De ira Dei

Dio è questa realtà non nominabile, oscura, subitanea, misteriosa e terribile… È Dio che avvampa d’ira, e dinanzi al quale nessuno può resistere… Dio, il lottatore, che viene a mettersi davanti al suo popolo, gettando il terrore nei suoi nemici. Segno di Lui è la colonna di nuvole: oscura di giorno, fuoco illuminante di notte. Se essa s’innalza, il popolo deve togliere l’accampamento e seguirla; se rimane ferma, star tranquillo e aspettare… Dio, che guida nel paese di Canaan e annuncia il bando che ordina lo sterminio di tutti i popoli indigeni…
Così appunto abbiamo la sensazione di come il terrore di Dio si sia fissato sul suo popolo e come non sia mai scomparso.
Qualcosa di simile troviamo ancora nel Nuovo Testamento, quando Gesù sale al tempio e lo libera dai mercanti, da solo, in quella gran calca d’uomini, nel periodo eccitato del pellegrinaggio pasquale. Perché non si sono gettati su di Lui e non l’hanno finito? Invece nessuno osa opporsi, tanto è il terrore che emana…

[…]

Sì, Dio è così! E noi non comprenderemo mai la felicità ineffabile che dà il sapersi amati da Lui se non accoglieremo questo lato terribile e spaventoso della sua maestà. Che cos’è più grande e più profondo, infatti: la bontà d’un debole o d’un forte? Che un uomo debole ami, è certo un fatto bello, ma di valore esiguo. Invece l’amore che viene da un cuore forte, trabocca di ricchezza e di dolcezza. Se la fede quindi ci accerta che Dio ama l’uomo, non dobbiamo dimenticare chi è Dio: colui cioè che nell’Antico Testamento ha rivelato la sua forza che annienta. Ebbene, Lui, proprio Lui, si china verso di noi nell’amore. Ciò reca in sé la beatitudine.

(Romano Guardini, Volontà e verità, Morcelliana, Brescia 1978, pp. 47-48)

Categorie: Saggezza | Tag: , , | 7 commenti

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7 pensieri su “De ira Dei

  1. 61Angeloextralarge

    Anche quando lo hanno preso e accompagnato alla rupe per buttarlo di sotto, Lui se n’è andato e nessuno ho mosso un dito. “Perché non si sono gettati su di Lui e non l’hanno finito?”: mi viene in mente quello che Gesù ha detto a Maria quando Lei lo ha invitato ad “occuparsi” della fine del vino alle nozze di Cana: “Non è ancora giunta la mia ora”.
    Certo che vederlo da vicino doveva essere un qualcosa di straordinario: essere fissati dai suoi occhi! Quello sguardo di sicuro ti spogliava e ti sentivi letto nell’anima, nel bene e nel male.
    “l’amore che viene da un cuore forte, trabocca di ricchezza e di dolcezza”: sperimentare questo deve essere un qualcosa di molto grande! Magari! :-D.

  2. Andreas Hofer

    @ Angela. Hai letto il libro del cardinal Biffi su Gesù, dove parla di quello sguardo magnetico e penetrante che doveva avere Nostro Signore?

    • 61Angeloextralarge

      Nooo! Ultimamente, cioè dal 2000 in poi, ho scelto di farmi una scorpacciata dei tantissimi documenti della Chiesa, quindi molti libri li ho lasciati per strada. Leggo anche le lettere dei tanti vescovi (quando le trovo): sono un tesoro prezioso. Ho iniziato a leggere Thibon ed è il primo libro da almeno un anno! Il Titolo? Smack! :-D

      • Andreas Hofer

        Beh, è stata una “full immersion” magisteriale per cui è valsa di sicuro la pena lasciare per strada un po’ di libri! Comunque non potevi scegliere libro migliore per interrompere il “digiuno” annuale… ;-) Il titolo di quello del card. Biffi è: “Gesù di Nazaret. Centro del cosmo e della storia” (Elledici, 2000).

      • Andreas Hofer

        Qua se ne trova un’anticipazione: http://it.groups.yahoo.com/group/Sacerdos/message/103

        “Gli occhi di Gesù”, annota Biffi con il Vangelo alla mano, “dovevano essere davvero incantevoli e penetranti, chi li aveva visti non se ne dimenticava più: soltanto cosi` si spiega la straordinaria frequenza con cui gli evangelisti pongono in rilievo il suo sguardo che puo` essere al contempo affettuoso e carico di sdegno e sofferenza, ma capace anche di guardare in alto sia per una appassionata preghiera al Padre sia per
        cercare sorridendo tra il fogliame un alto funzionario del fisco come Zaccheo”. Gli occhi di Cristo impressionavano soprattutto quando guardava dentro. Uno sguardo, ha concluso il cardinale, che segnera` per sempre l’esistenza di Pietro: nell’ora del primo incontro (“Gesu` fissando lo sguardo su di lui disse: “Tu sei Simone, il figlio di Giovanni e ti chiamerai Cefa, che vuol dire Pietro”” e nell’ora del suo tradimento “il Signore, voltatosi, guardo` Pietro e Pietro uscito fuori pianse amaramente”.

  3. 61Angeloextralarge

    Andreas: me lo stampo e me lo porto in preghiera! Bella risposta al mio commento! Grazie. Smack! :-D

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