Cose da Santi…

Beata Teresa di Calcutta – vita

Beata Teresa di Calcutta – Fondatrice della Congregazione “Missionarie della Carità”
34710780 (1)Teresa di Calcutta, al secolo Agnes Gonxha Bojaxhiu, nacque il 26 agosto 1910 a Skopje in una benestante famiglia di genitori albanesi, di religione cattolica. All’età di otto anni perse il padre e la sua famiglia soffrì di gravi difficoltà finanziarie. A partire dall’età di quattordici anni partecipò a gruppi di carità organizzati dalla sua parrocchia e nel 1928, a diciotto anni, decise di prendere i voti entrando come aspirante nelle Suore della Carità.

Inviata nel 1929 in Irlanda a svolgere la prima parte del suo noviziato, nel 1931, dopo aver preso i voti e assunto il nome di Maria Teresa, ispirandosi a Santa Teresa di Lisieux, partì per l’India per completare i suoi studi. Diventò insegnante presso il collegio cattolico di St. Mary’s High School di Entally, sobborgo di Calcutta, frequentato soprattutto dalle figlie dei coloni inglesi. Negli anni che trascorse alla St. Mary si distinse per le sue innate capacità organizzative, tanto che nel 1944 fu nominata direttrice. L’incontro con la povertà drammatica della periferia di Calcutta spinge la giovane Teresa ad una profonda riflessione interiore: ebbe, come scrisse nei suoi appunti, “una chiamata nella chiamata”. Continua a leggere

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San Lorenzo… e le stelle cadenti

images-sanlorenzoLorenzo, latino Laurentius, fu uno dei sette diaconi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore romano Valeriano nel 257.

Le notizie sulla vita di Lorenzo, che pure in passato ha goduto di una devozione popolare notevole, sono scarse. Si sa che era originario della Spagna e più precisamente di Osca, in Aragona, alle falde dei Pirenei. Ancora giovane, fu mandato a Saragozza per completare gli studi umanistici e teologici; lì conobbe il futuro Papa S. Sisto II. Questi, che era originario della Grecia, insegnava in quello che era, all’epoca, uno dei più noti centri di studi della città e, tra quei maestri, il futuro papa era uno dei più conosciuti ed apprezzati.

Tra maestro e allievo iniziò un’amicizia e una stima reciproche. Entrambi, seguendo un flusso migratorio allora molto vivace, lasciarono la Spagna per trasferirsi a Roma.

Quando il 30 agosto 257 Sisto fu eletto vescovo di Roma, affidò a Lorenzo il compito di arcidiacono, cioè di responsabile delle attività caritative nella diocesi di Roma, che beneficiavano 1500 persone fra poveri e vedove.

Agli inizi  dell’agosto 258 l’imperatore Valeriano aveva emanato un editto, ordinando che tutti i vescovi, presbiteri e diaconi dovevano essere messi a morte: «Episcopi et presbyteri et diacones incontinenti animadvertantur » (san Cipriano, Epistola LXXX, 1). Continua a leggere

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Sant’Alfonso Maria de’ Liguori

Alfonso Maria de’ Liguori, uomo di ampia cultura, missionario, fondatore, vescovo, scrittore fecondo, pittore, poeta, musicista (ben noto è il “Tu scendi dalle stelle”), è senza dubbio un grande protagonista della storia della Chiesa e della storia tout court.

Nasce a Marianella (NA) il 27/09/1696 da una nobile famiglia. Il papà, Giuseppe, era comandante della nave Capitana della flotta del Regno di Napoli; la mamma, Anna Caterina Cava­lieri, era della famiglia dei Principi di Presicce. A 12 anni sostiene con Giambattista Vico (noto filosofo, storico e giurista) l’esame di retorica e viene iscritto all’università. Il 21 gennaio 1713, a poco più di 16 anni, si laurea in utroque jure (ossia in diritto civile e diritto canonico).

Svolge l’attività forense, che pratica nel rispetto della verità, diventando presto uno dei più rinomati giureconsulti; è titolare del Sedile di Portanova. Si dedica anche alle opere di misericordia assumendosi, nel 1715, il compito di visitare e di assistere i malati del più grande ospedale di Napoli, chiamato degli Incurabili. Nello stesso tempo studia filosofia, lettere e matematica: suona il clavicembalo e compone; dipinge e scrive poesie. Nel luglio del 1723, lasciato il foro dopo un processo perduto per intrallazzi politici, decide di farsi sacerdote e studia teologia. Continua a leggere

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S. Charbel, monaco, presbitero ed eremita

Saint_Charbel (29)Charbel, al secolo Youssef, Makhluf, nacque a Beqaa-Kafra (Libano) l’8 maggio 1828. Quinto figlio di Antun e di Brigitte Chidiac, entrambi contadini, fin da piccolo parve manifestare grande spiritualità. A 3 anni rimase orfano di padre e sua madre si risposò con un uomo molto religioso che successivamente ricevette il ministero del diaconato.

All’età di 14 anni si dedica a curare un gregge di pecore vicino alla casa paterna e, in questo periodo, iniziano le sue prime e autentiche esperienze riguardanti la preghiera: si ritirava costantemente in una caverna che aveva scoperto vicino ai pascoli (oggi è chiamata “la grotta del santo”). A parte il suo patrigno (diacono), Youssef ebbe due zii materni che erano eremiti e appartenenti all’Ordine Libanese Maronita. Da essi accorreva con frequenza trascorrendo molte ore in conversazioni riguardanti la vocazione religiosa e il monacato, che ogni volta si fa più significativo per Lui.

All’età di 23 anni, Youssef  ascoltò la voce di Dio “Lascia tutto, vieni e seguimi”, si decide, e quindi, senza salutare nessuno, nemmeno sua madre, una mattina dell’anno 1851, si dirige al convento della Madonna di Mayfouq, dove sarà ricevuto prima come postulante e poi come novizio, facendo una vita esemplare sin dal primo momento, soprattutto riguardo all’obbedienza. Quì Youssef prese l’abito di novizio e scelse il nome Charbel, un martire di Edessa vissuto nel secondo secolo. Continua a leggere

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Ho la faccia rotonda qual luna piena

 SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO (1886-1842):


          “CI SPINGE L’AMORE DI CRISTO”

225px-Giuseppe_Benedetto_CottolengoGiuseppe Benedetto Cottolengo nacque a Bra (Cuneo) il 3 maggio 1786, in una famiglia numerosa, religiosa e di livello economico medio borghese. Fin da adolescente, Giuseppe manifestò l’intenzione di diventare sacerdote, ma non poté frequentare il seminario per la temporanea chiusura, dovuta allo strisciante e operante clima di ostilità da parte di Napoleone (il Piemonte era occupato) verso la Chiesa Cattolica (anche il Papa era stato fatto prigioniero). Date le possibilità economiche della famiglia, ricevette tuttavia una buona istruzione in privato. Finalmente, riaperto il seminario di Asti, poté accedervi per gli studi regolari. Fino alla ordinazione sacerdotale che avvenne a Torino l’8 giugno del 1811.

Per circa un anno fu vice curato nella parrocchia di Corneliano d’Alba, dove rivelò subito una evidente e convinta predilezione per le attività sociali e caritative. Si dedicò infatti con forza al sostegno materiale e spirituale dei malati e alla cura delle ragazze bisognose, povere e abbandonate. Attività queste che poi eserciterà in sommo grado negli ultimi 15 anni della sua vita, a Torino.

Tornato di nuovo a Torino riprese gli studi teologici fino al conseguimento della laurea. E siamo nel 1816. Un particolare importante: la teologia di allora aveva subito una certa influenza giansenista e gallicana (dovute al dominio napoleonico). Ma questa non fece presa sul Cottolengo (e nemmeno su Don Bosco), per cui egli riconobbe sempre il primato della Chiesa di Roma e della sua guida, il Papa, per tutto ciò che riguardava le questioni di fede e di morale. Continua a leggere

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La santità dal volto femminile

Ritengo particolarmente significativa l’opzione per questa santità dal volto femminile, nel quadro della provvidenziale tendenza che, nella Chiesa e nella società del nostro tempo, è venuta affermandosi con il sempre più chiaro riconoscimento della dignità e dei doni propri della donna.
In realtà la Chiesa non ha mancato, fin dai suoi albori, di riconoscere il ruolo e la missione della donna, pur risentendo talvolta dei condizionamenti di una cultura che non sempre ad essa prestava l’attenzione dovuta. Ma la comunità cristiana è progressivamente cresciuta anche su questo versante, e proprio il ruolo svolto dalla santità si è rivelato a tal fine decisivo. Un impulso costante è stato offerto dall’icona di Maria, la « donna ideale », la Madre di Cristo e della Chiesa. Ma anche il coraggio delle martiri, che hanno affrontato con sorprendente forza d’animo i più crudeli tormenti, la testimonianza delle donne impegnate con esemplare radicalità nella vita ascetica, la dedizione quotidiana di tante spose e madri in quella « Chiesa domestica » che è la famiglia, i carismi di tante mistiche che hanno contribuito allo stesso approfondimento teologico, hanno offerto alla Chiesa un’indicazione preziosa per cogliere pienamente il disegno di Dio sulla donna. Esso del resto ha già in alcune pagine della Scrittura, e in particolare nell’atteggiamento di Cristo testimoniato nel Vangelo, la sua espressione inequivocabile. In questa linea si pone anche l’opzione di dichiarare santa Brigida di Svezia, santa Caterina da Siena e santa Teresa Benedetta della Croce compatrone d’Europa.
Beato Giovanni Paolo II

Vedi anche: La vita di Santa Caterina da Siena

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San Luigi Maria Grignion di Montfort

mariegrignon2Luigi Maria (al secolo, Louis-Marie) Grignion nacque il 31 gennaio 1673 a Montfort, non lontano da Rennes, primogenito di una famiglia numerosa. Il padre, Jean­ Baptiste, era avvocato; la madre, Jeanne Robert, aveva due fratelli sacerdoti. I primi anni di vita di Luigi Maria furono trascorsi in parte con i genitori a Montfort, in parte presso una nutrice e in una casa di famiglia nella campagna vici­na.

Nel 1684 il ragazzo venne mandato a Rennes e iscritto al collegio S. Tommaso Becket, tenuto dai Gesuiti. Qui egli trascorse otto anni di vita, dagli 11 ai 19 di età, ospite dello zio sacerdote Alain e alunno esterno del collegio.

A Parigi, Luigi Maria entrò nei seminari di S. Sulpizio. Per gli studi frequentava la vicina Sorbona, ma per l’alloggio vi erano diverse comunità, più o meno confortevoli, a seconda della retta che si era in grado di pagare. Aiutato da benefattori Montfort fu accolto prima in una comunità piuttosto povera, ma dignitosa. Dopo due anni, il fondatore e di­rettore morì e la comunità si sciolse. Montfort passò in un altro convitto, veramente povero, dove si soffriva la fame e il freddo, tanto che durante l’inverno egli si am­malò, finì in ospedale e rischiò di morire. Superata la malattia, riuscì infine a entrare nel seminario vero e proprio, dove rimase cinque anni, fino all’ordinazione sacerdotale. Continua a leggere

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Lettera di Suor Faustina a Padre Sopocko

Venerabile Padre,

le mando gli auguri di Pasqua, le auguro un gioioso Alleluia, tante grazie divine dal Salvatore Risorto e in particolare le auguro il grande Amore di Dio, perché solo esso è importante nella vita dell’uomo.
Padre, mi rallegro infinitamente di tutto ciò che è stato già fatto per la gloria di Dio e che tutto vada avanti secondo la volontà di Dio e a buon fine.
Adesso so che niente può fermare la volontà di Dio.
Ora mi trovo sotto la protezione particolare del Misericordiosissimo Cuore di Gesù, non ho nessuno a cui poter aprire la mia anima e chiedere di spiegarmi ciò che sento interiormente, come comprenderlo e metterlo in pratica.
Adesso capisco cosa significa avere il padre spirituale, ma in tutte le circostanze, accetto la volontà di Dio e confido nella Misericordia Divina che tutto andrà per il meglio. Continua a leggere

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Papa Francesco! S. Francesco Saverio, SJ

Cerchiamo di conoscere il nostro Pontefice Francesco attraverso il nome scelto da lui: Francesco. Si, ma San Francesco Saverio, SJ . Festa il 3 Dicembre:  Patrono delle Missioni e dell’Oriente

S-Francesco-SaverioA San Francesco Saverio sono bastati dieci anni di lavoro missionario, fatto con intelligenza e assoluta dedizione per il nome di Gesù, per guadagnarsi sul campo i titoli di Patrono dell’Opera di Propagazione della Fede (1904) di Patrono delle Missioni (nel 1927 insieme a Santa Teresa di Gesù Bambino, mai stata in una missione vera e propria). Ma già nel lontano 1748 era stato dichiarato Patrono dell’Oriente. È una delle più grandi figure del 1500 e della storia della Chiesa moderna.

 Ma chi era Francesco Saverio?

Nacque nel castello di Xavier, nella Spagna del nord, nel 1506. Sesto figlio di Maria e di Juan de Jassu, che aveva studiato a Bologna e che allora ricopriva la carica di presidente del Consiglio reale di Navarra. Era di famiglia nobile. Ma già da bambino conobbe il dolore per la perdita del padre. Dopo essere entrato nel clero di Pamplona, nel 1525 si recò a Parigi per proseguire gli studi. Quella di Parigi era una delle famose università del tempo di respiro “europeo” (insieme a Bologna, Salamanca, Oxford, Padova, ed altre) che attirava studenti da tutta Europa. Continua a leggere

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Le tentazioni di Gesù e la conversione per il Regno dei Cieli

Cari fratelli e sorelle,

come sapete – grazie per la vostra simpatia! – ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà.

Le tentazioni di Gesù e la conversione per il Regno dei Cieli

Cari fratelli e sorelle,

531512_455862177821085_1646818549_noggi, Mercoledì delle Ceneri, iniziamo il Tempo liturgico della Quaresima, quaranta giorni che ci preparano alla celebrazione della Santa Pasqua; è un tempo di particolare impegno nel nostro cammino spirituale. Il numero quaranta ricorre varie volte nella Sacra Scrittura. In particolare, come sappiamo, esso richiama i quarant’anni in cui il popolo di Israele peregrinò nel deserto: un lungo periodo di formazione per diventare il popolo di Dio, ma anche un lungo periodo in cui la tentazione di essere infedeli all’alleanza con il Signore era sempre presente. Quaranta furono anche i giorni di cammino del profeta Elia per raggiungere il Monte di Dio, l’Horeb; come pure il periodo che Gesù passò nel deserto prima di iniziare la sua vita pubblica e dove fu tentato dal diavolo. Nell’odierna Catechesi vorrei soffermarmi proprio su questo momento della vita terrena del Signore, che leggeremo nel Vangelo di domenica prossima. Continua a leggere

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La Santa Casa di Loreto e B. Anna Katharina von Emmerick

MARIOLOGIA: la Santa Casa di Loreto nelle visioni della beata Anna Katharina Emmerick

TraslazioneSantaCasaNel caso della Beata Caterina Emmerich si può dire che, ancora di più che della rivelazione di Santa Caterina da Bologna, l’autenticità e veridicità delle sue “rivelazioni” e “visioni” avute (oltre che dal riscontro oggettivo fatto nella realtà), sono state avallate in modo straordinario proprio da Dio stesso, con il “miracolo vivente” della sua “sussistenza miracolosa” mediante il solo “nutrimento” della sola Comunione con Gesù Eucaristia. Non può perciò ella aver ingannato nessuno, se Dio stesso ne comprovava la veridicità di quanto affermava con il “miracolo vivente” che la sua vita stessa costituiva presso i suoi contemporanei. Continua a leggere

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Beata Anna Katharina Emmerick

La stigmatizzata Teresa Neumann, mistica tedesca, disse di Suor Emmerick al tempo di Pio XI: “Questo Papa non dirà nulla di Lei; Pio XII dirà poco, ma i suoi successori ne parleranno molto. Verrà il tempo in cui ella sarà magnificata di una esaltazione gloriosa. Sarà coronata con le anime serafiche che circondano Cristo, perché possedeva i segreti del Re”.

Caterina Emmerick è stata beatificata da Giovanni Paolo II nell’ottobre 2004.

9_ake-nonneAnna Katharina Emmerick  nacque l’8 settembre 1774 nella comunità di contadini di Flamschen presso Coesfeld. Lei crebbe insieme a nove fra fratelli e sorelle. Già da piccola lei dovette aiutare in casa e nei lavori dei campi. Frequentò per poco tempo la scuola, ma si notava il fatto che lei era ben istruita su cose religiose. Ben presto i genitori e tutti quelli che conoscevano Anna Katharina si accorsero che lei si sentiva attratta in maniera particolare dalla preghiera e dalla vita religiosa.

Per tre anni Anna Katharina Emmerick fu a servizio in una grande fattoria dei dintorni. In seguito lei imparò a cucire e andò a Coesfeld per una ulteriore formazione. Lei amava visitare la vecchia chiesa di Coesfeld e partecipare alla Messa. Spesso faceva da sola in preghiera la Via Crucis. Continua a leggere

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Santo Stefano il Protomartire

18060455511119495788Stefano è il più rappresentativo di un gruppo di sette compagni. La tradizione vede in questo gruppo il germe del futuro ministero dei diaconi, anche se bisogna rilevare che questa denominazione è assente nel Libro degli Atti. L’importanza di Stefano risulta in ogni caso dal fatto che Luca, in questo suo importante libro, gli dedica due interi capitoli.

Il racconto lucano parte dalla constatazione di una suddivisione invalsa all’interno della primitiva Chiesa di Gerusalemme: questa era, sì, interamente composta da cristiani di origine ebraica, ma di questi alcuni erano originari della terra d’Israele ed erano detti ebrei, mentre altri di fede ebraica veterotestamentaria provenivano dalla diaspora di lingua greca ed erano detti ellenisti. Ecco il problema che si stava profilando: i più bisognosi tra gli ellenisti, specialmente le vedove sprovviste di ogni appoggio sociale, correvano il rischio di essere trascurati nell’assistenza per il sostentamento quotidiano. Per ovviare a questa difficoltà gli Apostoli, riservando a se stessi la preghiera e il ministero della Parola come loro centrale compito, decisero di incaricare «sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di saggezza» perché espletassero l’incarico dell’assistenza (At 6, 2-4), vale a dire del servizio sociale caritativo. A questo scopo, come scrive Luca, su invito degli Apostoli i discepoli elessero sette uomini. Ne abbiamo anche i nomi. Essi sono: «Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola. Li presentarono agli Apostoli, i quali, dopo aver pregato, imposero loro le mani» (At 6,5-6). Continua a leggere

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Sant’Ambrogio: Vescovo e Dottore della Chiesa

Ambrosius (1)Il santo Vescovo Ambrogio – del quale vi parlerò quest’oggi – morì a Milano nella notte fra il 3 e il 4 aprile del 397. Era l’alba del Sabato santo. Il giorno prima, verso le cinque del pomeriggio, si era messo a pregare, disteso sul letto, con le braccia aperte in forma di croce. Partecipava così, nel solenne Triduo pasquale, alla morte e alla risurrezione del Signore. «Noi vedevamo muoversi le sue labbra», attesta Paolino, il diacono fedele che su invito di Agostino ne scrisse la Vita, «ma non udivamo la sua voce». A un tratto, la situazione parve precipitare. Onorato, Vescovo di Vercelli, che si trovava ad assistere Ambrogio e dormiva al piano superiore, venne svegliato da una voce che gli ripeteva: «Alzati, presto! Ambrogio sta per morire…». Onorato scese in fretta – prosegue Paolino – «e porse al Santo il Corpo del Signore. Appena lo prese e deglutì, Ambrogio rese lo spirito, portando con sé il buon viatico. Così la sua anima, rifocillata dalla virtù di quel cibo, gode ora della compagnia degli angeli» (Vita 47)In quel Venerdì santo del 397 le braccia spalancate di Ambrogio morente esprimevano la sua mistica partecipazione alla morte e alla risurrezione del Signore. Era questa la sua ultima catechesi: nel silenzio delle parole, egli parlava ancora con la testimonianza della vita. Continua a leggere

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San Carlo Borromeo – Festa 4 novembre

Chi è San Carlo Borromeo

San Carlo Borromeo è tra i più grandi Vescovi della storia della Chiesa: grande nella carità, grande nella dottrina, grande nell’apostolato, ma sopratutto grande nella pietà e e nella devozione.
“Le anime si conquistano con le ginocchia” disse il santo. Si conquistano cioè con la preghiera e preghiera umile. San Carlo fu uno dei maggiori conquistatori d’anime di tutti i tempi.

 La sua giovinezza

Era nato nel 1538 ad Arona, sulla Rocca dei Borromeo, padroni del Lago Maggiore e delle terre rivierasche. Era il secondo figlio del conte Giberto e quindi, secondo l’uso di quei tempi fu tonsurato a 12 anni. Il giovane prese la cosa sul serio: studente a Pavia dette subito prova delle sue doti intellettuali. Chiamato a Roma, venne creato Cardinale a 22 anni. Gli onori e le prebende piovvero abbondanti sul suo capo, poiché il Papa Pio IV era suo zio. Amante dello studio, fondò un’accademia, secondo l’uso dei tempi, detta delle “Notti Vaticane”. Inviato al Concilio di Trento, fu indispensabile la sua opera per attuare le direttive conciliari. Si rivelò un lavoratore formidabile, un vero forzato della carta e della penna.

 La svolta nella sua vita

Nel 1562, morto il fratello maggiore, avrebbe potuto chiedere la secolarizzazione, per mettersi al capo della sua famiglia. Restò invece nello stato ecclesiastico, e fu consacrato Vescovo nel 1563, a soli 25 anni. Entrò trionfalmente a Milano, destinata ad essere il campo della sua attività apostolica. La sua arcidiocesi era vasta quanto un regno, stendendosi sulle terre in  Lombardia, Piemonte, Veneto, Liguria e Svizzera. Il giovane Vescovo la visitò in ogni angolo, preoccupato della formazione del clero e della condizione dei fedeli. Fondò seminari, edificò ospedali ed ospizi. Profusse, inoltre, a piene mani, le ricchezze di famiglia in favore dei poveri. Nello stesso tempo difese i diritti della Chiesa contro i signorotti e i potenti. Continua a leggere

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Benedetto XVI: chiamati alla santità!

Cari fratelli e sorelle,

nelle Udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno accompagnato le figure di tanti Santi e Sante: abbiamo imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne che con la loro fede, con la loro carità, con la loro vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono anche per noi. I Santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto; hanno lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Seguire il loro esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in comunione con loro, “ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso del Popolo di Dio” (Conc. Ec. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium 50). Al termine di questo ciclo di catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che cosa sia la santità.

Che cosa vuol dire essere santi? Continua a leggere

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Il Rosario di Grignion de Montfort

Missionario, Grignon de Montfort risaliva la Senna su una imbarcazione dove si ammucchiavano almeno 200 persone, ridendo in maniera grottesca e cantando canzoni blasfeme. Trovandosi da qualche tempo in questo via vai di commercianti e pescatori, il signor di Montfort cominciò a collocare il suo crocefisso in cima al bastone. Poi, prosternandosi, gridò: “Coloro che amano Gesù Cristo si aggiungano a me per adorarlo.”

Delle scrollatine di spalle e degli sberleffi furono la risposta. Allora, girandosi verso il fratello Nicola: “In ginocchio, gli dice, e recitiamo il rosario!”. Sotto una valanga di ingiurie, i due uomini, a capo nudo, il viso raccolto e tranquillo, sgranano le Ave Maria. Terminato il primo rosario, il Santo si alza e con una voce dolce invita gli astanti ad unirsi a lui per invocare Maria. Nessuno si mosse, ma le grida cessarono quando ricominciò la preghiera. Man mano che le invocazioni “Santa Maria, prega per noi peccatori” si succedevano, il volto del santo si trasfigurava.

Concluse le cinque nuove decine, si poteva osservare nel suo sguardo una tale supplica e, nella sua voce tanta autorità che, quando implorò gli astanti a recitare il terzo rosario, tutti caddero in ginocchio e ripeterono, docilmente, quelle soavi parole, dimenticate sin dall’infanzia. Il santo prete poté rallegrarsi: da un teatro di oscenità, aveva creato un santuario; sulle labbra abituate a bestemmiare, vi aveva riportato il nome di Maria.

Recueil Marial (Raccolta Mariana), 1975 p. 12

 

 

Carissimi, nei prossimi giorni sono molto impegnata in varie faccende e non posso garantire la regolarità delle pubblicazioni. Ma prima o poi arrivano sempre!

Grazie per la vostra comprensione e l’affetto,

Karin

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Fatima: Miracolo del Sole

“Io sono la Madonna del Rosario. Continuate a recitarlo tutti i giorni… È necessario che i peccatori si convertano, che chiedano perdono dei loro peccati”.

Questo è il primo messaggio della Vergine ai tre pastorelli.

La Madonna, per il 13 Ottobre, aveva promesso ai veggenti di Fatima un grande miracolo, affinché tutti credessero: man mano che si avvicinava il giorno fatidico, l’attesa diventava sempre più impaziente e mobilitava folle mai viste precedentemente. Riferisce il giornale portoghese ‘O Dia’ in un reportage del 19 Ottobre 1917, che oggi sappiamo essere stato citato da Dona Madalena de Martel Patricio: “Si erano spopolati paesi, villaggi e città vicine. Fin dalla vigilia sulle strade gruppi di pellegrini si avviavano Fatima…”.

E il giornale ‘O Seculo’, per la penna di Averlino de Almeida, dà questa descrizione: “Sulla strada s’incontrano i primi gruppi di pellegrini che vanno verso il luogo santo, distante ben più di venti chilometri. Uomini e donne sono quasi tutti scalzi. Al sorger dell’alba, nuovi gruppi si avviano intrepidi e attraversano l’abitato, il cui silenzio viene rotto dall’armonia dei loro canti. Il sole nasce, ma la volta del cielo minaccia la pioggia. Le nubi nere si ammucchiano proprio verso Fatima, ma nulla può arrestare coloro che, da tutte le strade e con tutti i mezzi di locomozione, confluiscono al paese. A mezzogiorno del 13 Ottobre 1917 la vallata era un mare di gente: era piovuto durante tutta la notte e continuava a piovere, ma l’attesa era grande…, anche se qualcuno era venuto per deridere e assistere allo spettacolo del grande fiasco”. Continua a leggere

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Le visioni di S. Suor Faustina: paradiso, purgatorio, inferno

Visione del Paradiso 

“Oggi in ispirito sono stata in paradiso e ho visto l’inconcepibile bellezza e felicità che ci attende dopo la morte. Ho visto come tutte le creature rendono incessantemente onore e gloria a Dio. Ho visto quanto è grande la felicità in Dio, che si riversa su tutte le creature, rendendole felici. Poi ogni gloria ed onore che ha reso felici le creature ritorna alla sorgente ed esse entrano nella profondità di Dio, contemplano la vita interiore di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo,  che non riusciranno mai né a capire né a sviscerare. Questa sorgente di felicità è immutabile nella sua essenza, ma sempre nuova e scaturisce per la beatitudine di tutte le creature. Comprendo ora San Paolo che ha detto:” Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrò nel cuore d’uomo ciò che Dio prepara per coloro che Lo amano”. E Dio mi fece conoscere la sola ed unica cosa che ai Suoi occhi ha un valore infinito e questa è l’amore di Dio, l’amore, l’amore ed ancora una volta l’amore. E nulla è paragonabile ad un solo atto di puro amore di Dio. Oh, quali ineffabili favori concede Iddio ad un’anima che Lo ama sinceramente! Oh, felici quelle anime che già qui su questa terra godono dei Suoi particolari favori! Ed esse sono le anime piccole ed umili. Grande è la Maestà di Dio, che ho conosciuto più a fondo, che gli spiriti celesti adorano secondo il grado della loro grazia e la gerarchia in cui si dividono. Continua a leggere

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La coroncina della Divina Misericordia e le promesse di Gesù

L’allieva della Scuola della Misericordia [Suor Faustina] aveva come dono da Dio una forza spirituale da gigante. Divenne l’annunciatrice, l’apostola della Divina Misericordia e il suo unico modo di vivere divenne una vita per il prossimo: “Sacrificio sarà il mio nome”. Questo legame tra il culto alla Divina Misericordia e la ferma esigenza etica dell’amore del prossimo Suor Faustina lo fece diventare realtà nella propria vita e anche in modo così eloquente che il nostro rivolgersi a lei ci indirizza e ci conduce a Gesù Misericordioso.

Cardinale Franciszek Macharski, metropolita di Cracovia Messa
di ringraziamento a San Giovanni in Laterano, il 19 aprile 1993

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Santa Faustina Kowalska: Apostola della Divina Misericordia

Faustina, l’apostola della Divina Misericordia, appartiene oggi al gruppo dei santi della Chiesa più conosciuti. Attraverso di lei il Signore manda al mondo il grande messaggio della Misericordia Divina e mostra un esempio di perfezione cristiana basata sulla fiducia in Dio e sull’atteggiamento misericordioso verso il prossimo.

Suor Maria Faustina nacque il 25 agosto 1905, terza di dieci figli, da Marianna e Stanislao Kowalski, contadini del villaggio di Głogowiec. Al battesimo nella chiesa parrocchiale di Świnice Warckie le fu dato il nome di Elena. Fin dall’infanzia si distinse per l’amore alla preghiera, per la laboriosità, per l’obbedienza e per una grande sensibilità alla povertà umana. All’età di nove anni ricevette la Prima Comunione; fu per lei un’esperienza profonda perché ebbe subito la consapevolezza della presenza dell’Ospite Divino nella sua anima. Frequentò la scuola per appena tre anni scarsi. Ancora adolescente abbandonò la casa dei genitori e andò a servizio presso alcune famiglie benestanti di Aleksandrów, Łódź e Ostrówek, per mantenersi e per aiutare i genitori. Continua a leggere

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San Francesco e Maria

San Francesco d’Assisi, “uomo appassionato per Cristo”, viveva secondo la regola del Vangelo, imitando Gesù, Figlio di Maria. Raccomandò ai suoi fratelli di veste, che conservassero la Chiesa chiamata Porziuncola, come Casa Madre dell’Ordine francescano da lui creato. Ogni giorno, ciascun religioso sente il dovere impellente di recitare il Rosario. E San Francesco prega Maria, come protettrice dell’ordine francescano:

Ave, Signora, santa regina, 
santa Madre di Dio, Maria,

che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
Tu in cui fu ed è ogni pienezza
di grazia e ogni bene.

Ave, suo palazzo.
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.

E saluto voi tutte, sante virtù,
che per grazia e illuminazione
dello Spirito Santo
venite infuse nel cuore dei fedeli,
per farli diventare da infedeli fedeli di Dio.
Morendo, che si risuscita a Vita Eterna.

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Francesco il santo

La sera del 3 ottobre Francesco, ormai morente, giunto alla Porziuncola, si fece deporre nudo sulla terra nuda, nascondendo con la mano sinistra la piaga sul costato. E di li, spogliato della veste di sacco, alzò come sempre, il volto al cielo, tutto intento con lo spirito a quella gloria. Disse ai fratelli: “Io ho fatto il mio dovere, Cristo v’insegni a fare il vostro” (Fonti Francescane 804) 

Nell’ottavo centenario della conversione del santo di Assisi [2007 n.d.r]., papa Benedetto XVI ricorda alla Chiesa e al mondo le vere caratteristiche di Francesco. Ne esce un’immagine un po’ diversa da quella sostenuta dalla cultura dominante. Continua a leggere

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Santa Teresa di Gesù Bambino – Carmelitana, Dottore della Chiesa

“Se il Buon Dio non s’incaricava di tutto non so come farei. Ma ho una tale e grande fiducia in Lui che non potrà mai abbandonarmi, rimetto tutto nelle sue mani.”   (Manoscritto LT 32 14 novembre 1887)

Teresa, al secolo Marie Françoise Thérèse Martin, nacque il 2 gennaio 1873, ultimogenita di Louis Martin e Marie Zélie Guérin, in rue Saint-Blaise, 36 (oggi 42), ad Alençon, cittadina della Normandia situata nel nord della Francia. I suoi genitori (beatificati il 19 ottobre 2008 a Lisieux, in occasione della Giornata Mondiale delle Missioni) avevano desiderato entrambi di abbracciare la vita monastica: tuttavia i due si conobbero e, dopo un breve fidanzamento, il 13 luglio 1858, decisero di sposarsi pur vivendo il loro matrimonio nella castità. Andati ad abitare in via del Pont-Neuf, vissero per dieci mesi come fratello e sorella. Accadde invece che il loro confessore e padre spirituale li dissuase da questo proposito: nacquero loro così nove figli di cui quattro morirono ancora neonati.

Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux.

Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia della guarigione da una grave malattia, per l’intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l’8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata da una singolare esperienza della grazia dell’unione intima con Cristo. Continua a leggere

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Padre Pio – “alter Christus”di Antonio Socci

Carissimi, oggi, che la Chiesa festeggia San Padre Pio, vorrei proporvi alcune pagine dal libro su Padre Pio scritto da Antonio Socci, perché, per essere sincera, io avevo grandi problemi con Padre Pio inizialmente. Era sulla bocca di tanti “devoti” che non si rendevano conto a CHI erano devoti e senza la minima conoscenza del Cattolicesimo. Certamente, in tanti si sono convertiti grazie a lui, ma per altri era chiaro che questo “strano culto” si indirizzava alla persona e non a Dio che operava mirabilmente attraverso la persona di San Padre Pio. Visto che c’ho messo parecchio tempo a superare le mie perplessità, credo che le parole di Socci possano aiutare chi si trova o trovava nelle mie stesse condizioni.  Eccole:

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San Giuseppe da Copertino

“In san Giuseppe da Copertino, molto caro al popolo, risplende la sapienza dei piccoli e lo spirito delle Beatitudini evangeliche. Attraverso l’intera sua esistenza Egli indica la strada che conduce all’autentica gioia pur in mezzo a fatiche e tribolazioni: una gioia che viene dall’alto e nasce dall’amore per Dio e per i fratelli, frutto di una lunga e impegnativa ricerca del vero bene e, proprio per questo, contagiosa verso quanti ne vengono a contatto”.
Giovanni Paolo II – Lettera nel IV centenario della nascita di san Giuseppe da Copertino

Il 17 giugno 1603, in una stalla a ridosso delle mura del paese, dove Franceschina Panaca si era rifugiata per sottrarsi alle persecuzioni dei creditori del marito Felice Desa, nacque Giuseppe Maria. La struttura, le cui pareti verticali erano realizzati da conci informi, aveva il tetto a capanna coperto con canne e tegole e al suo interno conteneva un camino, oltre a due vani di accesso. In un angolo, a sinistra entrando dal vano principale, Franceschina partorì Giuseppe Maria, ultimo di sei figli. Prima di lui, infatti, avevano visto la luce Brigida, nata nel 1587 e morta infante. Nel 1591 nacque Pietro che morì anch’egli in tenerissima età. Il 16 giugno 1596 fu battezzata Margherita ed anche questa morì giovanissima. Nel 1598 nacque il quartogenito che fu chiamato Pietro, ma che morì in gioventù. Nel 1601 vide la luce Livia che si sposò e sopravvisse ai genitori. Infine nacque Giuseppe che fu battezzato da don Delfino Fulino nella chiesa Matrice. La sua fu un’infanzia segnata dagli stenti e dalla malattia. Giovanissimo, infatti, il suo corpo subì l’invasione di piaghe purulenti e della scabbia.

Più volte quel corpo fu portato tra le braccia di mamma Franceschina nella chiesa del convento di S. Francesco sperando in un miracolo. Ed effettivamente la sua guarigione avvenne grazie all’intervento di un monaco cappuccino di Galatone. Ripresosi dalla convalescenza, i genitori cominciarono ad occuparsi della sua educazione e lo affidarono allo zio francescano, padre Franceschino Desa, il quale lo tenne con sé come fratello laico all’epoca in cui si costruiva il convento della Grottella.

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Santa Ildegarda di Bingen, vergine, mistica

Ildegarda di Bingen nacque nell’estate del 1098 in Renania, probabilmente a Bermersheim, nei pressi di Alzey,ultima di dieci figli. Apparteneva a una famiglia nobile e numerosa e, fin dalla nascita, venne votata dai suoi genitori al servizio di Dio. A otto anni, fu offerta per lo stato religioso (secondo la Regola di san Benedetto, cap. 59), e, per ricevere un’adeguata formazione umana e cristiana, fu affidata alle cure della vedova consacrata Uda di Göllheim e poi di Giuditta di Spanheim, che si era ritirata in clausura presso il monastero benedettino di S. Disibodo. Si andò formando un piccolo monastero femminile di clausura, che seguiva la Regola di S. Benedetto. Ildegarda ricevette il velo dal Vescovo Ottone di Bamberga e, nel 1136, alla morte di madre Giuditta, divenuta magistra (Priora) della comunità, le consorelle la chiamarono a succederle.

Tra il 1147 e il 1150, sul monte di S. Ruperto vicino a Bingen, sul Reno, Ildegarda fonda il primo monastero e, nel 1165, il secondo, sulla sponda opposta del fiume.

È una persona delicata e soggetta alle malattie, tuttavia, raggiunge l’età di 81 anni affrontando una vita piena di lavoro, lotte e contrasti spirituali, temprata da incarichi divini.

Figura, intellettualmente lungimirante e spiritualmente forte, le sue visioni, trascritte in appunti e poi in libri organici, la rendono celebre. È interpellata per consigli e aiuto da personalità del tempo. Sono documentati i suoi contatti con Federico Barbarossa, Filippo d’Alsazia, san Bernardo, Eugenio III. Negli anni della maturità intraprende numerosi viaggi per visitare monasteri, che avevano chiesto il suo intervento e per predicare nelle piazze, come a Treviri, Metz e Colonia.

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San Roberto Bellarmino

 “Non può esserci vera riforma della Chiesa se prima non c’è la nostra personale riforma e la conversione del nostro cuore”.

Lo ha detto il Papa parlando di san Roberto Bellarmino.

San Roberto Bellarmino, del quale desidero parlarvi oggi, ci porta con la memoria al tempo della dolorosa scissione della cristianità occidentale, quando una grave crisi politica e religiosa provocò il distacco di intere Nazioni dalla Sede Apostolica.

Nato il 4 ottobre 1542 a Montepulciano, presso Siena, era nipote, per parte di madre, del Papa Marcello II. Ebbe un’eccellente formazione umanistica prima di entrare nella Compagnia di Gesù il 20 settembre 1560. Gli studi di filosofia e teologia, che compì tra il Collegio Romano, Padova e Lovanio, incentrati su san Tommaso e i Padri della Chiesa, furono decisivi per il suo orientamento teologico. Ordinato sacerdote il 25 marzo 1570, fu per alcuni anni professore di teologia a Lovanio. Successivamente, chiamato a Roma come professore al Collegio Romano, gli fu affidata la cattedra di “Apologetica”; nel decennio in cui ricoprì tale incarico (1576 – 1586) elaborò un corso di lezioni che confluirono poi nelle Controversiae, opera divenuta subito celebre per la chiarezza e la ricchezza di contenuti e per il taglio prevalentemente storico. Si era concluso da poco il Concilio di Trento e per la Chiesa Cattolica era necessario rinsaldare e confermare la propria identità anche rispetto alla Riforma protestante. L’azione del Bellarmino si inserì in questo contesto. Dal 1588 al 1594 fu prima padre spirituale degli studenti gesuiti del Collegio Romano, tra i quali incontrò e diresse san Luigi Gonzaga, e poi superiore religioso. Il Papa Clemente VIII lo nominò teologo pontificio, consultore del Sant’Uffizio e rettore del Collegio dei Penitenzieri della Basilica di san Pietro. Al biennio 1597 – 1598 risale il suo catechismo, Dottrina cristiana breve, che fu il suo lavoro più popolare.

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Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura

Un anno fa il travolgente successo di Sposati e sii sottomessa. Pratica estrema per donne senza paura. Adesso, tra pochi giorni (il 19 settembre per la precisione), giunge finalmente in libreria l’atteso secondo libro di Costanza Miriano: Sposala e muori per lei. Uomini veri per donne senza paura, edito da Sonzogno.

In Sposati e sii sottomessa, libro scritto splendidamente e di agile lettura, nato da colloqui di vita quotidiana con amiche, amici, parenti, confidenti, colleghe e colleghi di lavoro, semplici conoscenti, l’autrice ha dispensato sotto forma epistolare consigli “forti” in tema di vita familiare e/o di “avviamento al matrimonio”. E lo ha fatto alla sua maniera: senza traccia di toni sentenziosi e giudicanti ma con fine eleganza, semplicità, limpidezza e una massiccia dose di ironia.

Un impasto ben assemblato di ragione, esperienza, gioia, humor e ortodossia. C’è da aspettarsi che anche in questo secondo libro la leggerezza dello stile si accompagni a contenuti sostanziosi. Chi ha detto poi che certa afflitta gravità sia una virtù cristiana? Per G. K. Chesterton, che la Miriano conosce e cita, è vero esattamente il contrario: «La serietà non è una virtù. […] La solennità discende dagli uomini naturalmente; il riso è uno slancio. È facile esser pesanti, difficile esser leggeri. Satana è caduto per la forza di gravità».

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