Le stravaganze dello spirito

       Lo scandalo dell’universo non è la sofferenza ma la libertà. Dio ha fatto libera la sua creazione: questo è lo scandalo degli scandali, perché tutti gli altri scandali procedono da esso. Lo so, qui sembra di essere in piena metafisica. Ma che ci posso fare?
        Se mi faccio comprendere male da alcuni di voi, sarà perché mi sarò spiegato male, ecco tutto. Del resto, a che vale spiegare? In questo momento c’è nel mondo, in qualche chiesa sperduta o in una casa qualunque o anche alla svolta di una strada deserta, un pover’uomo che congiunge le mani e dal fondo della propria miseria, senza ben sapere quel che dice oppure senza dir nulla, ringrazia Dio di averlo fatto libero, di averlo fatto capace di amore…
        C’è in qualche parte del mondo, non so dove, una mamma che nasconde il suo volto su un piccolo petto che non batterà più, una madre che, presso il figlioletto morto, offre a Dio il gemito di una rassegnazione spossata, come se la voce che ha lanciato gli astri nello spazio come una mano lancia il seme, la voce che fa tremare i mondi, le mormorasse dolcemente all’orecchio: «Perdonami. Un giorno saprai, un giorno comprenderai e mi ringrazierai. Ma ora ciò che voglio da te è il tuo perdono: perdonami».
        Questa donna sfinita, quel pover’uomo sono penetrati nel cuore del mistero, nel cuore della creazione universale e nel segreto stesso di Dio. Che dirvi? Il linguaggio è al servizio dell’intelligenza. E quello che quei due hanno capito, lo hanno capito con una facoltà superiore all’intelligenza, benché non in contraddizione con essa: o piuttosto lo hanno capito per un profondo e irresistibile impulso dell’anima che impegnava tutte le facoltà insieme, che impegnava a fondo tutta la loro natura… Sì, nel momento in cui quell’uomo, quella donna accettavano ii loro destino, accettavano se stessi, umilmente, il mistero della creazione si compiva in essi, mentre correvano cosi, senza saperlo, tutto il rischio della loro condotta umana; si realizzavano pienamente nella carità di Cristo, diventando essi stessi, secondo la parola di san Paolo, altri Cristi. Insomma, erano dei Santi.
        Impegnarsi interamente… Lo sapete, la maggior parte degli uomini impegnano nella vita soltanto una piccola parte, una parte ridicolmente piccola del loro essere, come quei ricchi avari che un tempo se ne morivano perché spendevano soltanto l’utile dei loro utili. Un santo non vive dell’utile dei suoi utili e neanche vive. soltanto dei suoi utili: vive del suo capitale, impegna tutta quanta la sua anima. In questo, del resto, egli differisce dal saggio che secerne la sua saggezza alla maniera di una lumaca che secerne il proprio guscio per trovarvi un asilo.

(Georges Bernanos, I Santi, nostri amici (1947), in Lo spirito europeo e il mondo delle macchine, Rusconi, Milano 1972, pp. 290-292)

Categorie: Georges Bernanos | 4 commenti

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4 pensieri su “Le stravaganze dello spirito

  1. Struggente.
    Continuo a ringraziarti, Andreas.
    E a cercare i testi in tedesco. :)

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