Bigotteria

Nella misura in cui si cancella dalla coscienza il senso della trascendenza divina, il cristianesimo si svilisce. E in egual misura perde la sua influenza trasformante.

(Leclercq, Dialogo dell’uomo con Dio)

Queste vite di santi [*] hanno assecondato l’ambiente propizio allo sviluppo di un embrione mostruoso, miscuglio di santo — in apparenza — e di codardo. “Pianta ambigua” — la chiama Bruckberger nel libro Il valore umano del santo (Rialp, Madrid) — che continua a crescere all’ombra nei nostri tempi: il bigotto.
Non possiamo negare che se quelli che fuggirono da Dio volessero tornare al suo focolare, cercando la verità nella vita di coloro che si dicono suoi figli, questa verità sembrerebbe loro indisponente, perché fittizia e insincera. Il bigotto vuol essere santo “ma mentre il santo ha desiderio di Dio — osserva Bruckberger — il bigotto identifica la propria ansia con la santità stessa”. Il bigotto è corto di vista. Guarderà il mondo con i suoi uomini cattivi e perversi e si ritrarrà nel suo guscio egioistico. Si lamenterà della mancanza di riguardo dei mondani verso i sacerdoti di Dio, ma mai gli passerà per la testa la difesa decisa o l’attacco giovanile contro i nemici della Chiesa.
Vince la più stolta viltà con l’orpello della prudenza. In momenti di slancio potrà invocare dal cielo il fuoco che distrugga la malizia degli uomini, ma non avrà l’ambizione santa di salvarli tutti. Il suo candore in tempo di pace potrà persino esser citato come esempio dalle madri ai propri bambini, ma riceverà il disprezzo di tutti in tempo di lotta
No, non servono per la lotta. “Fiori di serra” che conoscono le luci fioche dei templi, ma ignorano la vita che dà la luce del sole. Non possono parlare di spada, né di morte, né di audacia, né di forza. Ignorano — fra le molte — una virtù umana: il coraggio. Il bigotto non conosce l’ambizione e la visione d’insieme. È miope nelle cose dello spirito.
Al bigotto interessano enormemente le forme che, per abbaglio, egli crede santificanti. Il bigotto sarà sempre poco originale: un plagio di un pittore novellino, che non conosce ha tecnica e la creatività. Cercherà di dare qualche isolata pennellata della vita del Santo al quale è devoto, ma non indagherà la causa della sua forza vivificatrice. Sono pertanto bigotti quelli che si contentano di vivere le forme di una vita interiore che non conoscono. Bigotteria è mancanza di pudore nelle relazioni intime dell’anima con Dio. Se quando parlano con i loro simili gli uomini si mantengono compostamente eretti, perché quando dialogano con Dio devono torcere la testa?
Bigotto è chi passa le ore in chiesa, quando in quel momento sarebbe suo dovere lavorare o attendere alla sua famiglia. «Se una vedova ha figli o nipoti — dice san Paolo — questi imparino prima a praticare la pietà verso quelli della propria famiglia e a rendere il contraccambio ai loro genitori, poiché è gradito a Dio» (1 Tm 5, 4). Bigotto è colui che appartiene a otto confraternite e non si dà pace finché non entra nella nona. Bigotto è chi si “aspetta” tutto da Dio, ma non fa il minimo sforzo personale per ottenere ciò che aspetta. E questo è tentare Dio. Il bigotto è un “sentimentale” di intelligenza corta.
Molti bigotti abbandonerebbero per consunzione la falsa imitazione della santità, se si sopprimesse la loro sciocca vanità. Quando non avranno più motivo di rovesciare gli occhi girandoli al bianco — perché nessuno li guarda —; quando non avranno più ragione di lasciar cadere le loro palpebre — perché nessuno bada loro —, questi uomini non saranno più bigotti.
E sono così questi individui: molte croci, molte medaglie, riempiono i loro libri di immagini. Hanno sempre fra le mani bollettini annuncianti cerimonie pie, ma al momento di dare, di negare se stessi, manca loro la generosità.
Non si occupano della professione, né di guadagnare amicizie. Non ci si può avvicinare ad essi con la speranza di trovare un po’ di calore, perché hanno il cuore freddo; nella conversazione bisogna misurare le parole perché si scandalizzano.
Si può parlare loro di devozioni e di processioni ma non di vita interiore, dal momento che non la conoscono. Ci parlano di uffici e di orari di Messe, ma non di apostolato personale, che non intendono. «Molti non si saziano mai di ascoltare consigli e precetti spirituali, né di possedere e leggere molti libri su tale argomento, e perdono più tempo in questo che nel praticare, come dovrebbero, la mortificazione e la perfetta bontà di spirito. Oltre a ciò si caricano di immagini e di corone molto eleganti. Di tali oggetti, ora ne usano alcuni, ora altri, e cambiano e ricambiano continuamente; quando li vogliono in un modo, quando in un altro, affezionandosi di più ad alcuni solo perché graziosi. Talvolta vedrai costoro ornati di Agnus Dei e di reliquie, come i bambini si ornano dei loro ninnoli» (san Giovanni della Croce, Notte oscura, cap. III).
Si muovono con disinvoltura in quella piccola cerchia che sta intorno alle chiese, ma non sanno destreggiarsi nella vita. E questi sono quelli che si fanno vedere, quelli che hanno fama di essere buoni e figurano dappertutto come cristiani.
Non sono queste le vite che possono dimostrare ai pagani che Cristo vive, perché i bigotti sono così: se operaio, cattivo compagno; se impiegato, cattivo collega; se studente, poco studioso. Il loro agire è repellente e la loro fisionomia penosa. Mancano di virilità. Non sanno neppure amare le cose umane. La bigotteria è un vizio come un altro. Non esiste vocazione di bigotto. Il bigotto è una mostruosità, una deformazione del cristiano, e siccome è deformazione deve essere eliminata.

(Jesus Urteaga Loidi, Il valore divino dell’umano, Ares, Milano 1979, pp. 22-25)

[*] L’autore intende quei racconti dove si confondono la santità e la semplice taumaturgia, in cui «c’imbattiamo in uomini privi di gioia ed energia» (p. 21) incapaci di manifestare perfino i sentimenti più basilari dell’essere umano come il riso e il pianto; NdC.

Categorie: Saggezza | 26 commenti

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26 pensieri su “Bigotteria

  1. Stasera ormai non riesco più a connettere…
    Me lo pregusto per domani perché promette talmente bene… :D

    • Un brano bello tosto, senza sconti, che ti passa da parte a parte come un raggio laser nel più classico Escrivá-style… Se non c’è l’uomo non c’è nemmeno il cristiano, senza rispetto della natura umana lo spirito diventa deforme. Grande lezione.

  2. Pingback: Una preghiera semplice « F I L S B E N I E

  3. jepitiegrace

    Per un attimo ho temuto che avessi fatto un post sulla big-i-otteria :)
    Lo rilancio :)
    Grazie e buon fine settimana a tutti !

    • Buon weekend anche a te! :D

    • @ jepitiegrace. Potrebbe esssere un’idea per un prossimo post, eheheh! ;-)

      • jepitiegrace

        Di fatto sono oggetti che imitano gioielli preziosi … copiano e ingannano anche loro … per fortuna le virtù non dovrebbero essere merce di scambio di fronte alle quali nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato ad acquistarle per il prezzo minore. Le virtù sono gioielli preziosi che si conquistano non si acquistano e via dicendo :P

        • Vero: si può dire quindi che la “virtù simulata” (simulare è fingere di possedere ciò che non si ha) tipica della bigotteria è una sorta di “bigiotteria spirituale”. Che il Signore ci aiuti a essere non simulatori ma veri imitatori.

  4. “Sono pertanto bigotti quelli che si contentano di vivere le forme di una vita interiore che non conoscono.”

    Terrificante perché è vero!
    Andreas, questo è un post da rilanciare varie volte perché sta alla base della nuova Evangelizzazione e dell’anno della fede.
    Parole che entrano come delle spade per un check-up dell’anima e di un cuore sincero.
    Alla fine sorge una preghiera spontanea: “Signore, preservami dall’essere vigliacco, nulla mi fa più disgusto di quel stato d’animo che respinge mentre il Tuo nome è sulle mie labbra, li nasce e li muore.”

    Sono entusiasta, davvero, e questa volta me lo stampo io e lo metto, trasformando le parole in preghiera, sulla pila di libri che hanno sostituito il comodino vicino al letto.
    Grazie davvero! :)

    • In questo brano si capisce bene cosa voglia dire l’espressione “spada a due tagli” applicata alla parola. Ce n’è per tutti, potrebbe essere fonte di meditazione prima di accostarsi al sacramento della confessione…

  5. 61Angeloextralarge

    Stampooooo! E medito come merita. Grazie Andreas! :-D

    • 61Angeloextralarge

      “Non sono queste le vite che possono dimostrare ai pagani che Cristo vive”: Andreas, mi sono fermata qui e non riesco ad andare avanti! Quel “VI RICONOSCERANNO DA COME VI AMERETE”, unito a questa frase mi fanno interrogare molto se il mio comportamento tiene lontano altri dalla Chiesa.

      • Eh, dovessi dire io quante volte mi sono fermato nel leggere questo capitolo… Certo che questi spagnoli hanno una capacità unica di “inchodarti”, di metterti con le spalle al muro con le loro domande esigenti e dirette, senza ombra di edulcorazione. Sei costretto a interrogarti, non si scappa…

  6. Strabiliante! Prendo nota e vado subito a comprarlo. Il titolo mi ha tratta in inganno, ho letto davvero bigiotteria, ma credo che esso non sarebbe stato in dissonanza con il testo. Bigiotteria e bigotteria: la differenza è talmente sottile…….
    Complimenti, anche per l’omonimia, con un altro Andreas Hofer…
    Un carissimo saluto

  7. 61Angeloextralarge

    Andreas: ottimo esempio quello della melassa! Smack! :-D

  8. erminem

    simpatico l’articolo. :-)

  9. erminem

    però c’è anche una sana bigotteria ed è quella che quelli non praticanti danno a quelli praticanti – Ci sono addirittura atti della stessa virtù che a volte sono disprezzati e a volte onorati; prendi, ad esempio, l’elemosina o il perdono delle offese; sono entrambi atti di carità: la prima è onorata da tutti, il secondo è disprezzato dal mondo. Un giovanotto o una ragazza che non si lasciano trascinare ai disordini di una brigata dissoluta nel parlare, nel giocare, nel ballare, nel bere, nel vestire come loro, saranno scherniti e criticati e il loro riserbo sarà chiamato bigottismo o esibizionismo. Amare queste conseguenze vuol dire amare la propria abiezione. S. Francesco di Sales ma avverte “S. Luigi quando le persone bigotte volevano parlargli di argomenti impegnativi dopo il pranzo, era solito dire: Ora non è tempo di dotte discussioni, ora è tempo di allegria e di scherzi; ciascuno dica quello che si sente. in tal modo andava incontro alla nobiltà che lo circondava per ricevere gentilezze da Sua Maestà. Filotea, l’importante è passare il tempo di ricreazione in modo tale da conservare per devozione il pensiero della santa eternità.” – S. Francesco di Sales in Filotea. :-P

    • Diciamo così: talora accade che le vere virtù vengano derise dal “mondo”, che le taccia di “bigottismo”, ma questo non implica che esista una “sana bigotteria”. La bigotteria è una deformazione e in quanto tale non è mai sana, come mostra anche quel secondo, bellissimo passo della Filotea. Grazie di averlo postato! :-)

  10. Pingback: il Bigotto « Pace del Cuore 2.0

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