Articoli con tag: educazione

Ma i santi non vanno al bar?

Ragazzi, attenzione prego! Oggi parliamo di santità!

I giovani sbadigliano se presentiamo loro la santità in modo anacronistico. Bisogna spiegare loro la bellezza della santità, che va cercata nell’intimo della propria esistenza, dove la voce di Dio ci chiama, ci consiglia, ci guida. Bisogna insegnare loro a donarsi ed affidarsi allo Spirito che dà la saggezza per discernere la strada da intraprendere.

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Che c’entra la santità ai tempi di facebook?

Quando si parla di santità oggi, l’immaginario di tanti passa istintivamente all’idea delle statue, delle processioni, delle candele, dei baci ai piedi delle statue di madonne e santi posti in chiesa, di feste paesane e di beatificazioni in piazza San Pietro. Confondiamo spesso infatti nella vita di ogni giorno la santità con le nostre devozioni particolari e private. E forse proprio tutto questo genera in molti giovani scetticismo e indifferenza, perché questi discorsi sembra che a loro non dicano proprio niente. Il linguaggio, gli atteggiamenti, la mentalità, l’ambiente stesso dei giovani non hanno nulla a che vedere con i discorsi e i cammini di santità. Il loro mondo è ben altro. Fatto di scuola, di sport, di sogni, di amici, di noia; talvolta è sballo, talvolta sesso, talvolta alcool, talvolta droga. Per molti di loro la vita si comprende e si svolge in internet e su facebook. Continua a leggere

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Con quale autorità?

Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. “Onora tuo padre e tua madre”, è questo il primo comandamento associato ad una promessa: “perché tu sia felice e goda di una lunga vita sopra la terra”.   (Ef. 6,1-3)

617032_erziehen-kein-kinderspielStiamo navigando senza bussola in mare aperto. Abbiamo disimparato l’arte di educare, le norme comuni sono andate perdute e si è diffusa la convinzione che la scuola penserà a tutto, che i bambini cresceranno comunque, in un modo o nell’altro. Oggigiorno i giovani non vengono più allevati, ma si limitano a crescere. Sono circondati da educatori impersonali e onnipresenti, come la televisione o le lusinghe della moderna società dei consumi. Continua a leggere

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Nel nome del Padre

vater-sohn-springt-xs-iStock_000005012679Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa; lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei…   (Efes.  5,21-23)

Viviamo  in una “società senza padri”, come da qualche anno, non si stancano di ripetere psicologi e sociologi della famiglia. Mancano i padri, nel senso che mancano i maestri: vuoi perché non hanno  tempo, vuoi perché hanno trovato più comodo darsi alla latitanza, vuoi perché non sanno più cosa insegnare o perché molti padri si sono adeguati all’idea di non esserci più: preferiscono fare gli amiconi, i complici, i compagni di gioco.

Ve li ricordate i padri di qualche decennio fa, i nostri padri e i nostri nonni? Il loro semplice sguardo valeva più di mille discorsi. Il loro esserci, il loro tornare a casa era un atto domestico e formale allo stesso tempo. Se c’era papà tutto tornava al suo posto. E magari non erano padri esaltanti sul piano emotivo ed erano pieni di difetti, ma erano solidi perché fedeli al loro ruolo. Continua a leggere

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Catechismo: una nuova stagione – di Mario Palmaro

Per qualche decennio si è pensato di poterne fare a meno: lo studio della dottrina, con domande e risposte precise, sembrava una pratica superata. Ma a partire dal Catechismo del 1992 è iniziata una nuova stagione: studiare i contenuti della fede cattolica è indispensabile. Magari recuperando lo storico Catechismo di san Pio X 

Anche se molti non se ne sono accorti, il catechismo è tornato. Prima ci fu il testo, indubbiamente ponderoso, del 1992, che compie quindi vent’anni esatti; e poi venne il Compendio curato da Benedetto XVI. Due mosse del Magistero che dicono una cosa sola: il tema della catechesi è di nuovo d’attualità

Non che il catechismo fosse mai stato abolito dalla Chiesa, o che qualcuno avesse stabilito che se ne poteva fare a meno. Ma c’è stato un periodo piuttosto lungo nel quale molti cattolici hanno abbandonato lo studio e l’insegnamento della dottrina. Un clamoroso campanello d’allarme di fronte a questa deriva venne suonato nel 1968 da Paolo VI, con la sua clamorosa decisione di proclamare solennemente ancora una volta la fede della Chiesa leggendo davanti al mondo il “Credo”, nella versione da lui stesso composta. Montini avvertiva la confusione in atto nella teologia contemporanea, lacerata da pulsioni oggettivamente eterodosse. 

Il Catechismo come “esperienza” 
La crisi del catechismo non era, però, solo al livello delle elite e degli ambienti colti, dei professori e dei chierici. Sul finire degli Anni Sessanta si stava diffondendo l’idea che i vecchi sistemi di insegnamento del catechismo – a cominciare dalla “dottrina” rivolta ai bambini – erano ormai superati, poiché riducevano tutta la faccenda allo studio mnemonico di alcune formule. Bisognava dunque – si diceva – mandare in pensione il Catechismo di san Pio X con la sua enunciazione per domande e risposte, e rimpiazzarlo con un modo completamente diverso di formare i cristiani, piccoli e adulti. Basta frasi da studiare a memoria, basta verifiche per stabilire il grado di preparazione, basta a maggior ragione con qualunque forma di “bocciatura” per i candidati a ricevere un certo sacramento. Continua a leggere

Categorie: La Cattedrale | Tag: , , , , , , , , | 5 commenti

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