La ferita invulnerabile

«Non ti chiedo di toglierli dal mondo, ma di preservarli dal male». Contraddizione eroica della preghiera del Cristo. Essendo questo mondo una mescolanza incurabile di bene e di male, come si può dimorarvi senza partecipare al male? Gli eletti sono nel mondo ma non sono del mondo: la grazia è una armatura che li preserva dal male in quanto contaminazione, ma non in quanto ferita.

L’innocenza davanti al male. — Una piaga sempre aperta e che non si infetta mai, una specie di ferita invulnerabile.

(Gustave Thibon, L’uomo maschera di Dio, SEI, Torino 1971, pp. 161-162)

Categorie: Thiboniana | 7 commenti

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7 pensieri su “La ferita invulnerabile

  1. In modo irrisorio, neanche paragonabile, ma così mi sento da troppo tempo.
    Ferma e senza potermi muovere (però lo vorrei, oppure no?…) ma mi ribello e sto male.

    Cristo no, nessuna ribellione, solo tanto amore nel dolore.

    Ci penso e mi sento un verme.

  2. Andreas Hofer

    Uhm, secondo me in certi casi – incluso il tuo – ha ragione anche il buon Bernanos: “Non è vero che la vittima abbia il dovere di offrire la sua gola allo scannatore; perché la vista del sangue versato rischia di svegliare dovunque le bestie da preda che sonnecchiano nelle coscienze. Credete forse che gli ultimi massacri abbiano esaurito le riserve di crudeltà del mondo? Tutto ci fa credere invece che si siano prodigiosamente accresciute”.

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