Minicatechesi

Perché credere? Perché non credere?

Premessa

La domanda più importante della vita, dalla cui risposta tutto dipende, non è “cosa mi piace?”, “di che cosa ho voglia?”, ma… “che cosa è vero?”.
Questo è l’atteggiamento più intelligente nei confronti della propria vita, perché la realtà – anche la realtà della nostra vita e il suo significato – non dipende da quel che pensiamo noi (soggettivamente), ma è quella che è (oggettivamente). Per cui la mia vita si realizzerà pienamente solo se seguirò ciò che è vero (verità), non ciò che mi invento (opinione soggettiva).
Una vera amicizia, anche tra noi, è data soprattutto non dal condividere semplicemente una coabitazione o certi momenti di svago o di studio, ma dall’aiutarci vicendevolmente a cercare le risposte vere ai quesiti più decisivi della vita. Pensare invece che tutto sia solo opinabile, cioè che non esista o non possiamo conoscere quella verità oggettiva uguale per tutti e al di sopra di tutti, non inventabile ma scopribile, significa fondamentalmente rassegnarci ad affiancare semplicemente gusti e opinioni, senza in fondo mai capirci e poter dialogare davvero.
Quella di oggi vuol essere una prima provocazione a cercare; più che dare delle risposte vogliamo aiutarci a impostare bene le domande.

Perché credere?
La provocazione che ci viene dal cristianesimo è fortissima ed unica; non ha equivalenti neppure nelle altre religioni. Anzi, in senso stretto il cristianesimo non è neppure una “religione”, se per religione si intende semplicemente una relazione con la divinità, una dottrina di fede con una morale. Il cristianesimo è infatti anzitutto una notizia (appunto “Vangelo”, dal greco), cioè la notizia di un singolarissimo avvenimento storico, di cui abbiamo testimonianze ancora più certe di altri fatti storici. E’ l’annuncio che oltre 2000 anni fa (significativamente infatti contiamo gli anni prima e dopo quell’evento) è accaduto qualcosa di inimmaginabile, che cambia tutta la vita: Dio stesso (quello che poco o tanto intuiscono le religioni, quello la cui esistenza era stata scoperta anche dai massimi filosofi, quello stesso Dio che aveva già parlato agli Ebrei) si è reso presenza fisica in mezzo a noi, prendendo tutta la natura umana, per permettere ad ogni uomo di partecipare per sempre alla Sua stessa vita. Il “caso” Gesù di Nazareth, il Cristo, è infatti unico; potremmo dire una “pretesa” unica. Il cristianesimo è infatti annuncio e dono non di una dottrina, ma di una persona: l’unico uomo-Dio. Prova suprema della sua divinità è stata la sua resurrezione, cioè la vittoria definitiva sulla morte.
Perché anzitutto dovrei interessarmi a Cristo, fino a credere in Lui?
Potremmo dire anzitutto semplicemente: perché è un fatto, un avvenimento.
Il bello di un fatto è che non dipende da me, dalla mia opinione, dai miei gusti o voglie. Se è accaduto, è accaduto, e non posso farci niente. L’unica domanda seria è eventualmente vedere se è realmente accaduto o no, che cosa è realmente accaduto o cosa potrebbe essere stato inventato; ma questo riguarda qualsiasi fatto storico; ed è possibile farlo anche sul “caso” Cristo.

Cosa c’è in gioco?
Se Cristo è risorto, se quindi è Dio-fatto-uomo, allora qui ci troviamo di fronte non ad una teoria tra le tante, in cui eventualmente scegliere qualcosa a piacimento, ma è la verità assoluta (Dio infatti non può sbagliarsi).
In Cristo si rivela allora pienamente il senso della nostra vita, il significato di ogni cosa della vita.
Cristo ha promesso che ritornerà nella gloria e tutto sarà sottoposto al suo “giudizio”.
L’uomo è chiamato all’eternità (questo non dipende da noi); ma se sarà un’eternità infinitamente felice (partecipando alla vita di Dio) o infinitamente disperata (inferno), dipende dalla nostra libera adesione o rifiuto di Lui, che è la “via, la verità e la vita”(Gv 14,6).
C’è dunque in gioco non solo la bellezza e la verità della vita presente, ma il nostro personale destino eterno. Non ci sarà un’altra vita per poter cambiare: ci giochiamo tutto qua, su questa domanda.
E’ una sfida totale, una scommessa su tutto (come direbbe B.Pascal): non si tornerà indietro.

Perché non credere?
Nonostante che siamo fatti per questa felicità e vita infinite; e nonostante che abbiamo, se vogliamo fare una ricerca seria, assai più motivi ragionevoli per credere piuttosto che non credere, non ci nascondiamo che possiamo essere tentati di non credere, oggi forse più che mai.
Proviamo a vedere qualche motivo:

  • perché voglio essere libero
    In realtà la libertà è una straordinaria capacità che Dio ci ha dato, affinché siamo responsabili di quello che facciamo (e quindi con meriti o colpe). Dio ci ha dato la libertà e non ce la toglie, perfino se ci facessimo del male. La libertà non è però il capriccio di fare semplicemente quello che si vuole, anche perché la libertà non può nulla contro la verità. Potremmo dire che la libertà sta alla verità come le gambe stanno alla strada: la libertà di andare fuori strada indica un difetto, un uso sbagliato della stessa libertà. Quindi tanto più sono nella verità, tanto più sono libero (cfr. Gv 8,32).

– perché non mi va, non mi piace, non lo sento
Abbiamo osservato che questo non può essere il criterio della vita. Come la vita stessa col tempo ci insegna, ciò che ci edifica, che ci realizza davvero, non coincide sempre con quello che immediatamente ci piace.

  • perché è difficile.
    Certamente è più facile lasciarsi andare e vivere secondo la voglia del momento; ma abbiamo appena detto che questa non è la posizione più intelligente dell’uomo. Seguire Cristo non è certamente facile, lui stesso ha detto che la “porta” che conduce alla vita è “stretta” ed occorre uno sforzo, oltre alla sua grazia (Lc 13,24); tanto più che, dal “peccato originale” in poi c’è in noi anche una resistenza, una fatica ed una tentazione diabolica contraria al cammino della verità, pur essendo fatti per questo.

– perché non vedo cosa c’entra con la vita
La fede, come vedremo in seguito, non è un dato acquisito una volta per sempre: occorre conoscere sempre meglio la verità che è Cristo e cercare di farne anche sempre più esperienza. Per questo, se si rimane con qualche nozione superficiale, non si capisce cosa la fede implichi e cosa cambi nella vita concreta di un uomo. Una fede superficiale, staccata dalla vita, rischia di essere smarrita.

– perché qualcosa o qualcuno mi ha scandalizzato
Molte volte ci sono pregiudizi contro la fede e contro la Chiesa, spesso appositamente orchestrati per farci perdere la fede. Dobbiamo allora essere più informati su come stanno realmente le cose (ad esempio su certe questioni storiche). Se poi noi abbiamo fatto qualche incontro con cristiani che effettivamente ci hanno scandalizzato, dobbiamo cercare di capire che sarebbe stupido precluderci il cammino della vita eterna perché c’è qualcuno che non è coerente col Vangelo (potremmo banalmente dire: peggio per lui!). La verità infatti rimane quella, anche se chi me l’annuncia non la vivesse.

– perché c’è il male nel mondo
Questo è uno dei problemi più difficili. Qua diciamo solo che il vero male del mondo è il male morale, cioè quello fatto dagli uomini; e questo è proprio il frutto della disobbedienza a Dio, cioè il frutto di un abuso di libertà (che Dio, abbiamo detto, continua a rispettare, salvo il giudizio finale).

pensatore

Fonte: San Damiano
– perché c’è il male nel mondo
Questo è uno dei problemi più difficili. Qua diciamo solo che il vero male del mondo è il male morale, cioè quello fatto dagli uomini; e questo è proprio il frutto della disobbedienza a Dio, cioè il frutto di un abuso di libertà (che Dio, abbiamo detto, continua a rispettare, salvo il giudizio finale).

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Il vostro parlare sia sì sì, no no…

Tolleranza, bellissima parola. Ma usata troppo spesso per nobilitare la soddisfatta indifferenza degli agnostici e la pigrizia e il dubbio dei credenti. Molti cristiani credono che essere tolleranti significhi sforzarsi di essere tollerabili. Così, per farsi tollerare annacquano il loro vino e diluiscono il loro lievito. (Thomas  S. Eliot)

163513_383245995121946_1211347015_nC’è una parola che nella società contemporanea  ha conosciuto un successo senza precedenti, la  parola  “dialogo”. Una significativa parte del mondo cattolico si è lanciata in una specie di epopea del dialogo a tutti i costi. Sono sempre di più i cattolici che pensando di essere moderni e aperti,  credono che la carità cristiana imponga di astenersi dal giudicare se una certa religione è vera o falsa, se una certa ideologia è giusta o sbagliata, e tutto ciò in nome del dialogo. Par quasi che per essere buoni cattolici si debba parlare con entusiasmo di ogni religione, tranne che della propria. Si giustifica così una certa visione del cattolicesimo, completamente svirilizzato, per la quale non si sarebbe cristiani se non si accettasse il dialogo a qualunque costo, se non si rinunciasse ai propri principi pur di non urtare gli altri. Gesù era umile, ma non pusillanime. Il Nuovo Testamento ha parole terribili per i vili, coloro che non si espongono e non sono pronti allo scontro quando necessario:  (Ap. 3,16). Continua a leggere

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Chiesa Cattolica e omosessualità

Il luogo comune è oggi il peggior nemico del cristianesimo: esso si diffonde a macchia d’olio, come una malattia il cui contagio avviene per trasmissione orale. Di bocca in bocca l’errore travestito da buonsenso circola nelle piazze, negli uffici, nelle case, e trova spesso il povero cattolico assolutamente impreparato. Come un lupo vorace si mangia la sua fede e la sua capacità di ragionamento, e lo trasforma in un uomo del mondo che ragiona come il mondo. Un esempio su tutti: l’omosessualità. Prendendo spunto dall’intelligenza del Beato Pio IX, utilizziamo l’espediente letterario del Sillabo, e riassumiamo sette “false proposizioni” che riguardano l’omosessualità, spiegando in sintesi dove sta l’errore.

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Sette sintetiche illuminanti risposte ai luoghi comuni sull’omosessualità.

Da ricordare, da utilizzare.

  1. L‘omosessualità è una tendenza innata, e quindi agire di conseguenza non è una colpa. “La genesi psichica dell’omosessualità rimane in gran parte inspiegabile”. Così il n. 2357 del Catechismo della Chiesa cattolica. Delle due, l’una: o l’omosessuale è tale per ragioni di patologia -psichica o organica – e allora la sua è una malattia che può e deve essere curata. Oppure l’omosessuale vuole essere tale per una scelta culturale, e in tal caso entra in gioco il suo libero arbitrio. In entrambi i casi, la Chiesa non giudica la tendenza omosessuale, ma chiede di vigilare sulla condotta: “le persone omosessuali sono chiamate alla castità” (n. 2359 Catechismo).
  2. Ci sono tante persone che vivono da omosessuali, quindi è una cosa normale. I mezzi di comunicazione utilizzano con grande abilità un meccanismo elementare: parlare molto di un certo comportamento serve a renderlo normale. È stato così per il divorzio e per l’aborto. Oggi si tenta la stessa operazione con la pornografia e l’omosessualità. Noi non ce ne accorgiamo, ma è una sorta di avvelenamento progressivo a lento rilascio: alla fine tutto è normale. Compresa la pedofilia. Ma la Chiesa ci insegna che non è la statistica a tracciare la strada maestra verso il Paradiso. La verità non è democratica: non si può mettere ai voti.
  3. Non esistono comportamenti “normali” e “anormali”. Sintesi della follia contemporanea: nessuna legge, nessuna convivenza civile sarebbero possibili cancellando queste due categorie fondamentali del pensiero. Se non esiste la normalità, non esiste nemmeno il giusto e l’ingiusto, il vero e il falso. La vita dell’uomo sarebbe condannata all’insignificanza.
  4. L’importante è che due persone si amino: il resto non conta. Classico luogo comune buonista capace di ammaliare schiere di cattolici privi di anticorpi. La Chiesa – ma prima ancora la natura – ci insegna che l’amore è autentico solo quando è “creativo”, cioè quando produce, quando dona, quando trae dal nulla qualcosa di bello. Quando, in una parola, genera. Per questo il diritto canonico considera nullo un matrimonio nel quale siano stati esclusi in partenza i figli. L’omosessualità è per definizione un non-amore, perché è per definizione sterile. È un amore impossibile, perché vorrebbe piegare la natura, violentandola .
  5. La Chiesa discrimina e abbandona nella solitudine gli omosessuali. L’unico luogo dove un omosessuale può essere accolto come fratello è la Chiesa. La Chiesa ama come Maestra, dicendo la verità che libera: va e non peccare più. E la Chiesa ama come Madre, attendendo ognuno di noi, omosessuali compresi, nell’oasi sempre fresca del confessionale. Dentro il quale non c’è posto per nessun tipo di orgoglio, tanto meno gay .
  6. Chiedere agli omosessuali di vivere castamente significa operare una discriminazione intollerabile ai loro danni. Gesù chiede a tutti gli uomini di vivere castamente: in particolare, a tutti coloro che non sono sposati, e che magari sono in quello stato non per scelta ma per le circostanze della vita, come pure a divorziati e separati. Ma, per citare una battuta del Cardinal Biffi, anche agli sposati è richiesto un grande sforzo: rinunciare a tutte le donne , o a tutti gli uomini  del mondo, ad eccezione del proprio sposo. Il mondo si meraviglia – o deride – la fatica di questo cammino perché non crede nella potenza della Grazia, ed è accecato dalla presunzione di fare da sé .
  7. Ognuno ha diritto a vivere la sessualità come preferisce, anche con persone dello stesso sesso. Come tutti purtroppo sperimentiamo, l’uomo è certo libero di peccare. Ma per poter conservare questa libertà, di fare il bene e di fare il male, occorre che sia sempre capace di riconoscere il bene e il male. E la condotta omosessuale è -almeno oggettivamente – un male grandissimo. Quando poi a questa miseria umana si aggiungono la rivendicazione, l’ostentazione, la pretesa di uno status giuridico, le manifestazioni di piazza e l’irrisione del Papa e della Chiesa, allora il male si moltiplica perché grande è lo scandalo che si semina nel cuore di molti innocenti. E con questi peccatori Gesù non fu tenero… [rif:CCC: 2357, 2358, 2359] 

A cura di Palmiro CLERICI

Fonte: M. Palmaro per  IL TIMONE

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Minicatechesi per l’Anno della Fede

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Ecumenismo cattolico

La riunione dei cristiani non si può favorire in altro modo che favorendo il ritorno dei dissidenti all’unica vera Chiesa di Cristo, dalla quale, precisamente, un giorno ebbero l’infelice idea di staccarsi; a quella unica vera Chiesa di Cristo, che è visibile a tutti e che tale, per volontà del suo Fondatore, resterà quale Egli stesso la fondò per la salvezza di tutti. Solo la Chiesa è quella che ha il culto vero. Essa è la fonte della verità, il domicilio della Fede, il tempio di Dio: a non entrarvi o a uscirne, si resta fuori dalla speranza di vita e di salvezza. (PIO XI – Lett. Enc. Mortalium animos – 6 gennaio 1928)

oekumeneL’ecumenismo promosso all’interno e all’esterno dalla Chiesa Cattolica non è un ecumenismo qualsiasi. Esso è ecumenismo nella verità e nella carità: in nessun modo esso è realizzato a prezzo della verità. Perché come ricorda UR 11/a , “è totalmente alieno dall’ecumenismo quel falso irenismo che corrompe la purezza della dottrina ed oscura il senso genuino di essa.”   (Card. W. Kasper) Continua a leggere

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Davvero siamo fatti per questo?

Quando viene meno il rispetto per la tradizione, la società, nella sua incessante smania di rinnovamento, consuma freneticamente se stessa.  (N. GòmezDàvila)

18abbd63bbMa noi siamo veramente fatti per questo? Siamo veramente fatti per il nostro interesse personale, per muoverci di continuo, per continuare a cambiare lavoro e dimora? Siamo fatti per avere più famiglie, più genitori, amici e vicini intercambiabili, cioè senza valore? A me non sembra. Mi pare al contrario che tanti giovani non credono più “nell’amore per sempre” perché abbiamo tolto loro la terra sotto i piedi, abbiamo reso ardua l’opzione famiglia.

L’uomo crea e desidera amicizie stabili, una dimora fissa, un lavoro che non cambi di continuo. Su questa stabilità costruisce la sua identità, il suo essere qualcuno, la sua tranquillità interiore. Tutti vorrebbero costruire sulla roccia degli affetti stabili, e non sulla sabbia delle passioni mutevoli, delle paure e degli egoismi. Compito dello Stato è tutelare e difendere questo desiderio originario, e non altro.

Chi ha a cuore, oggi, i diritti degli innocenti? I più deboli, quelli che non sfilano e non votano? Mi riferisco ai bambini non nati, a tutti quelli che verranno, a quelli che dovessero nascere nell’epoca dei DICO. A ben vedere, infatti, la volontà di introdurre nuove formule di famiglie è dettata dal desiderio-capriccio degli adulti di poter agire senza alcun limite, senza alcuna responsabilità, in base all’utile personale. Si vuole che la legge nasca non dalla verità, dalla giustizia, dalla constatazione di una realtà evidente – il carattere naturale della famiglia come unione tra un uomo e una donna – ma dall’interesse di un particolare gruppo di persone, di uno specifico insieme di desideranti. Continua a leggere

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La crisi del dono

Eravamo custodi della vita, non lo siamo più. In cambio della libertà ottenuta, le prime a soffrire siamo noi donne. Se non lo facciamo noi, chi custodirà l’amore per la vita? (C. Miriano)     

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Il concepito è il grande assente del dibattito sull’aborto. Non parla, non partecipa ai dibattiti televisivi, non vota. E’ il convitato di pietra al dibattito sul suo destino. Il nascituro è come un imputato trascinato ad un processo nel quale sono ignoti il capo d’accusa, gli addebiti, le circostanze del delitto ipotizzato. Un processo nel quale la persona alla sbarra non può rendere alcuna dichiarazione spontanea. Deve stare zitto. Continua a leggere

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Maschio e Femmina li creò

L’impossibile e suicida auspicio del femminismo è che la donna non sia più ciò che è, ma quello che potrebbe o che vuole essere. Con questo satanico attacco alla donna, descritto in maniera magistrale nel terzo capitolo della Genesi, la guerra alla tradizione cattolica viene fatta, oltre che attraverso la lotta delle idee, soprattutto corrompendo coloro che trasmettono questa tradizione. Viene colpita colei che per essenza è educatrice e attraverso cui inevitabilmente passano le generazioni. Colpendo la donna, distruggendo la matrice, si disfa il futuro tessuto sociale; perché ella non sarà più legata ad alcun destino, ma trasmetterà soltanto la propria volontà egoistica di essere il centro di tutto. (E. Samek Ludovici)

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Quella che oggi sta crescendo in tutto l’occidente è un ideologia particolarmente insidiosa, che per evitare ogni supremazia di un sesso sull’altro tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale. Una specie di livellamento dove la dimensione corporea, chiamata sesso, viene minimizzata, mentre la dimensione culturale, chiamata genere, è sottolineata e ritenuta primaria. Insomma, il tentativo di sradicare sia l’uomo che la donna dalla loro stessa natura, nella convinzione che ciascuno possa essere maschio o femmina, a seconda del desiderio o della vicenda personale. Continua a leggere

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Con quale autorità?

Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. “Onora tuo padre e tua madre”, è questo il primo comandamento associato ad una promessa: “perché tu sia felice e goda di una lunga vita sopra la terra”.   (Ef. 6,1-3)

617032_erziehen-kein-kinderspielStiamo navigando senza bussola in mare aperto. Abbiamo disimparato l’arte di educare, le norme comuni sono andate perdute e si è diffusa la convinzione che la scuola penserà a tutto, che i bambini cresceranno comunque, in un modo o nell’altro. Oggigiorno i giovani non vengono più allevati, ma si limitano a crescere. Sono circondati da educatori impersonali e onnipresenti, come la televisione o le lusinghe della moderna società dei consumi. Continua a leggere

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La fabbrica dei divorzi

Agli sposati poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito e qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito; e il marito non ripudi la propria moglie. (1.Cor. 7,10-11)

HBSP98E7_Pxgen_r_300xALa propaganda divorzista nel 1974 puntava molto sui “casi umani”: non si può obbligare, si diceva, a rimanere unita una coppia in cui il marito è violento, ubriacone o delinquente. Oggi iniziamo a valutare anche l’altro lato dei casi umani: i figli disorientati e i vecchi abbandonati, lo spirito di rivalsa reciproco inoculato nella coppia, con la prole usata spesso come strumento di ricatto. Il divorzio inoltre, che si conclude nella stragrande maggioranza dei casi con l’espulsione del padre dal nucleo familiare, è stato uno dei principali strumenti per l’indebolimento della figura paterna.  Se poi il divorzio è la fine fatale del matrimonio, i giovani, consapevoli del disastro che ciò comporta e che hanno già vissuto nelle loro famiglie d’origine, non vogliono più sposarsi. Continua a leggere

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Finchè morte non vi separi

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola”  (Mt. 19,5)

segnung brautpaarOggi molti, anche tra coloro che si considerano cattolici, si domandano perché questi preti e questi Papi, nel corso della storia, sono sempre intervenuti in questioni che non li riguardano, loro che non si sposano, non convivono, non hanno figli? Ma il matrimonio è sempre stato sentito presso tutti i popoli come una cosa pubblica e sacra. Esso infatti fin dall’età della pietra, fu celebrato dal capotribù o dallo stregone e circondato da ogni genere di tabù. Solo le eresie nate in casa cristiana (marxismo, illuminismo e femminismo) hanno osato ridurlo ad affare puramente privato. Il cristianesimo, fondandosi su quel diritto naturale che esplicitamente Cristo dichiarò di voler portare a perfezione, afferma che i ministri del sacramento matrimoniale sono gli sposi, che per la validità è essenziale il solo consenso, che il sacerdote è solo un teste qualificato.

Nessuno, ragionevolmente, può negare che fu la Chiesa, elevando il matrimonio ad istituzione divina, a introdurre l’inaudita novità dell’uguaglianza dell’uomo e della donna sia riguardo al dovere della fedeltà reciproca, sia riguardo al diritto di esprimere un libero consenso. Il Cattolicesimo ha insegnato che il matrimonio è una vocazione, e la sessualità va vissuta come dono reciproco. Durante i primi secoli, la Chiesa rifiutò decisamente l’eresia manichea  che riteneva il mondo profondamente corrotto, è lottò sul piano teologico contro l’idea che il sesso fosse un male in sé.

S. Paolo tratteggia magnificamente, nel celeberrimo cap. 5 della sua lettera agli Efesini, quello che ancora oggi rappresenta la bellezza e  l’importanza incommensurabile del matrimonio cristiano, per la Chiesa e per la società intera. “Per la durezza del vostro cuore”, dice Gesù al suo popolo, Mosè vi ha dato queste leggi che io sono venuto a perfezionare. Cristo introduce la pari dignità, spirituale, tra uomo e donna: per questo vieta la lapidazione e condanna il ripudio. Continua a leggere

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Nel nome del Padre

vater-sohn-springt-xs-iStock_000005012679Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa; lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto. E voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei…   (Efes.  5,21-23)

Viviamo  in una “società senza padri”, come da qualche anno, non si stancano di ripetere psicologi e sociologi della famiglia. Mancano i padri, nel senso che mancano i maestri: vuoi perché non hanno  tempo, vuoi perché hanno trovato più comodo darsi alla latitanza, vuoi perché non sanno più cosa insegnare o perché molti padri si sono adeguati all’idea di non esserci più: preferiscono fare gli amiconi, i complici, i compagni di gioco.

Ve li ricordate i padri di qualche decennio fa, i nostri padri e i nostri nonni? Il loro semplice sguardo valeva più di mille discorsi. Il loro esserci, il loro tornare a casa era un atto domestico e formale allo stesso tempo. Se c’era papà tutto tornava al suo posto. E magari non erano padri esaltanti sul piano emotivo ed erano pieni di difetti, ma erano solidi perché fedeli al loro ruolo. Continua a leggere

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Cos’è la fede cattolica?

“Don Camillo” rispose con voce pacata il Cristo “non ti lasciare suggestionare dal cinema e dai giornali. Non è vero che Dio ha bisogno degli uomini: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. La luce esiste anche in un  mondo di ciechi. E’ stato detto –hanno gli occhi e non vedono-; la luce non si spegne se gli occhi non vedono.”  (G. Guareschi)

La definizione cattolica di fede esiste, è ben precisa, ed è questa:

LA FEDE È ASSENSO DELL’INTELLETTO ALLE VERITÀ RIVELATE.

compendium_titleCertamente in questa definizione si sottolinea il protagonismo della volontà, si parla infatti di assenso, ma nello stesso tempo si precisa che in questo assenso deve essere coinvolto anche l’intelletto.

Affidarsi totalmente a Lui significa coinvolgere l’intelligenza per aprirsi poi all’affidamento totale: si capisce con la ragione ciò che è vero, si capisce che Dio è Tutto ed è Padre, e si coglie quindi la necessità e la logica di abbandonarsi totalmente a Lui.

L’attuale cattolicesimo patisce due errori riguardo alla fede: o la fede viene concepita come pura esperienza, oppure– in maniera diametralmente opposta- come adesione solamente intellettuale.

La fede vissuta come esperienza ha certamente radici antiche, ma ha trovato terreno fertile nel rifiuto tutto moderno della metafisica tradizionale a favore di un concetto evanescente e fluido  di persona e di verità. Quando si dice che il cristianesimo non è una dottrina, ma una persona, si dimentica sempre di ricordare che il cristianesimo ha una dottrina, e come tale andrebbe conosciuto. Continua a leggere

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Essere cattolico – cosa significa?

945340_387600314686514_2128400538_nNon avendo ottenuto che gli uomini mettano in pratica quello che insegna, la Chiesa di oggi si è rassegnata a insegnare quello che mettono in pratica. La Chiesa un tempo assolveva i peccatori, oggi assolve i  peccati. (N. GòmezDavila)

S. Tommaso diceva che basta non credere in una sola delle verità cattoliche per non essere cattolici. La vita e la fede cattolica poggiano su due assi portanti: la dottrina e la moraleInfatti per amare Gesù Cristo devi conoscerlo; lo conosci ordinariamente attraverso quello che ti viene insegnato, cioè attraverso la dottrina. Questo comporta un modello di vita conseguente: la morale. Continua a leggere

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E se fosse vero?

Da  Reimarus a Corrado Augias

Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti. Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono, perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio. (I  Cor. 1,27ss.)

jesus-christusDa  quando Reimarus nel  ‘700 incominciò a dubitare della storicità dei Vangeli, per almeno due secoli, la linea ispiratrice è stata questa:  “che cosa avvenne non lo sappiamo. La sola cosa certa è che non avvenne quello che i Vangeli raccontano. Qualunque cosa raccontino.”  Oggi, grazie a Dio, le nuove scoperte archeologiche e documentali, con innumerevoli conferme incrociate da parte di esperti cattolici e non, fanno emergere questi Evangeli come un racconto di storia (sebbene di tipo particolare) tutto concretezza e verosimiglianza, aderenza ai costumi e alle leggi del tempo e del luogo, ed infine consonanza alla psicologia umana, che non possono essere stati inventati da nessuno storico, ne da uno scrittore dotato di un’enorme genialità. Il criterio della coerenza narrativa è particolarmente efficace per escludere tutte quelle ipotesi formulate nell’Ottocento e nella prima parte del Novecento, che puntavano a demolire il nucleo centrale della fede cristiana. Si tratta delle cosiddette ipotesi critica ed ipotesi mitica, entrambe ormai smentite dall’avanzamento degli studi. Continua a leggere

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I Vangeli sono storicamente credibili ?

LukasFin dalle origini, la fede cristiana ha dovuto fronteggiare nemici agguerriti anche sul piano culturale: nei primi tre secoli della sua storia, mentre infuriavano le persecuzioni, molti esponenti del mondo culturale ebraico e pagano davano il loro appoggio alla repressione, sostenendo che questa nuova dottrina era fondata su fantasiose invenzioni, i racconti evangelici, di cui questi antichi polemisti negavano in blocco la storicità.

Ma è solo dal diciottesimo secolo in poi, con i primi sviluppi dell’esegesi biblica, prima in ambito protestante, e poi anche tra i cattolici, che alcuni studiosi hanno dato origine a due differenti scuole di pensiero definite: scuola critica e scuola mitica.

Esse prendono origine da una filosofia della storia che si fonda sul mito illuminista del mondo diventato “adulto” che deve liberarsi dei valori del passato, appartenenti all’infanzia dell’umanità per accedere ad un livello di vita pienamente razionale. Continua a leggere

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Dicono che è risorto

Iniziamo col dire che i primi cristiani non sono morti per un idea,una filosofia o per difendere un libro sacro, ma per testimoniare un fatto: il fatto di Cristo e la sua resurrezione. Pietro e gli altri quando predicavano dicevano : “questo abbiamo visto ed udito, e ve lo annunciamo”. Il cristianesimo è la religione storica per eccellenza.

La Chiesa non è un partito politico, un circolo culturale, un sindacato per i diseredati del mondo, un gruppo di  “filantropi  buonisti”. Alle porte di questa Chiesa si bussa per credere, pregare e sperare in un futuro senza tramonto, ben più che per discutere di problemi penultimi. Un cattolico è prima di ogni cosa, uno convinto che avrà a che fare con un certo Gesù Cristo per tutta l’eternità, uno convinto che ogni giorno , in ogni messa, si rinnova il prodigio sconvolgente del grano macinato e dell’uva fermentata che si fanno materialmente, corpo e sangue di quello stesso Cristo, uno convinto che la Chiesa è solo il rivestimento istituzionale del mistero della presenza viva del Risorto nella storia. (V. Messori)

Questo credere e questo sperare hanno la loro radice in quell’uomo/Dio crocefisso e risorto 2000 anni fa: i Vangeli sono racconti storici che ci muovono alla fede. Solo se non ci ingannano nel loro trasmetterci dei fatti autentici possiamo credere. Continua a leggere

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Luce dall’Apocalisse

Christ_King_of_Kings_(Greece,_c._1600)_bSi possono trovare strane, complicate e a volte persino sconcertanti le visioni, sempre grandiose, dell’Apocalisse di S. Giovanni apostolo. Senza dubbio castighi e punizioni divine fanno parte integrante di questo testo, ma ne rappresentano solo una parte e non la più essenziale. La parte sostanziale, quella più significativa, che l’apostolo ispirato intende trasmettere mi pare possa essere riassunta in due verità fondamentali.

La prima: la sovranità di Cristo su tutti gli avvenimenti della storia del mondo e della Chiesa. Solo il Signore, infatti, è degno di ricevere il libro della vita e “di aprirne i sigilli”, poiché è stato messo a morte e ci ha riscattato con il suo sangue.

La seconda verità è quella della vittoria di Cristo sul Demonio e i suoi seguaci, già preannunciata nel racconto della Genesi, e che si prolungherà nella vittoria della Chiesa e dei suoi Santi. Ma questa vittoria, lungi dal sopprimere la croce e renderla inutile, si realizzerà proprio per mezzo di essa. Si illude chi spera in una fedeltà a Cristo senza tribolazioni, o nell’avvenire della Chiesa come fervore di santità che non debba più subire dall’esterno la persecuzione del mondo, né dall’interno i tradimenti dei “falsi fratelli” e talvolta persino del clero e dei consacrati. Da qui fino al ritorno glorioso di Cristo, potremo rendergli testimonianza soltanto immergendo la “nostra veste nel sangue dell’Agnello”. Non andremo a Lui senza prima aver attraversato il fiume della “grande tribolazione”. Continua a leggere

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Teologia della storia – 2

Senza_CristoAccenniamo  ora a quelle che sono le ricadute  sociali  della negazione di Dio. Senza “divina autorità” socialmente riconosciuta, le strade sono due: o un gigantesco dispotismo oppresso da una burocrazia e un esercito di proporzioni inaudite (ad es. ex regimi comunisti), o il suo contrario, un permissivismo senza fondo. Anche quest’ultimo non può fare a meno di una polizia elefantiaca e di moltiplicare il numero dei penitenziari. Ambedue producono insolubili problemi di convivenza. La democrazia oggi osannata come l’unico sistema politico degno di un paese civile, è qualcosa di più delle sue istituzioni e procedure. Non vi può essere alcuna libera comunità politica, senza la base di una comunità di valori, fondata cioè su impegni morali condivisi. Senza una cultura morale solida, i meccanismi della democrazia e dell’economia non possono funzionare a lungo. Non a caso è il relativismo, ovvero una mancanza di ragioni capaci di guidare la libertà dell’uomo, a dominare oggi. Ai giovani si insegna che si devono fare alcune cose e non altre, ma non gli si forniscono i motivi. Si vive nell’annoiata ribellione alla burocrazia statale, senza però sapere su cosa fondare il rispetto dell’autorità civile o la difesa dalle sue eccessive ingerenze. In breve si ha la libertà, ma non si sa che cosa farsene; si ha la possibilità di giudicare, ma non si sa su che basi esercitare il giudizio. Sul  piano politico, negando Dio, fonte e origine di ogni autorità, lo stato finisce per divenire la realtà assoluta, non ammettendo più nulla al di sopra di se. In questo modo il “sistema politico” finisce per inseguire il capriccio delle masse, o delle minoranze che quelle masse riescono a strumentalizzare. Stiamo vivendo, per certi versi, un’ora terribile, in cui vediamo equiparate la parola desiderio alla parola diritto: il “diritto all’aborto”, il “diritto ad avere figli”, il “diritto all’autodeterminazione sessuale”, il “diritto all’eutanasia”. Continua a leggere

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Teologia della storia – 1

Con questo articolo prende il via una trilogia di appunti di  Palmiro Clerici  sulla Teologia della storia. Siamo nell’anno della fede, e questa fede è ancora tutta da scoprire per rendere alla Santissima Trinità il massimo della gloria.

Quale che sia la spiegazione che possiamo dare del libero arbitrio dell’uomo, non vi è dubbio che esso rappresenta uno dei nostri misteri più grandi e terribili; in ogni caso dobbiamo ammettere che la facoltà data all’uomo di scegliere tra il bene e il male, tra l’ordine e il caos, e di turbare, sia pure accidentalmente, la grande armonia stabilita da Dio in tutte le cose della creazione, è una facoltà tremenda e in un certo senso inconcepibile. Continua a leggere

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Il caso si chiama Dio!

Schöpfung-12Ogni giorno, in tutte le scuole di ogni ordine e grado del mondo occidentale, si insegna la teoria evoluzionista come un dato di fatto, pacificamente accettato e ampiamente dimostrato. Dopo Darwin (il biologo inglese che nel 1859 formulò la teoria dell’evoluzione), la vita non è più considerata creatura di Dio, ma frutto dell’evoluzione continua della materia, auto-sussistente ed auto-organizzata. Il mistero della vita, si insegna, è stato risolto ed è perfettamente spiegato nei testi di biologia dei nostri ragazzi, nei documentari naturalistici o nei trattati di neuroscienze che riducono il pensiero umano e l’autocoscienza a banali reazioni biochimiche. Che cosa rispondere ai nostri ragazzi? Nella natura osserviamo le tracce di un “disegno intelligente” o piuttosto i tratti beffardi di uno scarabocchio senza autore? Continua a leggere

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Il prodigio della vita!

Come sono grandi le tue opere Signore, quanto profondi i tuoi pensieri. (Sal. 91)

65371-preview-pressemitteilung-prosieben-television-gmbh-das-wunder-des-lebens-bei-galileoL’uomo può fare molte cose, manipolando con la tecnica la realtà fisica che lo circonda, ma non sarà mai in grado di produrre l’essere dal nulla. Tutto ciò che esiste, dal granello di sabbia alle vette dei monti, dal filo d’erba al bimbo che nasce, riceve da Dio l’essere in ogni momento della sua esistenza. Ma l’Altissimo assegna anche alle cose create un fine da conseguire, e verso questo fine le guida e le dirige. Questo scopo è Dio stesso, il primo principio che da nulla dipende, da cui tutto deriva, a cui tutto ritorna: “alfa e omega, primo e ultimo, principio e fine.” (Ap. 22,13) Continua a leggere

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Mysterium Iniquitatis

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L’uomo combatte il male e ha ragione di farlo, ma sbaglia quando pensa di poterlo vincere da solo, con le proprie forze. Il supremo male fisico è la morte, su questo tutti concordano, ma spesso oggi ci illudiamo cercando il segreto dell’immortalità nella medicina che dovrebbe allungare indefinitamente la durata della nostra vita. Nel frattempo cerchiamo di rimuovere il pensiero della nostra morte opponendo i piaceri della vita alla filosofia del Vangelo che parte dall’accettazione della morte e della sofferenza fisica. Il segreto dell’immortalità esiste, ma è di ordine spirituale, è la vita eterna, e l’unica via per raggiungere la felicità eterna è quella di vincere  nella vita temporale il peccato, che è l’unica ragione dei mali fisici e morali che ci sommergono. Continua a leggere

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“…in fondo al bicchiere ci attende Dio!”

Calice 3162I cieli narrano la gloria di Dio, e il firmamento annunzia l’opera delle sue mani… (Sal. 18)

“Noi non siamo il prodotto casuale e senza senso dell’evoluzione. Ciascuno di noi è il risultato di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno di noi è amato, ciascuno di noi è necessario! (Benedetto XVI)

“Il primo sorso dal bicchiere delle scienze naturali rende atei, ma in fondo al bicchiere ci attende Dio!” (Werner Heisemberg)

Ogni giorno, in ogni parte del mondo, in tutte le chiese cattoliche si recita il Credo, di cui voglio qui citare l’incipit solenne: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra..  “Dio ha creato l’universo dal nulla, e lo conserva in vita in ogni istante”; ci ribadisce il Catechismo della Chiesa Cattolica. Con parole analoghe S. Giovanni inizia il suo Vangelo: “In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Tutto per Lui è stato fatto, e senza di Lui non è stato fatto nulla di ciò che esiste” (Gv. 1,1) Continua a leggere

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Il Mistero del Male e la Provvidenza Divina

Mini-catechesi per l’Anno della Fede!

Dio non permetterebbe affatto il male, se non fosse abbastanza potente e abbastanza buono per ricavarne un bene più grande!” (S. Agostino)

Alluvioni, epidemie, guerre, sconvolgimenti storici e naturali di ogni genere hanno accompagnato fin dalle origini la vita dell’uomo. Ma se tutto è Divina Provvidenza, ciò significa che nulla accade senza che sia voluto o permesso da Dio: “Anche i capelli del vostro capo sono contati”, dice Gesù (Lc. 12,7).

La Divina Provvidenza non è altro che Dio, considerato non in se stesso, ma nel suo rapporto con le cose create. Così, sempre nell’animo umano, i terremoti, le catastrofi naturali, ma anche le guerre, le malattie o le persecuzioni provocate dall’uomo, furono considerate voci di Dio. Ciò non contrasta, per nulla, con il fatto che esista una spiegazione scientifica dei fenomeni naturali o che si debba fare ogni sforzo per limitare l’azione devastatrice di disgrazie naturali o provocate. Questo vuol dire che lo scienziato deve continuare ad indagare ed il filosofo ad interrogarsi sul significato del mondo, ma l’Autore della natura, con le sue forze e con le sue leggi, rimane Dio, che guida ogni cosa al suo fine, e permette talvolta che il male fisico o morale alteri il mirabile equilibrio insito nelle leggi dell’universo, e questo sempre e solo per portare a compimento i suoi misteriosi disegni, che spesso non comprendiamo.

Si possono offrire due immagini del mondo: una magnifica e l’altra orribile. La sapienza non sta forse nel dire: quello che io vedo di bene mi insegna ad affidarmi al Creatore per il male che  non comprendo? Non dimentichiamoci che il male non è mai altro che la cessazione di un bene. Un giudizio sulla Provvidenza non appartiene che all’eternità!  ( A. Sertillanges)

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Cos’è la Rivelazione Cristiana?

Anno della Fede – La Rivelazione Cristiana (IV)

La rivelazione è l’atto con cui Dio si manifesta all’uomo. Egli si fa conoscere prima di tutto tramite la creazione dell’universo, che riflette gli attributi divini di per sé invisibili, ed è questa la rivelazione naturale: attraverso cui con la semplice ragione l’uomo può avvicinarsi alla conoscenza di Dio. Poi in maniera particolare, Dio si è manifestato per mezzo dei profeti e di Gesù Cristo, facendoci conoscere direttamente verità di per sé naturali, come l’immortalità dell’anima, ma anche verità che superano la ragione umana, come il mistero della Santissima Trinità (ccc,da 54 a 67).

Rivelazione soprannaturale: questa si definisce quindi come un insegnamento fatto da Dio agli uomini, in ordine alla loro santificazione e alla vita eterna. Essa si è chiusa con la morte dell’ultimo apostolo, e la Chiesa ricevette dal Signore il mandato di annunciarla a tutte le genti perché, tramite la fede nelle verità rivelate, gli uomini potessero giungere alla salvezza. Compito della Chiesa è dunque trasmettere la Rivelazione intatta e approfondirla senza alterarla, attingendo dalle sue fonti che sono la Sacra Scrittura e la Tradizione (ccc,76/78/80/81/82).

Tradizione vs. Sacra Scrittura: Se poi focalizziamo la nostra attenzione sul rapporto esistente tra la Chiesa Cattolica, la Sacra Scrittura e la Tradizione come fonte orale della Rivelazione divina, possiamo osservare che la Tradizione apostolica è la fonte da cui sgorgò la Sacra Scrittura: la Scrittura è divinamente ispirata (ccc,105), la Tradizione è assistita dallo Spirito Santo sulla base delle ripetute promesse di Cristo; l’una raccoglie le verità contenute nel Credo, l’altra l’intera rivelazione divina; entrambe rappresentano la Parola di Dio: l’una,  in quanto parola scritta non può permettersi quella libertà espositiva che, al contrario, è la caratteristica dell’altra, in quanto parola detta. E poiché il Magistero non viene prima, e non sta al di sopra della parola di Dio, ma solo al suo servizio, esso non è mai autorizzato ad interferire sulla continuità oggettiva della parola detta e scritta (ccc,86).

Sbilanciare la propria attenzione sulla sola Sacra Scrittura e sulla sua esegesi storico-critica, come fanno da secoli i protestanti e come fanno, oggi, sempre più spesso anche i cattolici, significa dimenticare che la Chiesa ha, dunque, nella scrittura e nella tradizione le due fonti , non interamente sovrapponibili, alle quali attinge le sue verità e le sue certezze; viceversa le due fonti stesse hanno nella Chiesa Cattolica, e solo in quella, l’organo che riconosce e proclama la validità delle fonti stesse, asserendo con fermezza che, fin dagli inizi, non la Chiesa trasse la propria autorità dalle scritture, ma queste dalla tradizione (ccc,120). Fu Cristo, infatti, che stabilì Fede e dottrina su un tale fondamento. Donde il seguente principio: “Soltanto la parola di Dio, trasmessa per rivelazione alla Chiesa, è la regola della fede, la quale consta di due elementi: quello scritto e quello orale.” (R. Bellarmino)

Tra rivelazione e tradizione si dà fin da subito un evidente rapporto, in modo che la tradizione rappresenta il respiro stesso della Chiesa: una serie di eventi posti in essere da Dio attraverso Cristo e i dodici, una volta per tutte (ccc,75), e quindi circoscritti da ben determinati confini di spazio e di tempo, ma anche da far rivivere come un’eredita preziosa, in ogni tempo e in ogni dove, attraverso la mediazione degli organi ecclesiali a ciò predisposti. Grazie a tale mediazione, Cristo e gli apostoli continuano ad essere contemporanei di ogni battezzato, e grazie all’assistenza dello Spirito Santo la Parola continua a risuonare tra noi;  quella Parola al cui confronto tutte le altre ammutoliscono, poiché tutte le altre portano in sé lo stigma dell’effimero e il loro suono si spegne con il tramontare delle stagioni storiche, mentre la Parola divina è per sempre. Si deve dunque ribadire  che la tradizione assume un ruolo di particolare rilevanza, per due precisi motivi: in primo luogo, perché se ognuno si affidasse alla propria interpretazione del Testo Sacro, senza alcun riferimento all’autorità del Magistero, si cadrebbe nella deriva protestante; in seconda istanza, perché non tutto quanto Gesù a detto nel corso della sua vita terrena è contenuto nei Vangeli (ccc,113).E’ chiaro dunque che la sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l’azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime” (ccc,95).

A cura di Palmiro CLERICI

(ccc: catechismo della Chiesa Cattolica)

Fine Minicat IV / Leggi anche IIIIII 

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Verso quale libertà?

Anno della Fede – Verso quale libertà? 

Tutti nella vita almeno una volta ci siamo posti questa domanda: come può esistere Dio se esiste il male? Che Dio è un Dio che si dice amore ma lascia morire i nostri cari, soffrire i bambini, devastare il mondo (ccc,284)?

Nella vita di ogni uomo non c’è una predestinazione, ma una destinazione, un cammino in cui ciascuno di noi ha la possibilità di dire sì o no a ciò che la provvidenza gli offre (ccc,311).

Ma l’uomo, dopo la cacciata dal Paradiso terrestre, è chiamato a partecipare attivamente all’opera della creazione. Adamo ed Eva perdono l’innocenza e diventano liberi di scegliere. E la conseguenza, annunciata da Dio, è che l’uomo da quel momento inizierà a morire (ccc,400); scegliendo la libertà, sceglie la morte perché decide di condividere il mistero del male (ccc,390). Il male è la conseguenza della nostra libertà; se non ci fosse la libertà non ci sarebbe il male, se non ci fosse il male noi non saremmo soggetti liberi. Se noi non fossimo liberi non potremmo partecipare all’opera della creazione, amando Dio o non amandolo liberamente. Se non si accetta la colpa originaria di Adamo, non si capisce il significato della croce, che attende ogni uomo, e che diviene quindi un sacrificio vano ed assurdo (ccc,385). Il peccato originale, da cui tutti gli altri discendono, è sempre un peccato di superbia, quando si pensa cioè che la propria autodeterminazione sia più importante della volontà di Dio (ccc,387). Noi siamo liberi, questa è la struttura fondamentale dell’universo.

Il problema principale, alla fine resta: perché Dio permette il male (ccc,310)? Perché ha creato un universo dove c’è la libertà. Un luogo dove la bellezza è stata fatta per crescere incessantemente, dove esseri unici si amano reciprocamente e creano ancora più vita. Avrebbe potuto creare l’universo senza il suo lato oscuro? Avrebbe potuto prevenire la possibilità del Male senza trasformare ogni essere vivente in una marionetta, in una semplice parte di un ingranaggio?  Noi così spesso assordati dalle grida di dolore che salgono dalla creazione, sentiamo con difficoltà la parola di Dio che parla alla nostra anima. Satana ci cerca, uno ad uno, e ci tiene in ostaggio spingendoci alla rivolta contro le leggi dell’universo, iscritte da Dio nella materia (ccc,407). Il trofeo a cui mira è niente di meno che coinvolgere tutto il genere umano nella sua ribellione (ccc,272).

La questione consiste  nell’indagare in che modo sia possibile conciliare la volontà di Dio e la libertà della creatura, l’unione che Uno vuole e la separazione che l’altro sceglie, affinché né la creatura cessi di essere libera né Dio di essere sovrano. Il grande problema consiste nel conciliare queste due cose all’apparenza contrarie, in modo tale da non compromettere né l’una né l’altra. La creazione dunque è simile ad un cerchio, del quale Dio è al tempo stesso circonferenza e centro: come centro l’attrae, come circonferenza la contiene. L’uomo si allontana da Dio, rinunciando spontaneamente alla sua grazia, ma così facendo s’avvicina alla circonferenza cadendo in mano alla sua giustizia o divenendo oggetto della sua misericordia. La libertà degli esseri intelligenti consiste nel fuggire dalla circonferenza, che è Dio, per rifugiarsi in Dio, che è centro, e nel fuggire dal centro, che è Dio, per incorrere in Dio che è la circonferenza. S. Agostino il santo dominato dall’amore e pervaso dalla grazia, esclamava dolorosamente: “Povero mortale, vuoi fuggire da Dio? Gettati tra le sue braccia!” (Juan Donoso Cortès)

Una volta nella storia, circa 2000 anni fa un manipolo di uomini e donne hanno creduto: hanno gustato fino in fondo cosa significa credere nell’Amore e il mondo è cambiato per sempre. Ma nonostante ciò, le consolazioni che continuamente il Signore riversa nella nostra anima non bastano mai, l’antica cicatrice di Adamo, dentro la nostra natura, ci trascina indietro, ogni volta, inesorabilmente, ripetutamente verso il desiderio di certezza (ccc,389). L’illusione di comprendere tutto aumenta solo la nostra confusione, alla ricerca di una spiegazione più grande e poi ancora più grande, fino a quando nessuna spiegazione riesce a riempire l’abisso del nostro dubbio. Il senso del dolore e della futilità del tutto a volte ci colpisce duramente: perciò il tempo deve aver avuto un inizio ed avrà una fine. Il Male non può avere il permesso di divorare il bene indefinitamente. Il Tuo popolo è chiamato solo e ancora, generazione dopo generazione, alla fede costante e incrollabile, l’unica sicurezza che vale la pena di possedere. Tu hai piantato questo desiderio dentro di me. Tu hai creato quest’anima che ti supplica. Dacci il fuoco della fede, perché stiamo morendo di freddo (ccc,274).

L’uomo moderno non vuole accettare la dottrina cattolica che la vita umana è una battaglia; vuole solo sentirsi dire, di volta in volta, che è una vittoria.  (G. K. Chesterton) (ccc,409)     

 A cura di Palmiro CLERICI

 

(ccc: catechismo della Chiesa Cattolica)

Fine Minicat III – Leggi I e II

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Ma come ci si pone il problema di Dio? (II)

Anno della Fede!

Il punto imprescindibile da cui partire consiste nell’abbandonare i miti della modernità e del progresso secondo cui tutto dipende da me, e io sarei il padrone assoluto della mia vita. Io non ho deciso di nascere e questo azzera ogni discussione: mi sono ritrovato a vivere (ccc,34). Noi siamo messi con la nostra intelligenza davanti all’universo  alla vita, a noi stessi: per vivere non possiamo fare a meno di provare a comprendere, e chiediamo alla realtà che cosa essa è.“Perché esiste qualcosa e non il nulla?” (A. Einstein) E’ Dio stesso che ci chiede di capire, quando, come il primo comandamento insegna, ci spinge ad amarlo con tutta la nostra mente e con tutto il nostro cuore(ccc,35). Non ci sono alibi in questo campo, ognuno è chiamato a dare il meglio di se stesso. La scienza in fondo, come la filosofia, sono un tentativo, seppur parziale, di dare risposte a questa domanda.

La Scienza. Dio non è conoscibile scientificamente perché le leggi ricavate dai fenomeni, non possono oltrepassare il mondo dei fenomeni stessi. Per fare questo la scienza non ha né principi, né metodo; non conosce che fatti e concatenazione di eventi. Ma le cause prime non la riguardano in alcun modo, proprio perché queste (le cause prime) sono anteriori all’oggetto dei suoi studi. Sarebbe come voler spiegare il mondo, servendosi del mondo stesso. Si può dire che tutte le spiegazioni che la scienza elabora rappresentano altrettante domande. Solo al di là di queste si può trovare la spiegazione soddisfacente, il cui nome è Dio (ccc,48). Quanto all’interpretazione e all’orientamento della vita umana la scienza è, per sua natura, radicalmente impotente. Che cosa offre infatti di efficace contro il dolore e la miseria morale, i limiti dell’esistenza e la morte?

E la Filosofia? Per essa Dio è al tempo stesso conoscibile ed inconoscibile. Vale a dire che si può dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio, perché la ragione oltrepassa i fenomeni e procede dagli effetti alle cause, e di causa in causa, la ragione può tendere ad una causa suprema. Ma il carattere stesso di questo tipo di causa, perché sia in grado di svolgere il ruolo che le si attribuisce, è di essere infinita e di conseguenza inaccessibile in se stessa. In effetti Dio è, per noi quaggiù, inconoscibile in se stesso. Nessun concetto è abbastanza ampio, Lui solo può definirsi. Lui solo può dire se stesso mediante una parola vivente, che è il suo Verbo. Credere in Dio è l’ultimo traguardo della filosofia e il primo passo della Fede. In filosofia è tutta la conoscenza umana che giunge a chiarire debolmente la nozione di Dio. Dal momento dunque che Dio si è rivelato nel mondo, si può trovare traccia di lui, sia nella natura che nella rivelazione (ccc,49).

“Il materialismo è una dottrina filosofica che alle meraviglie visibili attribuisce delle spiegazioni risibili, e alle meraviglie invisibili, quelle dell’anima, delle spiegazioni inesistenti, che non concernono in alcun modo l’ordine dei fatti che essa vuole spiegare. Tutto quaggiù è forma, numero, armonia e ritmo, danza e musica; nulla è materia inerte e cieca. (A. Sertillanges)

(ccc: catechismo della Chiesa Cattolica)

A cura di Palmiro CLERICI

Prima Minicat: Qualche ragione per credere

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Qualche ragione per credere

Un ANNO della FEDE: qualche ragione per credere (I)

Non siamo fatti per il vuoto. La nostra natura più profonda si ribella alla mancanza di senso, anzi alla non corrispondenza tra il senso per il quale siamo stati creati (ccc,1), e quelli artificiali che di volta in volta cerchiamo di darci.

La disperazione esistenziale, oggi così diffusa anche tra i giovani, è legata al fatto che non sappiamo cosa farcene della vita e della libertà,  avendo rinunciato all’unico senso che questa può avere.

Il bisogno di infinito, che si riflette nella nostra incessante ricerca di felicità e bellezza, appartiene a tutti – fingono coloro che dichiarano di non averne necessità. Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell’uomo, perché l’uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l’uomo e soltanto in Dio l’uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa (ccc,27).

La rivelazione giudeo-cristiana ha portato nuove risposte alle domande di sempre, ma ha posto anche nuove domande alla ragione umana, costringendola a prendere atto che la realtà è principalmente una questione d’amore, che il motore stesso della conoscenza umana è una questione d’amore. L’incontro fecondo tra fede e ragione permette, quindi, di inoltrarsi nel mistero della realtà creata (ccc,50).

Ma perché dovremmo realmente interrogarci sull’esistenza di Dio? 

Rifletti su questo: se Dio esiste Egli è tutto e tutto esiste per mezzo di Lui, se Dio esiste gli devi tutto, se Dio esiste devi aspettarti tutto da Lui (ccc,34). E dopo trai le tue conclusioni.

Si può dunque affermare senza timore di cadere nel panteismo (corrispondenza assoluta tra Dio e il mondo) , che tutte le cose sono in Dio e che Dio crea e mantiene in vita tutte le cose create (ccc,279). Ciò serve, inoltre, a spiegare perché nella stessa misura in cui retrocede la fede, diminuisce nel mondo la conoscenza della verità e perché le società che dimenticano Dio, vedono presto il loro orizzonte coprirsi di tenebre; come la storia umana efficacemente  insegna. Per questo la religione è stata considerata da tutti gli uomini e in ogni tempo la base indistruttibile delle società umane (ccc,28). Secondo Platone: “chi estirpa la religione, mina alle fondamenta ogni società umana.”

La fede e la ragione sono come due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità. E’ Dio ad aver posto nel cuore dell’uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso. (Giovanni Paolo II – Fides et Ratio)

A cura di Palmiro CLERICI

ccc = catechismo della Chiesa Cattolica

Segue II

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