Che Dio ti salvi…

Non ne posso più di un Cristo solidale come in troppi ci vogliono farlo apparire.
Se io cado giù dalla montagna non ho bisogno di un Cristo che per solidarietà ci si fa cadere pure lui.
Io ho bisogno di un Cristo Dio che mi salvi!
Ed è questo Cristo che c’è, Deo gratias!

Categorie: Colpito e Affondato!, Non c'è più religione... | 21 commenti

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21 pensieri su “Che Dio ti salvi…

  1. 61Angeloextralarge

    Wow! Karin! Che intendi dire?
    Cristo ci ha già salvati! Siamo già salvi! E che a volte ce lo dimentichiamo. E’ che cadiamo, è che siamo umani, etc. ma Lui ha già dato tutto sé stesso.
    E’ vero che Lui porta le nostre croci assieme a noi, ma non per solidarietà. Assumendo un corpo umano ha preso tutta l’umanità su di sé e questo vuol dire che, volenti o non volenti, Lui è con noi, anche se non lo vediamo. Lui è fedele, noi no! Lui c’è sempre, noi siamo spesso altrove!
    Se poi intendi dire che sei stanca di come Cristo venga “deformato” a proprio uso e consumo”, compreso la versione solidarietò, concordo con te. :-D

  2. >Se poi intendi dire che sei stanca di come Cristo venga “deformato” a proprio uso e consumo”, compreso la versione solidarietò, concordo con te.<

    Esattamente questo.
    Un parroco ha avuto la brillante idea di fare la lavenda dei piedi alle coppie conviventi dato che anche Gesù parlava con i pubblicani…
    Non è purtroppo l'unico caso di solidarietà.
    Cristo non è solidale ma caritatevole, misericordioso e appunto, il salvatore. Essere solidale non cambia la situazione, è soltanto un anestetico per la nostra coscienza.

    • 61Angeloextralarge

      Se ci pensi bene però è quello che ha fatto anche Gesù.
      Se il parroco ha in qualche maniera “legalizzato” la convivenza, mi dissocio in pieno, anche se occorre separare il peccato dal peccatore. Dubito però che il parroco abbia voluto evidenziare questo lato di Gesù: avrebbe ferito le persone alle quali ha lavato i piedi, indicandole come peccatrici. “dato che anche Gesù parlava con i pubblicani…”: ma queste coppie come si sono sentite? io, se avessi rubato ed il parroco mi dicesse: “La lavanda dei piedi quest’anno la farò ai ladri. Vieni a farti lavare i piedi?”, avrei avuto due reazioni. La prima è quella di dire al parroco: “Pensa per i peccati tuoi”. L’altra è quella di dire a me stessa: “Ho sbagliato rubando. Devo smetterla di rubare!”. Che reazioni hanno avuto queste coppie? Spero almeno che si siano interrogate sulla loro situazione!
      Queste scelte sono sempre molto delicate perché se un cristiano è maturo ne riceve il vero messaggio cristiano, ma purtroppo come cristiani, anche se siamo in continuo cammino formativo (i più fortunati), siamo molto ignoranri, nel senso che ignioriamo tante cose e per questo besta poco a scandalizzarci
      In una delle parrocchie dove sono stata in missione c’era una catechista che conviveva; in un’altra c’era un’educatrice dell’oratorio che ai ragazzini raccontava tutto quello che faceva con il proprio fidanzato (roba anche forte). Ma potrei andare avanti!

    • Andreas Hofer

      Purtroppo, è largamente noto, sono i danni di un cattolicesimo che vuole la carità senza la verità anche se suole presentarsi sotto forma di super-cristianesimo al quale non basta amare il peccatore: vuole amare anche il peccato. E così diventa anticristiano, perché amare il peccato equivale a vanificare la redenzione. È vero: Pascal scrive che “ci si può fare un idolo persino della verità, perché la verità, scissa dalla carità, non è Dio: ne è soltanto l’immagine, un idolo che non dobbiamo né amare né adorare” (Pensieri, 541). Però subito dopo aggiunge: “e tanto meno dobbiamo amare e adorare il suo contrario, ossia la menzogna”. Dunque un cattolicesimo senza verità è menzognero. E sappiamo chi sia il padre della menzogna: colui che lo fu fin dal principio.

  3. 61Angeloextralarge

    “Essere solidale non cambia la situazione, è soltanto un anestetico per la nostra coscienza”: concordo solo sulla seconda parte, perché secondo me essere solidale cambia anche la situazione. Un esempio: in un oratorio parrocchiale dove ho prestato servizio, si è presentata una donna mussulmana dicendo che voleva iscrivere la figlia. Le ho chiesto: “Lo sa che questo è un oratorio gestito da cristiani?”. Lei mi ha detto: “Sì, ma mia figlia non voglio che preghi né che assista alle preghiere!”. Continuo: “Signora, tutto il programma dell’oratorio è basato sulla formazione cristiana! Praticamente sua figlia starebbe con gli altri sono per i giochi, cioè 1 ora al giorno!”. Logico! 60 bambini con qualche educatore, meno 1 con un educatore personale! Come si poteva fare? Con la carenza che c’è di educatori… Parlo ovviamente con il parroco che mi risponde: “Lascia perdere! Non abbiamo chi possa stare con la figlia!” Beh, l’anno successivo la donna è riuscita ad iscrivere la figlia all’oratorio, perché aveva trovato un canale particolare: la mamma di uno dei ragazzini dell’oratorio! Questa ha fatto il finimondo perché la parrocchia non era stata accogliente, perché così avevamo dato una cattiva impressione, perché…, perché… Risultato? Quando la donna veniva a prendere la figlia, non entrava nella sala perché c’era il crocifisso, quindi bisognava portarle fuori la bimba; la figlia veniva allontanata anche al momento della merenda perché qualcuno aveva il panino con la mortadella o con il prosciutto; la figlia schiavizzava un educatore (evitavamo di lasciarla sempre con lo stesso) soprattutto perché si annoiava e quindi si agitava! Una situazione pesante!

    • Angela, scusami, non riesco a cogliere il significato… :(
      Sono un po’ rimbambita si vede. ;)

      • Andreas Hofer

        Penso Angela voglia dire che questa malintesa “solidarietà” non è ininfluente. In nome di questa menzogna la situazione “cambia” nel senso che viene peggiorata. Si fanno danni su danni e si rende la vita difficile. Ciò è tipico dell’idolo, che pretende sangue e sacrifici. In questo caso l’idolo è il concetto falso di “accoglienza” di quella mamma cattolica che ha insistito affinché la bambina musulmana fosse iscritta all’oratorio.

      • 61Angeloextralarge

        Karin: non credo proprio che tu sia rimbambitaaa!
        Ci riprovo senza esempi. Se per essere solidale io divento “buonista” non sono “caritatevole come Gesù chiede”, quindi la conseguenza non può essere positiva, perché, come disse un santo (non mi ricordo quale): “IL BENE BISOGNA FARLO BENE!”. Noi cristiani facendo i solidali spesso ci diamo la zappa sui piedi, vedi la storia del crocifisso da togliere dalle scuole per non “disturbare” quelli che hanno altri credo religiosi, o, sempre nelle scuole, il Natale dove è proibito parlare di Gesù Bambino! Oviamente per lo stesso motivo di prima.

  4. Questo è il tempo nel quale dovremmo ripartire con la ri-evangelizzazione di un Europa che ha perso le sue radici.
    Ma ci ricordiamo bene come hanno evangelizzati ai tempi di Gesù e subito dopo?
    Ci ricordiamo come una Santa Caterina da Siena aveva parole di fuoco pur con la massima carità, o proprio perché di carità ne aveva tanta, le parole erano di fuoco.
    O come un S. Antonio da Padova, San Francesco, Santa Teresina, Santa Teresa d’Avila, San Filippo Neri, Madre Teresa di Calcutta, S. Padre Pio e quanti altri.
    Ora, questi giganti dobbiamo dimenticare per un “ma nooooo, il Signore perdona tutto, non è così grave”, “ma nooooo, non ci dimentichiamo l’amore grande di Dio”.
    Se loro hanno gridato allo scandalo, perché è questo che siamo tutti e in primis i nostri cari e amati sacerdoti, lo dobbiamo fare anche noi e per noi. Devo incominciare con me stessa ma poi non posso chiudere gli occhi a chi confonde le idee a chi la fede non ce l’ha ancora. Guai a chi confonde le idee e trae in inganno. Questi sono attitudini che non appartengono a Dio, ma al nemico di Dio.
    Questo Cristo solidale è come la bandiera della pace sull’Altare – è di non riconoscere la divinità di Cristo.
    La solidarietà non fa per noi, la carità si. Con la solidarietà non si è mai cambiato il mondo, con la carità di Cristo si.
    O no?

    • Andreas Hofer

      Vero: certo mondo cattolico intende appunto la “solidarietà” come “abbassamento” e “svuotamento”, non come discendere verso il basso per poi elevare. Qualche celebre missionario ad esempio ha detto chiaramente che Dio in Cristo si è “svuotato” della propria divinità, che Dio non è onnipotente, è debole, si è autolimitato. Peccato che questa sia una dottrina eretica, la dottrina cosiddetta “kenotica” nata in ambito protestante. La Chiesa l’ha condannata nella Sempiternus Rex Christus, ma sappiamo tutti quanto sia tenuto in conto il magistero al giorno d’oggi…

      • Voglia…
        Mi sento sempre un po’ a disagio parlare così di sacerdoti indegni perché in effetti ci sono tanti e bravi in Italia. Mi basta anche solo che cerchino di essere bravi nel loro mestiere e fedele alla loro vocazione.
        Ma non mi sta neanche bene essere presi in giro a chi “interpreta” la fede secondo i propri gusti, che facciano parte del clero o meno.

      • Andreas Hofer

        @ Karin

        Pensando a questi sacerdoti disubbidienti mi viene in mente l’accusa polemica che sempre Pascal rivolgeva, ingiustamente, ai gesuiti. “Dicono che la Chiesa dice quel che non dice e che non dice quel che dice”. Beh, forse a qualche gesuita dei nostri giorni questo rimprovero si addice. E molto.

    • 61Angeloextralarge

      A proposito di San Francesco e del separare il peccato dal peccatore:
      un giorno portano a San Francesco un sacerdote che ha un’amante. Siccome in realtà San Francesco non era quello che si crede, cioé uno tutto usignoli e violette, ma più uno tipo Padre Pio, chi ha portato il sacerdote dal santo si aspettava che questi venisse ripreso e ammonito. Invece il santo appena vede il sacerdote si inginocchia e gli bacia le mani: scandalo! Chiedono a San Francesco il perché di questo gesto e lui risponde: “Anche se peccatore è un sacerdote!”. Il sacerdote si “converte”, lascia l’amante e diventa un buon prete.

      • Andreas Hofer

        Fortuna per quel sacerdote che il Serafico Padre Francesco nutrisse un’immensa venerazione per il sacramento dell’ordine. Altrimenti se fosse stato un semplice frate avrebbe rischiato, credo, di fare la conoscenza del mitico fra Giovanni, detto il pugilatore di Firenze, il frate cui il Serafico Padre era solito affidare la correzione fraterna dei frati mormoratori… :-D

  5. @Andreas: grazie
    @Angela: ah, allora siamo d’accordo, grazie anche a te! :)

  6. Separare il peccatore dal peccato – giusto.
    Ma all’inferno ci va il peccatore o solo il peccato… ? Mah ;)

    • 61Angeloextralarge

      Karin: ci va il peccatore se non si separa dal peccato!
      Peccatore e peccato camminano ben amalgamati, ma noi, nel giudicare dobbiamo fare la separazione, quindi condannare solo il peccato: purtroppo non lo facciamo spesso! ;-)

      • Si, era una battuta, ma proprio perché è cosi difficile osservare soltanto il peccato e giudicare quello, non lo facciamo quasi mai.
        Perché poi ci chiediamo “Perché l’avrà fatto?” e via con altri pensieri che riportano la faccenda sul piano personale.
        Siamo una catena di pensieri, e le catena legano.

        :)

  7. 61Angeloextralarge

    Da ricordare:

    VENERDI’ 6 APRILE inizia la NOVENA ALLA DIVINA MISERICORDIA, novena con la quale si può lucrare l’Indulgenza Plenaria per sé stessi o per l’anima di un caro defunto.
    Qui troverete la Novena, la storia ed altro materiale, compreso il DIARIO (download) di S. Maria Faustina Kowalska:

    http://www.partecipiamo.it/angela_magnoni/divina_misericordia/divina_misericordia.htm

    Giovanni Paolo II ha beatificato prima e santificate poi, sr. Maria Faustina Kowalska; ha istituito, la prima domenica dopo la Santa Pasqua, la Festa Liturgica della Divina Misericordia e, ciliegina sulla torta, è tornato alla Casa del Padre, proprio la sera della vigilia di questa Festa da lui tanto amata e voluta.

  8. 61Angeloextralarge

    L’ho ritrovato solo ora! ;-)

    “Il Cristo che ci deve stare davanti agli occhi giorno per giorno è Colui che serve l’uomo peccatore. Proprio così. È lì che bisogna arrivare al termine del viaggio quaresimale, a inginocchiarsi con Gesù, nel Cenacolo, ai piedi degli apostoli. Anche di Pietro che lo rinnegherà tra poco. Anche di Giuda che sta per tradirlo. E lui lo sa e capovolge tutto: infatti, all’ultima cena, quando Gesù lava i piedi agli apostoli, non è il peccatore che si inginocchia davanti a Dio, no, è Dio che si mette in ginocchio davanti al peccatore, che lo serve, che lo vuole salvare. Ecco che cosa ci deve conquistare di Cristo per portarci poi, senza tanti fronzoli, a vivere il servizio, là dove siamo chiamati: in famiglia, a scuola, nel mondo del lavoro.” (Card. José Saraiva Martins)

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