Le due croci

Soffrire non basta. Ci sono dei dolori sterili, ci sono dolori che diminuiscono. Il fuoco purifica, può anche disseccare e indurire

(Gustave Thibon, La scala di Giacobbe, AVE, Roma 1947, p. 67).

Vi sono due tipi di sofferenza: la sofferenza che non va perduta e la sofferenza che va perduta.

(Charles Péguy, Un uomo libero, La Locusta, Vicenza 1964, p. 89)

Cristo ci addita il suo cammino che finisce a una croce; l’Anticristo ci spinge sul cammino opposto che finisce, anch’esso, a una croce. Sono due croci, l’una di fronte a!l’altra, nemiche. Oppure: all’Imitazione di Cristo corrisponde l’Imitazione dell’Anticristo. Sono due itinerari che hanno per comune mèta la croce, e dunque il dolore, e dunque il dolore e la morte. (Il male come il bene è incoronato di spine). Ma delle due croci l’una è splendente, l’altra tenebrosa. Tanto sull’una che sull’altra si soffre e si muore; tuttavia la morte sulla croce di Cristo, è, sappiamo, introduzione alla Vita Eterna; la morte sulla croce dell’Anticristo è assoluta morte: un corpo freddo, una fossa, il cadavere che si disfà, bachi e buio.

(Domenico Giuliotti, Nuovi pensieri d’un malpensante, Logos, Roma 1985, p. 30)

Categorie: Domenico Giuliotti, Thiboniana | Tag: , , | 7 commenti

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7 pensieri su “Le due croci

  1. Andreas, non avevo mai riflettuto sull’argomento del pezzo di Giuliotti.
    E’ interessante mettere a confronto le due tipologie di sofferenza e mi è venuto in mente che gli effetti della morte dell’Anticristo li stiamo vivendo ora. L’atmosfera che ci circonda sa veramente di cadavere, se per un momento non guardiamo Cristo.
    Qualunque cosa io legga oramai, alla fine giungo sempre alla stessa conclusione: bisogna pregare di più.

    • Andreas Hofer

      Sì, la “temperatura religiosa” è scesa davvero al livello di una cella frigorifera, buona giusto per conservare le salme… Ieri sera prima di addormentarmi leggevo a questo proposito una riflessione di Pavel Florenskij, il sacerdote ortodosso ammazzato dai comunisti. Florenskij nota quanto sia faticoso per noi “cristiani della domenica” attingere alle sorgenti della grazia, di fatto si è costretti a sforzi enormi per ottenere poche gocce. I santi invece, ed è questa la differenza, sono capaci di far scorrere fiumi interi di grazia. Occorre far fruttare al massimo questo tempo liturgico e i sacramenti per radicarsi sempre più in Dio. Ma è anche vero che nel deserto bastano poche gocce per ristorarsi, e questo mi fa sperare…

      • In Quaresima, questa “temperatura religiosa” raggiunge il massimo o meglio: il minimo di temperatura.
        Mi accorgo che ogni anno che passa, diventa sempre più difficile resistere al ghiaccio che cerca di bloccarci anche il sangue nelle vene.
        Quest’anno sta dando le supplementari, secondo me, ma per la prima volta sento che si tratta di grazia pura.
        Resistere, resistere, resistere, e mai dimenticare che la battaglia è già stata vinta.
        Benedetta la croce che portò Gesù e chiedo la grazia che le mie, le nostre croci portino Gesù.

      • Andreas Hofer

        @ Karin

        È proprio vero.. D’altro canto non può che essere così. Se Cristo non è risorto è vana la nostra fede, per cui il massimo obiettivo di chi vuole piegarci alla disperazione è concentrare ogni risorsa per annientare la resurrezione, per farci dimenticare il fondamento della nostra speranza. A una quaresima corrisponde una contro-quaresima da parte del nemico del genere umano. Oggi infatti ho letto questa news molto signficativa di kath.net sulla vera lega della ritrovata “fede” cattolica del famoso ex pilota Niki Lauda: http://kath.net/detail.php?id=35972
        Ecco un uomo che ritorna nella chiesa-istituzione ma senza abbracciarne l’anima, rifiutando la vita dopo la morte, la resurrezione. Lauda abbraccia il corpo ma non l’anima della Chiesa, fa sua una religione del nulla. Siamo giunti a questo… Eppure è proprio questo il momento in cui radicarsi con più forza nella speranza (le radici profonde non gelano). Chesterton lo chiama il «paradosso della speranza della fede, per cui quanto più üna situazione è disperata, tanto più l’uomo deve sperare».

  2. 61Angeloextralarge

    Karin e Andreas: mi toccano i vostri commenti! :-D

    “Cristo ci addita il suo cammino che finisce a una croce; l’Anticristo ci spinge sul cammino opposto che finisce, anch’esso, a una croce”: tremenda sta roba! Per evitare la croce, quella che ci porta alla salvezza… per evitare di passare per la porta stretta, andiamo a percorrere le strade più comode, per entrare nella porta larga! Peccato che al di là della porta larga ci sia poi la nostra morte spirituale! :-(

    • Andreas Hofer

      @ Angela

      Un po’ come Pinocchio che dopo i bagordi nel paese dei balocchi al risveglio si ritrova trasformato in asino…

      • 61Angeloextralarge

        Asino? Per me era già brutto un capro perché è preferibile essere diventata una pecora quando mi presenterò davanti a Dio! O mmmammmma!

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