Articoli con tag: Dio

Autostima e Cristianesimo

Padre Michel Esparza, sacerdote che esercita il suo ministero pastorale a Logroño, è filosofo e teologo ed autore del libro “El pensamiento de Edith Stein” (“Il pensiero di Edith Stein”- Eunsa).

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L’autostima non è considerata in maniera positiva negli ambienti cristiani, perché sembra contrapporsi all’umiltà. Lei, invece, pensa che l’autostima e il Cristianesimo siano complementari. In che modo? 

Esparza:  Sì, a prima vista l’autostima sembra opposta all’umiltà, perché pensiamo che sia umile chi non si prende troppo sul serio. Se, però, consideriamo la cosa in modo più approfondito, ci rendiamo conto del fatto che l’umiltà si traduce in un dimenticarsi spontaneamente di se stessi, vale a dire è umile innanzitutto chi non pensa troppo a sé.
Questo egocentrismo non si riscontra solo nelle persone vanitose ed arroganti, ma anche in quelle che si sottovalutano: anche la falsa modestia e l’autorifiuto sono contrari all’umiltà. Per essere umili, quindi, è necessario accettarsi per come si è; è necessario, anzi, amarsi pur sapendo che si hanno dei difetti. Continua a leggere

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Ma i santi non vanno al bar?

Ragazzi, attenzione prego! Oggi parliamo di santità!

I giovani sbadigliano se presentiamo loro la santità in modo anacronistico. Bisogna spiegare loro la bellezza della santità, che va cercata nell’intimo della propria esistenza, dove la voce di Dio ci chiama, ci consiglia, ci guida. Bisogna insegnare loro a donarsi ed affidarsi allo Spirito che dà la saggezza per discernere la strada da intraprendere.

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Che c’entra la santità ai tempi di facebook?

Quando si parla di santità oggi, l’immaginario di tanti passa istintivamente all’idea delle statue, delle processioni, delle candele, dei baci ai piedi delle statue di madonne e santi posti in chiesa, di feste paesane e di beatificazioni in piazza San Pietro. Confondiamo spesso infatti nella vita di ogni giorno la santità con le nostre devozioni particolari e private. E forse proprio tutto questo genera in molti giovani scetticismo e indifferenza, perché questi discorsi sembra che a loro non dicano proprio niente. Il linguaggio, gli atteggiamenti, la mentalità, l’ambiente stesso dei giovani non hanno nulla a che vedere con i discorsi e i cammini di santità. Il loro mondo è ben altro. Fatto di scuola, di sport, di sogni, di amici, di noia; talvolta è sballo, talvolta sesso, talvolta alcool, talvolta droga. Per molti di loro la vita si comprende e si svolge in internet e su facebook. Continua a leggere

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Guerre e rumori di guerre

di Andrea Torquato Giovanoli

«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa» (Matteo 10,34-36).

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Stamattina, pregando il Benedictus, meditavo come alcuni versetti di quest’inno (Luca 1,71 in particolare: «salvezza dai nostri nemici, e dalle mani di quanti ci odiano») riflettano bene la situazione contemporanea della Chiesa.

Come Israele, che dopo l’entrata nella terra promessa iniziò ad essere avversa alle nazioni contigue, le quali a turno cominciarono a muovergli contro costringendolo a lunghi periodi di snervante ostilità armata; così la Chiesa, che lungo tutto il corso della sua storia, ma specialmente dall’avvento dell’illuminismo in poi, ha vissuto un accanimento crescente nei propri confronti, il quale oggi giorno sembra aver quasi raggiunto l’acme. Continua a leggere

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Nel nome del Padre

vater-sohn-springt-xs-iStock_000005012679Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa; lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei…   (Efes.  5,21-23)

Viviamo  in una “società senza padri”, come da qualche anno, non si stancano di ripetere psicologi e sociologi della famiglia. Mancano i padri, nel senso che mancano i maestri: vuoi perché non hanno  tempo, vuoi perché hanno trovato più comodo darsi alla latitanza, vuoi perché non sanno più cosa insegnare o perché molti padri si sono adeguati all’idea di non esserci più: preferiscono fare gli amiconi, i complici, i compagni di gioco.

Ve li ricordate i padri di qualche decennio fa, i nostri padri e i nostri nonni? Il loro semplice sguardo valeva più di mille discorsi. Il loro esserci, il loro tornare a casa era un atto domestico e formale allo stesso tempo. Se c’era papà tutto tornava al suo posto. E magari non erano padri esaltanti sul piano emotivo ed erano pieni di difetti, ma erano solidi perché fedeli al loro ruolo. Continua a leggere

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Ma come ci si pone il problema di Dio? (II)

Anno della Fede!

Il punto imprescindibile da cui partire consiste nell’abbandonare i miti della modernità e del progresso secondo cui tutto dipende da me, e io sarei il padrone assoluto della mia vita. Io non ho deciso di nascere e questo azzera ogni discussione: mi sono ritrovato a vivere (ccc,34). Noi siamo messi con la nostra intelligenza davanti all’universo  alla vita, a noi stessi: per vivere non possiamo fare a meno di provare a comprendere, e chiediamo alla realtà che cosa essa è.“Perché esiste qualcosa e non il nulla?” (A. Einstein) E’ Dio stesso che ci chiede di capire, quando, come il primo comandamento insegna, ci spinge ad amarlo con tutta la nostra mente e con tutto il nostro cuore(ccc,35). Non ci sono alibi in questo campo, ognuno è chiamato a dare il meglio di se stesso. La scienza in fondo, come la filosofia, sono un tentativo, seppur parziale, di dare risposte a questa domanda.

La Scienza. Dio non è conoscibile scientificamente perché le leggi ricavate dai fenomeni, non possono oltrepassare il mondo dei fenomeni stessi. Per fare questo la scienza non ha né principi, né metodo; non conosce che fatti e concatenazione di eventi. Ma le cause prime non la riguardano in alcun modo, proprio perché queste (le cause prime) sono anteriori all’oggetto dei suoi studi. Sarebbe come voler spiegare il mondo, servendosi del mondo stesso. Si può dire che tutte le spiegazioni che la scienza elabora rappresentano altrettante domande. Solo al di là di queste si può trovare la spiegazione soddisfacente, il cui nome è Dio (ccc,48). Quanto all’interpretazione e all’orientamento della vita umana la scienza è, per sua natura, radicalmente impotente. Che cosa offre infatti di efficace contro il dolore e la miseria morale, i limiti dell’esistenza e la morte?

E la Filosofia? Per essa Dio è al tempo stesso conoscibile ed inconoscibile. Vale a dire che si può dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, perché la ragione oltrepassa i fenomeni e procede dagli effetti alle cause, e di causa in causa, la ragione può tendere ad una causa suprema. Ma il carattere stesso di questo tipo di causa, perché sia in grado di svolgere il ruolo che le si attribuisce, è di essere infinita e di conseguenza inaccessibile in se stessa. In effetti Dio è, per noi quaggiù, inconoscibile in se stesso. Nessun concetto è abbastanza ampio, Lui solo può definirsi. Lui solo può dire se stesso mediante una parola vivente, che è il suo Verbo. Credere in Dio è l’ultimo traguardo della filosofia e il primo passo della Fede. In filosofia è tutta la conoscenza umana che giunge a chiarire debolmente la nozione di Dio. Dal momento dunque che Dio si è rivelato nel mondo, si può trovare traccia di lui, sia nella natura che nella rivelazione (ccc,49).

“Il materialismo è una dottrina filosofica che alle meraviglie visibili attribuisce delle spiegazioni risibili, e alle meraviglie invisibili, quelle dell’anima, delle spiegazioni inesistenti, che non concernono in alcun modo l’ordine dei fatti che essa vuole spiegare. Tutto quaggiù è forma, numero, armonia e ritmo, danza e musica; nulla è materia inerte e cieca. (A. Sertillanges)

(ccc: catechismo della Chiesa Cattolica)

A cura di Palmiro CLERICI

Prima Minicat: Qualche ragione per credere

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Qualche ragione per credere

Un ANNO della FEDE: qualche ragione per credere (I)

Non siamo fatti per il vuoto. La nostra natura più profonda si ribella alla mancanza di senso, anzi alla non corrispondenza tra il senso per il quale siamo stati creati (ccc,1), e quelli artificiali che di volta in volta cerchiamo di darci.

La disperazione esistenziale, oggi così diffusa anche tra i giovani, è legata al fatto che non sappiamo cosa farcene della vita e della libertà,  avendo rinunciato all’unico senso che questa può avere.

Il bisogno di infinito, che si riflette nella nostra incessante ricerca di felicità e bellezza, appartiene a tutti – fingono coloro che dichiarano di non averne necessità. Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa (ccc,27).

La rivelazione giudeo-cristiana ha portato nuove risposte alle domande di sempre, ma ha posto anche nuove domande alla ragione umana, costringendola a prendere atto che la realtà è principalmente una questione d’amore, che il motore stesso della conoscenza umana è una questione d’amore. L’incontro fecondo tra fede e ragione permette, quindi, di inoltrarsi nel mistero della realtà creata (ccc,50).

Ma perché dovremmo realmente interrogarci sull’esistenza di Dio? 

Rifletti su questo: se Dio esiste Egli è tutto e tutto esiste per mezzo di Lui, se Dio esiste gli devi tutto, se Dio esiste devi aspettarti tutto da Lui (ccc,34). E dopo trai le tue conclusioni.

Si può dunque affermare senza timore di cadere nel panteismo (corrispondenza assoluta tra Dio e il mondo) , che tutte le cose sono in Dio e che Dio crea e mantiene in vita tutte le cose create (ccc,279). Ciò serve, inoltre, a spiegare perché nella stessa misura in cui retrocede la fede, diminuisce nel mondo la conoscenza della verità e perché le società che dimenticano Dio, vedono presto il loro orizzonte coprirsi di tenebre; come la storia umana efficacemente  insegna. Per questo la religione è stata considerata da tutti gli uomini e in ogni tempo la base indistruttibile delle società umane (ccc,28). Secondo Platone: “chi estirpa la religione, mina alle fondamenta ogni società umana.”

La fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso. (Giovanni Paolo II – Fides et Ratio)

A cura di Palmiro CLERICI

ccc = catechismo della Chiesa Cattolica

Segue II

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La volontà di Dio e la nostra

«La volontà di Dio su di noi sia ciò che desideriamo» – Massimo Introvigne commenta le parole di Benedetto XVI

Proseguendo nella «scuola della preghiera» dedicata alla preghiera di Gesù, nell’udienza del 1 febbraio Benedetto XVI ha meditato sulla preghiera di Gesù al Getsemani, al Giardino degli Ulivi. Finita l’Ultima Cena, narra il Vangelo di Marco: «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (14,26). Il riferimento a un inno «allude probabilmente al canto di alcuni Salmi dell’hallèl con i quali si ringrazia Dio per la liberazione del popolo dalla schiavitù e si chiede il suo aiuto per le difficoltà e le minacce sempre nuove del presente».

Di solito nei Vangeli Gesù prega in solitudine. Ma «questa volta avviene qualcosa di nuovo: sembra non voglia restare solo» e chiede a Pietro, Giacomo e Giovanni di stargli vicino. Sono gli stessi tre discepoli che aveva chiamato ad essere con Lui sul monte della Trasfigurazione. Eppure più tardi il Signore «pregherà il Padre “da solo”, perché il suo rapporto con Lui è del tutto unico e singolare: è il rapporto del Figlio Unigenito. Si direbbe, anzi, che soprattutto in quella notte nessuno possa veramente avvicinarsi al Figlio, che si presenta al Padre nella sua identità assolutamente unica, esclusiva.».

Ma questa preghiera solitaria non è in contraddizione con la richiesta ai tre discepoli di rimanere vicini. «Si tratta di una vicinanza spaziale, una richiesta di solidarietà nel momento in cui sente approssimarsi la morte, ma è soprattutto una vicinanza nella preghiera, per esprimere, in qualche modo, la sintonia con Lui, nel momento in cui si appresta a compiere fino in fondo la volontà del Padre, ed è un invito ad ogni discepolo a seguirlo nel cammino della Croce».
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Oratio Iudicibus Aptissima – Preghiera dei giudici

Oratio Iudicibus Aptissima

Adsumus, Domine Sancte Spiritus, adsumus peccati quidem immanitate detenti, sed in nomine tuo congregati. Veni ad nos, et esto nobiscum, et dignare illabi cordibus nostris. Doce nos quid agamus, quo gradiamur, et ostende quid efficere debeamus, ut, te auxiliante, tibi in omnibus placere valeamus. Esto solus suggestor et effector iudiciorum nostrorum, qui solus cum Deo Patre et eius Filio nomen possides gloriosum.

Non nos patiaris perturbatores esse iustitiæ, qui summam diligis æquitatem. Non in sinistrum nos ignorantia trahat, non favor inflectat, non acceptio muneris vel personæ corrumpat.

Sed iunge nos tibi efficaciter solíus tuæ gratiæ dono, ut simus in te unum et in nullo deviemus a vero; quatenus in nomine tuo collecti, sic in cunctis teneamus cum moderamine pietatis iustitiam, ut et hic a te in nullo dissentiat sententia nostra et in futurum pro bene gestis consequamur præmia sempiterna.

Amen.

 

Preghiera dei giudici 

Siamo qui dinanzi a te, o Spirito Santo: sentiamo il peso delle nostre debolezze, ma siamo tutti riuniti nel tuo nome; vieni a noi, assistici, scendi nei nostri cuori: insegnaci tu ciò che dobbiamo fare, mostraci tu il cammino da seguire, compi tu stesso quanto da noi richiedi.

Sii tu solo a suggerire e guidare le nostre decisioni, perché tu solo, con Dio Padre e con il Figlio suo, hai un nome santo e glorioso.  

Non permettere che sia lesa da noi la giustizia, tu che ami l’ordine e la pace; non ci faccia sviare l’ignoranza, non ci renda parziali l’umana simpatia, non c’influenzino cariche o persone; tienici stretti a te con il dono della tua grazia, perché siamo una cosa sola in te e in nulla ci discostiamo dalla verità; fa’ che, riuniti nel tuo santo nome, sappiamo contemperare bontà e fermezza insieme, cosí da far tutto in armonia con te, nell’attesa che per il fedele compimento del dovere ci siano dati in futuro i premi eterni.

Amen.

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Le visioni di S. Suor Faustina: paradiso, purgatorio, inferno

Visione del Paradiso 

“Oggi in ispirito sono stata in paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo,  che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto:” Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano”. E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l’amore di Dio, l’amore, l’amore ed ancora una volta l’amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amore di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un’anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono. Continua a leggere

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Le nostre croci

Oramai è vacanza… Angela è partita oggi per Medjugorje e di sicuro pregherà per tutti noi e noi la portiamo nel nostro cuore davanti a Dio.  In pochi  si collegano ad internet, se non qualcuno alla sera, e certamente si scrive di meno con il cervello in continuo stato di bollore e afa, e ci sono pure i preparativi della nostra partenza. Però oggi mi sono ritrovata a pensare spesso ad un racconto che, quando lo lessi per la prima volta, mi aiutò molto a comprendere certi miei disagi. Spero che potrà essere utile anche a qualcuno di voi!

 

LE NOSTRE CROCI

Un uomo viaggiava, portando sulle spalle tante croci pesantissime.
Era ansante, trafelato, oppresso e, passando un giorno davanti ad un crocifisso, se ne lamentò con il Signore così:
“Ah, signore, io ho imparato nel catechismo che tu ci hai creato per conoscerti, amarti e servirti… 
Ma invece mi sembra di essere stato creato soltanto per portare le croci! 
Me ne hai date tante e così pesanti che io non ho più forza per portarle…”. 
Il Signore però gli disse: “Vieni qui, figlio mio, posa queste croci per terra ed esaminiamole un poco… 
Ecco, questa è la croce più grossa e la più pesante; guarda cosa c’ è scritto sopra…”. 

Quell’uomo guardò e lesse questa parola: SENSUALITA’.
“Lo vedi?”, disse il Signore, “questa croce non te l’ho data io, ma te la sei fabbricata da solo. 
Hai avuto troppa smania di godere, sei andato in cerca di piaceri, di golosità, di divertimenti… 
E di conseguenza hai avuto malattie, povertà, rimorsi”.

“Purtroppo è vero, soggiunse l’uomo, questa croce l’ho fabbricata io! E’ giusto che io la porti!”. 
Sollevò da terra quella croce e se la pose di nuovo sulle spalle.

Il Signore continuò: “Guarda quest’ altra croce. C’è scritto sopra: AMBIZIONE.
Anche questa l’hai fabbricata tu, non te l’ho data io. 
Hai avuto troppo desiderio di salire in alto, di occupare i primi posti, di stare al di sopra degli altri… 
E di conseguenza hai avuto odio, persecuzione, calunnie, disinganni”. 

“E’ vero, è vero! Anche questa croce l’ho fabbricata io! E’ giusto che io la porti!”. Sollevò da terra quella seconda croce e se la mise sulle spalle.

Il Signore additò altre croci, e disse: “Leggi. Su questa è scritto GELOSIA, su quell’altra: AVARIZIA su quest’altra…”. 

“Ho capito, ho capito Signore, è troppo giusto quello che tu dici…”. 
E prima che il Signore avesse finito di parlare, il povero uomo aveva raccolto da terra tutte le sue croci e se le era poste sulle spalle.
Per ultima era rimasta per terra una crocetta piccola piccola e quando l’uomo la sollevò per porsela sulle spalle, esclamò:
“Oh! Come è piccola questa! E pesa poco!“. Guardò quello che c’era scritto sopra e lesse queste parole:

“La croce di Gesù”.

Vivamente commosso, sollevò lo sguardo verso il Signore ed esclamò: “Quanto sei buono!”. Poi baciò quella croce con grande affetto.

E il Signore gli disse: “Vedi, figlio mio, questa piccola croce te l’ho data io, ma te l’ho data con amore di padre; te l’ho data perché voglio farti acquistare merito con la pazienza; te l’ho data perché tu possa somigliare a me e starmi vicino per giungere al cielo, perché io l’ho detto: 
‘Chi vuole venire dietro a me prenda la sua croce ogni giorno e mi segua…’, ma ho detto anche: ‘il mio giogo è soave e il mio peso è leggero’.”

L’uomo delle croci riprese silenzioso il cammino della vita; fece ogni sforzo per correggersi dei suoi vizi e si diede con ogni premura a conoscere, amare e servire Dio.
Le croci più grosse e più pesanti caddero, una dopo l’altra dalle sue spalle e gli rimase soltanto quella di Gesù.
Questa se la tenne stretta al cuore fino all’ultimo giorno della sua vita, e quando arrivò al termine del viaggio, quella croce gli servì da chiave per aprire la porta del paradiso.

(fonte sconosciuta)

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Il Papa ha detto…

“Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte.

Che Egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore…

Noi soffriamo per la pazienza di Dio.

E nondimeno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza.”

Benedetto XVI

 

 

 

 

 

 

 

Auguro a tutti una serena, gioiosa Domenica nel perdono, nella pazienza infinita di Dio fino all’ultimo dei nostri giorni. Capita che ce ne rendiamo conto in modo più profondo del solito e allora il cuore piange lacrime amare ma anche di gioia per tanto amore incomprensibile a noi esseri impulsivi e drastici. 

Grazie, mio Signore e mio Dio per la Tua pazienza divina.

 

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Tra un silenzio e l’altro, la vita

Che meravigliosa felicità esisteva nel mondo! Su questa terra miserabile, rumorosa e crudele, v’erano dunque ancora uomini che assaporavano la gioia stupenda del silenzio e della solitudine, che abitavano in remote celle sui monti, in monasteri appartati, al riparo dalle notizie, dai desideri, dagli appetiti e dai conflitti del mondo.
S’erano liberati dal peso della tirannia della carne, e i loro occhi limpidi, purificati dal fumo del mondo e dal suo irritante sentore, si elevavano al cielo e ne penetravano gli abissi infiniti, e la luce salutare.

Erano poveri, non avevano nulla, e perciò erano liberi e possedevano ogni cosa, e tutto ciò che toccavano emanava una scintilla del fuoco divino. E lavoravano con le loro mani, arando e zappando in silenzio la terra, spargendo il seme e mietendo i modesti raccolti per nutrire se stessi e gli altri poveri. Edificavano le loro case e facevano, con le loro stesse mani, i mobili e i rozzi vestiti che portavano; e intorno a loro tutto era semplice, povero e primitivo, perché erano gli ultimi e i più piccoli fra gli uomini; esuli volontari, erano andati a cercare fuori delle mura del mondo Cristo povero e respinto dagli uomini.

Soprattutto, avevano trovato Cristo, conoscevano la potenza, la dolcezza, la profondità e la misura infinita del Suo amore, vivo ed operante in loro. In Lui, nascosti in Lui, erano diventati i “Poveri Fratelli di Dio”. E per amor Suo avevano rinunciato a tutto e si erano nascosti nel Segreto del Suo Volto. Proprio perché non avevano nulla, erano i più ricchi della terra, possedevano ogni cosa; perché a mano a mano che la grazia svuotava i loro cuori dal desiderio del creato, lo Spirito di Dio vi entrava e colmava il posto fatto per Dio. E nelle loro celle, i Poveri Fratelli di Dio gustavano nel loro intimo la segreta gloria, la manna nascosta, il nutrimento infinito e la potenza della Presenza di Dio. Gustavano la dolce esultanza del timor di Dio che è il primo intimo contatto con la realtà di Dio che si conosca e si esperimenti sulla terra, il principio del Paradiso. E per tutta la giornata Dio parlava loro. Nella sua tremenda pace, la pura voce di Dio faceva scorrere in loro la verità, semplicemente e direttamente come l’acqua sgorga dalla sorgente. E all’improvviso la grazia si faceva in loro sempre più abbondante; ed essi non sapevano da dove venisse, eppure questa grazia li ricolmava, li riempiva d’amore e di liberazione.

E traboccando in ogni atto, in ogni movimento, la grazia faceva di tutto ciò che compivano un atto d’amore, la glorificazione di Dio non con gesti, né dramma, né dimostrazione esteriore, ma con la semplicità stessa e l’economia della perfezione estrema, tanto estrema da passare inosservata.

Thomas Merton – La montagna dalle sette balze

 

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Santo, santo, santo

Santo, Santo, Santo il Signore Dio dell’universo. 
I cieli e la terra sono pieni della tua gloria. 
Osanna nell’alto dei cieli. 
Benedetto colui che viene nel nome del Signore. 
Osanna nell’alto dei cieli.

Una bellissima giornata a tutti voi, figli della Chiesa!

Meditare sul tre volte Santo mi fa cadere ogni volta in ginocchio…

…prima che l’artrosi non mi colpissi. :(

Da allora in ginocchio cade il mio cuore. :)

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La terra canta la gloria di Dio

Per Angela, come dono per il suo compleanno, anche se in ritardo.

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Con quale forza?

I santi Padri ci dicono tutti, ad una voce: «La prima cosa che devi metterti in mente, in modo assoluto, è di non appoggiarti mai su te stesso. Il combattimento che devi affrontare è straordinariamente arduo, e le tue sole forze umane sono assolutamente insufficienti per condurlo. Se ti fidi di te stesso, sarai immediatamente buttato a terra, e perderai ogni voglia di continuare la lotta. Solo Dio può darti la vittoria che desideri».

Risolversi così a non riporre alcuna fiducia in se stessi, è per molti un serio ostacolo, che impedisce loro di incominciare una volta per tutte. Bisogna venirne a capo, sotto pena di dover abbandonare ogni speranza di andare oltre. Come potrebbe infatti un uomo ricevere consigli, formazione e soccorsi, se crede di sapere tutto, di poter tutto, e di non aver alcun bisogno di suggerimenti? Attraverso un simile muro di sufficienza non può passare il più piccolo raggio di luce. «Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti» (Is 5,21); e s. Paolo ci dà questo avvertimento: «Non fatevi un’idea troppo alta di voi stessi» (Rom 12,16).
Il Regno dei cieli è rivelato ai piccoli, ma rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti (cf. Mt 11,25).

Dobbiamo dunque spogliarci di questa fiducia esagerata che abbiamo in noi stessi. Essa è spesso così radicata in noi, che nemmeno più ci accorgiamo dell’impero che esercita sul nostro cuore. È precisamente il nostro egoismo, la nostra preoccupazione di noi stessi, il nostro amor proprio, la causa di tutte le nostre difficoltà, della nostra mancanza di libertà interiore nella prova, delle nostre contrarietà, dei nostri tormenti di anima e di corpo.

Getta uno sguardo su te stesso, e vedrai fino a qual punto sei invischiato dal desiderio di far piacere al tuo «io», e soltanto a lui. La tua libertà è incatenata dagli stretti nodi dell’amore dite medesimo, e tu sei così sballottato dal caso, da mattina a sera, come un cadavere incosciente. «Ora, ho voglia di bere», «ora, ho voglia di uscire», «ora, ho voglia di guardare il giornale»… Di momento in momento, i tuoi desideri ti tengono per le redini, e se un qualche ostacolo ti attraversa, immediatamente prendi fuoco, vinto dalla contrarietà, dall’impazienza e dalla collera.

Se scruti bene il fondo della tua coscienza, vi scoprirai le medesime cose. Il sentimento di dispiacere che provi quando qualcuno ti contraddice, ti permette di constatarlo facilmente. Noi viviamo così come degli schiavi. Ma «dove c’è lo Spirito del Signore, c’è libertà» (2 Cor 3,17). Che ci ricavi a gravitare ininterrottamente attorno al tuo io? Il Signore non ci ha comandato di amare il prossimo come noi stessi, e di amare Dio al di sopra di tutto? Ma lo facciamo? Non siamo, al contrario, sempre occupati a pensare al nostro benessere?

Sii dunque convinto che niente di buono può venire da te stesso. E se capita che sorga in te qualche pensiero disinteressato, sii certo che non viene da te, ma è deposto in te dalla Sorgente della Bontà: è un dono di Colui che dà la vita. Così pure il potere di far passare all’atto questo buon pensiero, non viene da te, ma ti è concesso dalla Santa Trinità.

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La donna invisibile

Da vedere assolutamente! :-)

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A te mio Dio, Uno e Trino!

A te levo l’anima mia, o mio Dio, a te, mio padre, mia vita, mio unico amore e in te solo confido. Come posso confidare nelle creature che sono impotenza, stoltezza ed egoismo?
Tu ti sei degnato di stringere alleanza con noi tue creature, dandoci la tua Legge, redimendoci col Sangue del tuo Figlio e vivificandoci col tuo eterno Amore, ed io a te voglio stringermi perché Tu sei il mio sostegno, la mia guida e la mia vita.
Confido in te e ti porgo la mia debole mano come un bimbo la porge alla mamma, perché la tua Sapienza mi guidi e il tuo Spirito Santo mi porti nelle mie vie, secondo la tua adorabile volontà.
Confido in te e mi abbandono al tuo Amore, perché voglio vivere per te e glorificarti in tutte le cose e sopra tutte le cose. Chi può consolarmi nella vita fuor di te che mi hai creato per te e sei l’infinito oggetto della mia felicità?
Te solo desidero, te solo bramo, a te solo sospiro, e ti supplico a rendermi tutto una fiamma di amore per te solo.
Chi può vincermi se Tu mi sostieni? Perciò a te solo mi appoggio.
Chi può illudermi se Tu mi illumini? Perciò da te solo voglio essere guidato, per la Chiesa e per quelli che ti rappresentano in terra.
Chi può farmi morire alla tua grazia se Tu mi vivifichi? Perciò al tuo infinito Amore mi abbandono, perché tutto m’accenda di vita soprannaturale.
Tu hai mandato in terra il tuo Figlio per redimerci e Tu rinnovaci nel tuo Sangue per lo Spirito, affinché tutti gli uomini si uniscano alla Chiesa e formino un solo ovile sotto un solo Pastore. Così sia.

Don Dolindo Ruotolo

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Nulla è impossibile a Dio – (Lc 1,37)

La domanda di Maria, all’annuncio dell’Angelo: “Com’è possibile questo?” ebbe come risposta: “Nulla è impossibile a Dio” e, a riprova di ciò, le venne portato l’esempio di Elisabetta, che nella sua vecchiaia aveva concepito un figlio. Maria credette e divenne la Madre del Signore.

Dio è onnipotente: questo suo nome si incontra frequentemente nella Sacra Scrittura ed è usato quando si vuole esprimere la potenza di Dio nel benedire, nel giudicare, nel dirigere il corso degli eventi, nel realizzare i suoi disegni.

C’è un solo limite all’onnipotenza di Dio: la libertà umana, che si può opporre alla di lui volontà rendendo l’uomo impotente, mentre sarebbe chiamato a condividere la stessa forza di Dio.

Categorie: In Cristo Re e Maria Santissima, La Cattedrale | Tag: , , , , | 2 commenti

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