Don Luigi Maria Epicoco

Un orizzonte donato

“Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio”. Il miracolo raccontato è un capolavoro di significati. È come se Gesù prendendo a cuore la sofferenza di questa donna, desse a ciascuno di noi anche un’immagine chiara di cosa ci accade delle volte nella vita quando sovraccaricati da quello che abbiamo vissuto o fatto, siamo ricurvi a guardare solo i nostri piedi, perdendo completamente la prospettiva dell’orizzonte. Si può vivere lungamente ripiegati solo su un problema, o un lavoro, o un rapporto. Diventa così un inferno, perché l’inferno è non avere più un orizzonte dentro cui ricollocare quello che facciamo e quello che siamo. Potremmo quasi dire che la fatica del viaggio la si sopporta solo a patto di avere davanti una meta, un orizzonte verso cui andare. Quando questo ci viene tolto allora tutto si ferma, tutto diventa monotono, grigio, inutile vuoto. Gesù raddrizzando quella donna non le dà solo una guarigione fisica, ma è come se le restituisse un orizzonte, una prospettiva. È da lì che nasce la nostra vera gratitudine nei confronti di Dio, perché Lui è la possibilità di questo orizzonte.

Don Luigi Maria Epicoco

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Categorie: Don Luigi Maria Epicoco, Fede, Quaresima 2018 | Lascia un commento

Un orizzonte donato

“Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio”. Il miracolo raccontato è un capolavoro di significati. È come se Gesù prendendo a cuore la sofferenza di questa donna, desse a ciascuno di noi anche un’immagine chiara di cosa ci accade delle volte nella vita quando sovraccaricati da quello che abbiamo vissuto o fatto, siamo ricurvi a guardare solo i nostri piedi, perdendo completamente la prospettiva dell’orizzonte. Si può vivere lungamente ripiegati solo su un problema, o un lavoro, o un rapporto. Diventa così un inferno, perché l’inferno è non avere più un orizzonte dentro cui ricollocare quello che facciamo e quello che siamo. Potremmo quasi dire che la fatica del viaggio la si sopporta solo a patto di avere davanti una meta, un orizzonte verso cui andare. Quando questo ci viene tolto allora tutto si ferma, tutto diventa monotono, grigio, inutile vuoto. Gesù raddrizzando quella donna non le dà solo una guarigione fisica, ma è come se le restituisse un orizzonte, una prospettiva. È da lì che nasce la nostra vera gratitudine nei confronti di Dio, perché Lui è la possibilità di questo orizzonte.

Don Luigi Maria Epicoco

A man watches the sky during a cold night on the golf course in Arosa, Switzerland, late Friday, February 8, 2008. Arosa lies on 1800 Meter above sea level and is surrounded by mountains. This makes it an ideal place to watch stars. (KEYSTONE/Alessandro Della Bella)

A man watches the sky during a cold night on the golf course in Arosa, Switzerland, late Friday, February 8, 2008. Arosa lies on 1800 Meter above sea level and is surrounded by mountains. This makes it an ideal place to watch stars. (KEYSTONE/Alessandro Della Bella)

Categorie: Bisogna diventar santi, Don Luigi Maria Epicoco, Fede | 4 commenti

Perché?

“Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo?”.

Effettivamente siamo diventati esperti anche dell’ultima particella della realtà, siamo arrivati sulla luna, su Marte. Sperimentiamo cose nuove e mirabili. Sappiamo fare cose straordinarie, inventare cose nuove, specializzarci in ogni dettaglio del reale ma siamo completamente ignoranti del senso della vita. E siamo anche incapaci delle volte a saperci porre anche questa domanda. Delle volte è questa domanda che ci brucia dentro, che si fa sentire attraverso l’angoscia, l’ansia, gli attacchi di panico, i disturbi alimentari. Ma preferiamo curare questi sintomi più che metterci in ascolto della domanda che sottintendono tutte queste cose. Non si può guarire da questa domanda, si può solo prenderla sul serio e tentare una risposta, diversamente passeremo tutta la nostra vita a gestirne i sintomi e a tenere in cantina un mostro di angoscia che ci terrifica perché immaginiamo che un giorno verrà fuori e noi ne saremo divorati. Una volta mi commosse una donna, moglie e madre, seppellita da diecimila cose da fare, che mi disse: “Stavo male perché facevo solo il mio dovere, ma non mi ero mai chiesta il perché ne valesse la pena. Bastò questa sola domanda a ridarmi pace”.

Don Luigi Maria Epicoco
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