva del suo matrimonio: “Il nostro matrimonio ha conosciuto periodi durante i quali la grazia di Dio si è letteralmente ‘esaurita’ a causa della nostra cecità, della nostra caparbietà ma anche, senza volerlo, a causa delle nostre debolezze fisiche senza, tuttavia, abbandonarci neanche per un istante. Mai ci ha sfiorato il pensiero: tra noi è finito, la nostra unione si è ridotta ormai ad una larva. Invece la grazia ci ha sempre portati alla convinzione che era oggettivamente impossibile pensare ad un fine del nostro matrimonio.” 8)

3. Vorrei aggiungere un’ultima cosa: un figlio non è una minaccia, non è una limitazione della libertà e non rappresenta in alcun modo un ostacolo nella realizzazione di se stessi.
Anche oggi, la speranza per l’umanità non deve essere ricercata nelle ultime scoperte delle ricchezze della terra, né nel patrimonio accumulato, né nelle acquisite capacità tecniche, ma si fa trovare nella facoltà inventiva della mente umana e nella forza d’amore del suo cuore.
Le ricchezze della terra sono già state saccheggiate prima del previsto, i patrimoni accumulati si stanno esaurendo e la tecnologia cerca in continuazione di superare se stessa. L’unico capitale sul quale investire per il futuro è l’uomo con le sue sempre nuove potenzialità. Alla fine sono soltanto la mente e l’anima che possono salvare l’uomo ma, d’altra parte sia l’una che l’altra, attraverso vie errate, possono portare alla distruzione dell’uomo e della terra. Questo fa capire il peso della nostra responsabilità e nello stesso tempo rileva l’assoluta necessità di una fede che preserva la mente e lo spirito dal precipizio.
Inoltre evidenzia il fatto che chi, in preda alla realizzazione di se stesso pensa soltanto a salvare il proprio patrimonio ed il proprio piacere, sta seppellendo il proprio futuro, chiudendosi all’unica forza che gli assicurerebbe il suo futuro: un figlio.
Nell’Antico Testamento, la fertilità del matrimonio viene definita come la sua “benedizione” e questo dovrebbe farci riflettere perché significa che essa è, in anticipo della sua realizzazione, radicata nel nucleo stesso del sacramento. 9)

La domanda sul matrimonio e sulla famiglia riguarda il presente ed il futuro di tutti, ma noi cristiani abbiamo un compito determinante e di grande responsabilità. Per questo motivo mi rivolgo ai giovani della Chiesa e vi supplico: non fatevi ingannare da falsi luoghi comuni, da parole che promettono “libertà” ma intendono “denaro”, “piacere” e “potere”. Non fatevi intimidire dalla dittatura delle abitudini, dall’imposizione di ciò che “si” fa o “si” dice! Interrogatevi sempre sul “perché” delle cose! Approfonditele fino in fondo! La vera alternativa alle forme obsolete di un mondo malato è la fede cristiana che libera dall’egoismo, insegna ad avere fiducia e ci farà capire e riscoprire il vero senso delle parole delle Sacre Scritture: E Iddio vide tutto quello ch’egli aveva fatto; ed ecco, era molto buono; è molto buono vivere ed essere uomo (cfr.Gen1, 31).
Allo stesso modo mi rivolgo a voi, adulti ed anziani: se i giovani abbiano o no il coraggio di investire nella fedeltà, nel matrimonio e nella famiglia, dipende in maniera determinante dal vostro esempio di vita. Se loro si sentono logorati da litigi ed egocentrismi provenienti dai loro ambienti familiari è facile che giudichino il matrimonio e la famiglia con disprezzo. Se d’altra parte, nonostante gli inevitabili fallimenti della natura umana e tutte le nostre mancanze, intravedono nella disponibilità di essere presenti l’uno per l’altra, la vittoria sull’io per trovare in questa reciprocità una forza liberatoria, allora non saranno preda di coloro che presentono come schiavitù: l’obbedienza, l’amore e l’essere servizievole e non scherniranno le virtù della fede. Impareranno invece, attraverso l’unione leale dei genitori a credere nella leale alleanza di Dio, che in ultima analisi l’ha resa possibile.
Durante la cerimonia del matrimonio ed al momento del “si”, lo sposo e la sposa appoggiano le loro mani l’una dentro l’altra ed il sacerdote le copre con la sua stola. Questa immagine è eloquente: la promessa degli sposi, il loro “si” potrà perdurare nell’unione in Gesù Cristo e nel sacramento della Chiesa, e la mano di uno riuscirà a tener stretta la mano dell’altra. In questo modo è possibile che il matrimonio e la famiglia crescano ed in essi si compirà il piano della creazione di Dio nell’uomo. Attraverso l’edificazione della famiglia sarà edificato l’uomo, l’umanità, la Chiesa e il mondo.
Che la nostra viva aspirazione sia il desiderio di realizzare il piano di divino sempre di più, e per questo ci conceda la Sua benedizione Dio Onnipotente, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.

Monaco, Festa della Candelora, 1980
Joseph Cardinal Ratzinger
Arcivescovo di Monaco e Frisinga

NOTE:

8)Christlich gelebte Ehe. Erfahrungen eines Laien, Internat. kath. Zeitschrift 3 (1974) 400-404, Zitat 403.

9)Questi tre punti dovrebbero chiarire nel modo più coinciso possibile che cosa intende la tradizione quando spiega le caratteristiche del matrimonio secondo l’insegnamento dei tre “valori”: fides (esclusività della fedeltà nel senso di un matrimonio monogamo), proles (intento fondamentale del matrimonio basato sulla famiglia e sulla fecondità), sacramentum (essere partecipe dell’alleanza Cristo-Chiesa e perciò l’indissolubilità).

Categorie: Matrimonio e famiglia | Tag: , , | 8 commenti

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